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    Il presidente francese Emmanuel Macron

    Macron alla conquista della Libia, l’Italia che fa?

    © REUTERS/ Christian Hartmann
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    Tatiana Santi
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    Emmanuel Macron ha mostrato da subito il suo vero volto mettendo in primo piano gli interessi nazionali, fregandosene dell’Europa e dell’Italia che dopo la sua vittoria elettorale l’hanno applaudito come “nuova speranza europeista”. Macron alla conquista della Libia, l’Italia che fa?

    Il giovane e attivissimo neo presidente francese non perde tempo e vuole far capire a tutti che la Francia sa il fatto suo: alla faccia della retorica europeista e senza farsi troppi scrupoli prende le redini della situazione in Libia, scenario cruciale per l'Italia, soprattutto nel contesto degli incessanti flussi migratori.

    Organizzando l'incontro fra Sarraj e Haftar a Parigi Macron allunga le sue mani sulla Libia, scacchiere dove sono in gioco grossi interessi economici, senza fare i conti con Roma. Ovviamente l'intesa di Parigi è solo un passo formale verso la pace in Libia, la stabilizzazione della regione è ancora lontana e tutta da gestire.

    Michela Mercuri
    © Foto: fornita da Michela Mercuri
    Michela Mercuri
    Ebbene, Roma ha ancora delle carte da giocare in Libia? Qual è il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Michela Mercuri, docente di storia contemporanea dei Paesi Mediterranei all'Università di Macerata.

    — Michela, come valuteresti le mosse di Macron e la conferenza da lui organizzata sulla Libia?

    — Macron con questa conferenza aspira ad essere non soltanto un leader di riferimento per la questione libica, confermando le mire di grandeur francese dal 2011 ad oggi, ma aspira soprattutto a diventare una sorta di leader nel Nord Africa, in particolare nel Sahel, dove ha interessi economici e militari.

    La sua azione è unilaterale, anche se l'Italia si sta sforzando a dire che questa mossa era stata concordata. Macron non è un europeista come aveva dichiarato subito dopo la sua elezione, lui persegue l'interesse nazionale francese. Si trova in continuità con le amministrazioni precedenti.

    — Macron non è l'europeista che tutti si aspettavano di vedere, il giovane presidente francese ha dato uno schiaffo all'Italia e all'Europa?

    La bandiera della Libia
    © Sputnik. Andrey Stenin
    — Non è l'europeista che ci siamo immaginati. L'accordo di Parigi è sicuramente emblematico, Macron non è assolutamente europeista anche per quanto concerne la politica migratoria. Macron nel consiglio europeo del 22 e 23 giugno aveva detto che l'Italia aveva ragione e che era necessario collaborare a livello europeo con l'Italia nel contesto dei migranti provenienti dalla Libia. Gentiloni rispose che le dichiarazioni sono importanti, ma servono i fatti. Alla fine Macron al vertice di Tallin e anche agli incontri successivi si è dimostrato non europeista, ha rifiutato la proposta italiana di regionalizzazione dei migranti e di aprire alle ONG straniere altri porti. L'unica richiesta italiana che ha appoggiato è stata quella di dare più soldi alla Libia, ma in questo senso si fanno i conti senza l'oste, perché, come sappiamo, la Libia è un Paese non stabile, ha più centri di potere oltre Sarraj e Haftar. Prima di tutto bisogna pensare a stabilizzare il Paese.

    — La Francia difende i propri interessi nazionali. L'Italia lo sto facendo o è qui che risiede il vero problema?

    — La Francia persegue l'interesse nazionale, su questo non c'è dubbio, l'Italia invece non riesce a perseguire i suoi interessi nazionali. Il caso libico è emblematico. La Francia è intervenuta in Libia nel 2011 per tanti motivi, fra cui mettere le mani sulle risorse energetiche del Paese. In seguito i francesi hanno continuato a sostenere Haftar, al di là degli accordi per il governo nazionale di Serraj. Parliamo di interessi petroliferi, ma l'interesse francese è anche quello di aggiungere un tassello importante nella sua penetrazione economica in Africa, dove la Francia ha già investito moltissimo.

    Noi non sappiamo perseguire i propri interessi come la Francia. Abbiamo riaperto l'Ambasciata a Tripoli, lavoriamo con le milizie tripoline, grazie anche al ruolo dell'Eni. Non abbiamo saputo però finalizzare il nostro lavoro. L'Italia,possiamo dire, riesce a perseguire alcuni interessi economici in Libia grazie all'Eni, non riesce d'altro canto a perseguire il suo interesse politico e a ricoprire un ruolo di primo piano su uno scacchiere talmente vicino al nostro Paese.

    — Secondo te l'Italia passerà ad una politica più forte su questo scacchiere dopo le mosse di Macron o aspetterà sempre di seguire le decisioni degli altri? Cambierà questa tendenza?

    — No, non cambierà, perché l'Italia storicamente ha una politica forte per quanto riguarda l'ambito diplomatico, ma non ha questa stessa politica in ambito militare. L'Italia non può ambire ad avere un ruolo importante come quello francese. Che cosa può fare? L'intesa di Parigi fra Haftar e Serraj è molto generale e difficilmente potrà essere applicata sul terreno, c'è ancora molto lavoro da fare. L'Italia è presente a Tripoli con la sua ambasciata, ha importanti contatti sul terreno, se vuole far qualcosa deve sapere sfruttare in ultima ratio i suoi asset nel Paese.

    La bandiera della Libia
    © AP Photo/ Mohammad Hannon
    L'Italia dovrebbe entrare in modo più incisivo nelle trattative per la stabilizzazione della Libia, ma dovrebbe anche cercare di dialogare con un altro attore che è la Russia. Mosca sostiene Haftar e gioca un ruolo forte in Libia, personalmente non so dire se i russi erano a conoscenza delle intenzioni di Macron, probabilmente ne avevano parlato. Per l'Italia sarebbe coraggioso, ma anche utile, cercare altri interlocutori per dirigere la questione libica, senza escludere la Francia. L'Italia dovrebbe quindi dialogare con la Russia, che ha un ruolo nevralgico nell'interloquire con Haftar.

    — Che ne pensi del punto emerso nell'intesa di Parigi riguardante le elezioni?

    — Non ci sono date, il tutto è molto vago, ma qualora dovessero svolgersi delle elezioni, l'ago della bilancia penderà dal lato di Haftar. Haftar quindi potrebbe ottenere un ruolo fondamentale nel Paese, un po' com'è successo per Al-Sissi in Egitto. Questo taglierebbe fuori Sarraj e i suoi alleati, Italia compresa, dagli assetti libici. Di questo l'Italia dovrà tenere conto.

    — Come vedi il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo in futuro?

    — L'Italia fino a questo momento ha dimostrato di non avere un progettopolitico e di non avere una politica estera comune condivisa. Questo risente della mancata coesione che c'è in Italia a livello politico, cosa che non accade in Francia e in Germania. Questa situazione non mi rassicura molto su una futura leadership italiana nel Mediterraneo. L'Italia ha una politica orientata a rispondere a delle minacce o a dei problemi, per esempio quello migratorio. In questo momento il ministro Minniti sta facendo quello che può e lo fa bene, a mio parere. Manca un'idea strutturata di politica estera. Tutto ciò si rifletterà nell'assenza dell'Italia nel Mediterraneo per gli anni a venire.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Migranti, Emmanuel Macron, Libia, Italia, Francia
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