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    Emmanuel Macron

    Frusone: “Italia deve rispondere al doppio schiaffo dei francesi”

    © REUTERS/ Charles Platiau
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    Marina Tantushyan
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    Per Roma e Parigi la pausa estiva arriva sul filo delle incomprensioni.

    Fra ruolo in Libia e contestata acquisizione dei cantieri navali di Saint Nazaire da parte di Fincantieri, Italia e Francia sono impegnate in negoziati politici ed economici che incidono sul futuro industriale della difesa europea. Però l'opposizione italiana, che chiama questa situazione ne più ne meno "svendita del patrimonio strategico italiano", non sembra per niente sicura che il governo riuscirà a sbloccarla.

    "Il nostro Paese è nelle mani di incompetenti che fanno solo danni all'Italia e non sono in grado di affrontare le sfide di oggi. Subiamo ogni giorno le strategie degli altri, ma non c'è nessuna strategia messa in atto dal governo per lo sviluppo del nostro Paese, né alcuna strategia di risposta alle azioni degli altri. Il caso Fincantieri e l'acquisizione di Telecom Italia da parte dei francesi, avvenuti tragicamente in contemporanea, testimoniano lo stato delle cose. Per non parlare di tutto lo shopping francese in Italia: 25 miliardi di euro negli ultimi 5 anni (aziende alimentari come Parmalat, Orzo Bimbo, Eridania, Boschetti, Galbani e altre o in campo finanziario Cariparma al Credit Agricole, Pioneer ad AMUNDI e BNL a BNP).", — scrive il vicepresidente della Camera dei deputati e deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio nel suo post sul blog di Beppe Grillo.

    Sputnik Italia ha raggiunto deputato del M5S Luca Frusone per capire come si concluderà questo duello italo-francese e quali effetti avrà sull'Italia.

    — Nel suo post emotivo Luigi Di Maio parla dello "doppio schiaffo" degli francesi. Ci potrebbe parlare di che cosa si tratta?

    — Abbiamo visto con le elezioni di Marcon come in Italia tanti filoeuropeisti anti-populisti, quelli che combattono antipolitica, si sono delusi perché parlavano di Marcon come un eurolista convinto, una persona che avrebbe ridotto l'antipolitica e il populismo. Invece abbiamo visto con la questione di STX francese che doveva essere acquistato dagli italiani, che lui ha preferito tenerla in Francia. È liberissimo di farlo però dove sta tutto questo famoso europeismo e questa condivisione con gli altri paesi? E la stessa cosa è accaduta con la questione libica. L'Italia da tempo aveva intrapreso un dialogo con una parte di questo conflitto. Marcon ha fatto quello che noi del M5S chiedevamo di fare all'Italia. Presidente francese ha convocato un tavolo con i grandi uomini libici scavalcando l'Italia sulla questione libica. Noi non ce la prendiamo con Marcon, noi ce la prendiamo con l'Italia che ha permesso negli anni passati di essere spolpata dai francesi.

    Quello che abbiamo fatto in Italia con alcune nostre aziende come Telecom, che adesso è passata nelle mani dei francesi, alcune nostre banche che si trovano in alcuni gruppi assicurativi francesi, ha permesso Marcon, parlando della salvaguardia delle occupazioni, di tenere i cantieri in Francia. Allo stesso tempo, con Telecom, se vogliamo fare parallelismo, francesi sono venuti qui in Italia, hanno iniziato a fare dei tagli perché ci sono stati degli esuberi… Quindi da una parte in Francia non ci fanno entrare perché devono salvaguardare l'occupazione, in Italia invece entrano e licenziano. Però vorrei ribadire, colpa non è di francesi, è del governo italiano che ha deciso di svendere i nostri asset strategici come Telecom ad altri paesi. Stiamo perdendo quei cardini che trasformano un paese in uno stato sovrano.

    — Quali danni concreti ha provocato o potrebbe provocare la "svendita" del patrimonio strategico italiano agli francesi?

    — Possiamo dire che è iniziata una sorta di una nuova guerra finanziaria. In queste condizioni il paese deve controllare il suo reddito e le sue aziende. Noi in Italia facciamo tutto il contrario e con le varie scuse, come il nostro debito pubblico, vendiamo tutto e soprattutto vendiamo le cose migliori che abbiamo. Per colpa sia di questo governo, che dei governi di centrodestra di Berlusconi e di Monti sono stati svenduti alcuni dei nostri gioielli. E questo non comporta un problema solo dal punto di vista della sovranità ma anche della capacità — svendere le aziende altamente tecnologiche non dà poi la possibilità ai nostri laureati di trovare una occupazione valida perché non c'è nessuno che gli richiede quello tipo di capacità, di competenza. Quindi un ingegnere aerospaziale italiano magari fra 5-10 anni sarà costretto ad andare in Francia o in Germania per poter lavorare e per poter crescere perché in Italia magari non ci sarà una azienda che gli proporrà un lavoro di un certo livello. E quindi rimarremmo a fare manodopera non molto qualificata e cosi in certo senso l'Italia diventerà una Cina europea — avremo una produzione degli oggetti di basso valore, mentre la tecnologia verrà esportata tutta dall'estero. 

