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    Al via l’Università d’Estate in Intelligence, la prima in Italia

    CC0 / Pixabay
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    Tatiana Santi
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    Nell’epoca delle crescenti minacce informatiche e del terrorismo che opera in rete, l’intelligence ricopre un ruolo cruciale, ma non si tratta di una materia esclusiva dei servizi segreti, bensì di una disciplina fondamentale che andrebbe maggiormente studiata. Al via l’Università in Intelligence, la prima in Italia.

    Il Master in Intelligence dell'Università della Calabria e la Fondazione "Italia Domani" hanno promosso a Soveria Mannelli dal 7 al 9 settembre l'Università d'Estate in intelligence. È una nuova tappa del percorso intrapreso dall'Università della Calabria che ha l'obiettivo di fare dell'intelligence una materia di studio e approfondimento scientifico, una disciplina utile per la sicurezza di tutti i cittadini.

    Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Mario Caligiuri, direttore del primo Master in Intelligence in Italia e dell'Università d'Estate in Intelligence a Soveria Mannelli.

    — Prima nel suo genere, a settembre partirà l'Università d'Estate in Intelligence. Professore Caligiuri, ce ne può parlare?

    Mario Caligiuri
    © Foto: fornita da Mario Caligiuri
    Mario Caligiuri

    — È lo sviluppo del master sull'intelligence che abbiamo avviato proprio 10 anni fa all'Università della Calabria assieme al Presidente Francesco Cossiga. È stato poi fondato un centro studi universitario, primo e ancora unico in Italia sul tema, creato collane editoriali con la Rubettino che ha finora pubblicato diversi libri in merito. Abbiamo quindi svolto una serie di attività per la diffusione della cultura dell'intelligence nel nostro Paese. L'Università d'estate adesso è un tassello che si aggiunge all'azione del riconoscimento dell'intelligence a livello accademico in Italia. 

    — Gli agenti segreti sono personaggi conosciuti dalla maggior parte delle persone solo attraverso il cinema. In realtà l'agente segreto è un vero e proprio mestiere da imparare, no?

    — Tutti gli Stati dispongono dei servizi segreti che utilizzano nell'interesse delle rispettive nazioni. Le rispondo come disse Francesco Cossiga: il personaggio di James Bond è talmente irrealistico che l'avrebbe arrestato anche un vigile urbano. Il lavoro di intelligence è fatto in misura principale da analisti più che da operativi. Si tratta di persone che approfondiscono le informazioni, riuscendo a cogliere l'esatta dimensione delle cose.

    — Com'è strutturato il corso?

    — Fra i temi trattati ci sarà "Intelligence e democrazia: il ruolo dei controlli parlamentari", "Intelligence e globalizzazione: la nuova via della seta", "Intelligence e magistratura: la collaborazione istituzionale".

    Sarò il direttore dell'Università d'estate insieme a Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School. Del Comitato scientifico di altissimo livello faranno parte, tra gli altri, il Segretario Generale della CRUI e Rettore dell'Università di Udine Alberto De Toni, il direttore di "Limes" Lucio Caracciolo, il direttore del Centro Studi Americani Paolo Messa, il professore emerito dell'Università di Firenze Umberto Gori, il responsabile della sicurezza dell'ENI Alfio Rapisarda, il direttore del Laboratorio del Mediterraneo Islamico dell'Università della Calabria Alberto Ventura e il direttore del Laboratorio di Fonetica dell'Università della Calabria Luciano Romito.

    — Secondo lei in termini di Difesa si investirà di più in intelligence e cyber sicurezza, alla fine le armi vincenti contro il terrorismo?

    — Dal mio punto di vista i conflitti si combatteranno sempre di più sulla rete e attraverso le informazioni: si tratterà principalmente di conflitti di carattere economico e culturale. Nella rete ci sono sia le organizzazioni terroristiche sia quelle criminali, quest'ultime di gran lunga più pericolose. Gli Stati si devono organizzare per contrastare questi nemici comuni. Bisogna investire di più, ma soprattutto investire meglio in questa direzione, tenendo conto soprattutto delle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale, che provocheranno tensioni sociali sconvolgenti insieme alla definizione di un nuovo ordine mondiale.

    — L'intelligence punta alla difesa degli interessi nazionali, c'è chi dice sia impossibile la cooperazione fra i servizi segreti dei diversi Stati. Nel contesto della lotta al terrorismo secondo lei quanto è importante la cooperazione internazionale, compresa quella con la Russia?

    — Dal mio punto di vista sarebbe fondamentale l'impegno di tutte le Nazioni, perché mentre i terroristi si muovono su base globale, gli Stati operano su base nazionale e questo li rende molto più deboli rispetto sia agli attacchi terroristici che alla pervasività della criminalità organizzata.

    Comprendo perfettamente quanto siano difficili le cooperazioni internazionali, soprattutto a livello di intelligence, però sarebbe un tentativo che occorre compiere tutelando i rispettivi interessi nazionali. Bisogna trovare un necessario equilibrio che è certamente difficile e delicato ma, vista la pericolosità e la velocità delle minacce, va assolutamente ricercato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

    Tags:
    terrorismo, Internet, Difesa, cyber-security, Sicurezza, Intelligence, Italia
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