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    Immigrazione, i sindaci lasciati soli

    © AFP 2017/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET
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    Tatiana Santi
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    Sui giornali e nelle aule politiche non si fa che parlare di immigrazione, ma a scontrarsi sul territorio con la realtà dei fatti sono i Comuni, spesso impossibilitati ad accogliere e integrare gli immigrati in arrivo. Immigrazione, i sindaci lasciati soli.

    Si sollevano le proteste in vari Comuni italiani da nord a sud contro un sistema di accoglienza che non funziona e contro un mancato coordinamento fra Prefettura, Istituzioni Statali e Comuni. La regola dei 2,5 migranti per mille abitanti spesso non viene rispettata e molti Comuni, pur disponibili all'accoglienza, si ritrovano con un numero troppo elevato di migranti da gestire e integrare.

    Sono tanti i piccoli paesi che si ritrovano ad affrontare questa complessa situazione, recentemente sulla stampa si è parlato del Comune di Castell'Umberto nel messinese che, contando solo 3200 abitanti, si è visto arrivare 50 migranti senza alcun preavviso da parte della Prefettura.

    Il sindaco Vincenzo Lionetto Civa ha sollevato una protesta in merito per farsi ascoltare e per gettare luce sulle falle del sistema accoglienza. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Calogero Calamunci, addetto stampa del sindaco di Castell'Umberto.

    — Calogero Calamunci, quali sono le maggiori difficoltà dei sindaci in termini di immigrazione e accoglienza? Prendiamo in considerazione il vostro comune.

    — Castell'Umberto è un comune di 3200 abitanti con un tasso di disoccupazione che sfiora il 30%. Già la nostra amministrazione si occupa di circa un'ottantina di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Il nostro ufficio di servizi sociali ogni mese prepara delle borse con i generi di prima necessità per queste famiglie. Il nostro comune è capofila del distretto sociosanitario numero 31 e grazie al progetto che ha con altri 34 comuni riesce a sopperire bene o male alle carenze che derivano dal governo centrale.

    Il nostro comune non può farsi carico di altre 50 persone, non si tratta di razzismo, ma è una questione pratica e di mancanza di fondi. Il nostro sindaco è disponibilissimo all'accoglienza.

    — Il vostro comune è finito sui giornali per l'arrivo di un gruppo di 50 migranti. Com'è andata esattamente?

    — In un hotel che si trova fra il nostro comune e il comune di Sinagra una notte sono arrivati 50 migranti. Né il nostro sindaco né il sindaco di Sinagra erano stati avvisati dell'arrivo di queste persone. Il nostro sindaco ha protestato, ma non contro questi ragazzi, ma contro la prefettura e contro le istituzioni in genere, perché avrebbero dovuto avvisare. L'altra protesta sollevata dal sindaco riguardava l'hotel, perché si trattava di un albergo dismesso, inagibile da circa due anni, in questo hotel mancava la corrente elettrica e mancava la fornitura di acqua potabile.

    — Inoltre il numero di immigrati arrivati nel vostro comune superava il numero prestabilito dagli accordi sulla suddivisione dei migranti nel Paese, no?

    — La legge dice che dovrebbe essere dislocata in ogni comune la quota di 2,5 migranti per ogni mille abitanti. Castell'Umberto ha 3200 abitanti perciò ne toccherebbero 7-8. Il sindaco è disposto ad accoglierne pure 10-12. Il comune potrebbe integrarli, potrebbe dare loro una sistemazione adeguata cercando di inserirli nel mondo del lavoro.

    Penso sarebbe difficile per ogni piccolo comune affrontare l'accoglienza di 50 migranti. Praticamente non si può.

    — Al momento i migranti sono ancora presso il vostro comune?

    — Ora sono 25, perché dopo le varie proteste e le assemblee dei sindaci si è seguito l'iter del nostro sindaco e il Prefetto ha ritirato 25 migranti che sono stati mandati in un'altra struttura.

    — Sull'immigrazione i politici parlano molto, sul territorio alla fine sono i sindaci che si scontrano con la realtà dei fatti. Fra l'altro i sindaci non vengono ascoltati e spesso sono lasciati soli?

    — Non spesso, sempre. Noi abbiamo avuto un sindaco che si è battuto in maniera estenuante proprio per farsi ascoltare. Lasciamo perdere le mistificazioni della stampa e le proteste di un gruppo di cittadini che hanno urlato allo scandalo e al razzismo. Il sindaco si è battuto affinché venisse alla luce come vengono trattate e accolte queste persone. Il Prefetto gli ha dato ragione.

    — Che cosa vorrebbero i sindaci? Nel sistema accoglienza che cosa non funziona?

    — A livello burocratico, non c'è coordinamento fra Stato centrale, Prefettura e Comuni. I nostri sindaci vorrebbero che si togliesse alle cooperative il potere e il business che hanno con questi migranti. Se gli immigrati venissero affidati direttamente ai comuni sarebbe gestito tutto in maniera diversa, ci potrebbe essere integrazione, accoglienza e inserimento nel mondo del lavoro.

    A Castell'Umberto ci sono due o tre rumeni che lavorano con il progetto di cui parlavo prima, sono persone che hanno messo su famiglia e lavorano. Non è vero che siamo un paese razzista, abbiamo sempre accolto, se pensiamo agli anni '90 con il caso dell'Albania. All'epoca abbiamo accolto circa 30 albanesi, qualcuno ha anche fatto famiglia con la gente del paese.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    rifugiati, profughi, migranti, Crisi dei migranti, Italia
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