    — Durante l'incontro di Saint Cloud sulla Libia, il presidente francese Macron si è voluto imporre come playmaker del processo della pace. Sembra che per salvaguardare gli interessi politici e energetici francesi, Macron ha l'intenzione di giocare una partita molto ampia in questo paese. Pensa che, nonostante la forte presenza dell'Eni, il colosso energetico rischia di avere un ruolo di seconda fila nella Libia di domani?

    — Proprio per questo la partita che si gioca li è molto importante. Come dicevo prima, l'Italia sta sbagliando puntando su Serraj che è internazionalmente riconosciuto ma alla fine controlla solo un paio di quartieri a Tripoli. Mentre, ad esempio, la zona, dove si trovano istallazioni dell'Eni, è controllata da generale Haftar. Quindi, diventa anche un problema di scurezza perché qualche giorno fa Haftar ha minacciato di bombardare i nostri navi. Naturalmente, se mai ci saranno queste elezioni del 2018, e se dovesse vincere una parte che l'Italia non ha mai preso in considerazione e con cui l'Italia non ha mai avuto i rapporti, la vita per l'Eni li diventerà certamente più difficile. Non dimentichiamo che il principale competitor dell'Eni in Libia è la Total e quindi la mossa di Marcon è dovuta anche a questo. In questa situazione l'Italia dovrà saper comunicare non solo con Serraj e Haftar ma con tutte le altre persone che un giorno dovrebbero avere un ruolo di comando in Libia.

    — Secondo lei, il 27 settembre al vertice italo-francese a cui parteciperanno il presidente del Consiglio e della Repubblica Francese, per valutare la possibilità di colmare tutte le differenze, il governo italiano sarà in grado di difendere gli interessi degli italiani e salvare la reputazione del paese? L'entrata della nave Comandante Borsini nelle acque libiche potrebbe essere il primo passo in questa direzione?

    Migranti a Ventimiglia
    © AFP 2017/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET

    — Noi non ci crediamo molto perché non lo vediamo nei piccoli gesti. Faccio un esempio sulla questione dell'immigrazione. Il nostro governo non ha mai alzato la voce seriamente per quanto riguarda l'immigrazione con la Francia. La Francia viola delle norme internazionali e anche un accordo bilaterale a Ventimiglia facendo dei respingimenti in contrasto alla legge. L'Italia non ha mai alzato la voce su questa relazione della Francia, come non ha mai alzato la voce sugli altri paesi dell'Europa che ci hanno lasciati soli con questo problema. A questo punto io penso che probabilmente, se fosse stata la Francia al posto dell'Italia, Marcon avrebbe dato i visti di lavoro agli immigrati in modo che si volessero muovere liberamente per l'Europa per un paio di mesi, utilizzando il Schengen a proprio favore e questo avrebbe naturalmente comportato delle reazioni ma dall'atra parte avrebbe tutelato la Francia. Invece l'Italia una carta del genere non pensa minimamente di giocarla. Un altro esempio riguarda il versamento che facciamo ogni anno per il funzionamento dell'Unione Europea. Visto che siamo ormai arrivati ad una cifra di quasi 5 miliardi di euro all'anno per l'accoglienza degli immigranti, noi riteniamo giusto trattenere questi soldi da quelli che dobbiamo dare ogni anno all'Unione Europea. Perché se l'Ue non ci aiuta e ci ha abbondonato, noi a questo punto dobbiamo nulla all'Europa. Io mi chiedo, se l'Italia non ha mai nemmeno minacciato di fare una cosa del genere, con che autorità andrà a sedersi a questo tavolino? Grazie a questi governanti, stiamo diventati la barzelletta europea. Quindi anche su quel tavolo ci sarà una differenza di peso perché l'Italia oggi non ha una credibilità internazionale proprio perché prende schiaffi da tutti e poi quando li dovrebbe restituire ne prende altri.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    M5S, Luigi Di Maio, Emmanuel Macron, Libia, Germania, Italia, Francia
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