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    La bandiera della Libia

    Libia: Macron batte Gentiloni 1 a 0

    © Sputnik. Andrey Stenin
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    Marco Fontana
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    E così la partita sulla Libia l'ha vinta di nuovo la Francia. Dopo il successo al vertice che ha promosso tra Sarraj e Haftar, senza coinvolgere l'Italia, Macron batte Gentiloni 1 a 0. Adesso palla al centro, si riparte.

    Già nel 2011 Berlusconi non si era opposto alle mire dei francesi, che volevano fare del Nord Africa un'area sottoposta alla propria influenza, dal Mali al Ciad ricomprendendo l'Algeria, il Marocco, la Tunisia e la stessa Libia. L'allora presidente del Consiglio, messo sotto scacco dalla sfavorevole congiuntura economica interna e dagli scandali personali (emersi dalla pubblicazione di intercettazioni piccanti) non ebbe la forza per fermare l'iperattivismo di Sarkozy. E pensare che solo pochi anni prima l'Italia aveva raccolto in politica estera risultati eclatanti: la pagina più importante era stata la firma dell'accordo di Pratica di Mare, con cui la Russia diventava partner della NATO, pur non aderendovi, in particolare nella sfera della lotta al terrorismo. 

    Così, sei anni dopo Berlusconi, l'Italia subisce in Libia un nuovo sonoro schiaffo dalla Francia, che fa particolarmente male perché quella zona ha da sempre avuto un rapporto privilegiato con il nostro Paese, scemato progressivamente per l'incapacità degli ultimi governi di essere protagonisti sullo scacchiere internazionale. Qualcuno potrebbe pensare che con tutti i problemi che abbiamo nella nostra Penisola non sia fondamentale impicciarsi pure nella geopolitica mediterranea: quando il Fondo Monetario Internazionale afferma che il Pil italiano tornerà ai livelli pre-crisi alla metà degli anni 2020, l'opinione pubblica tende a concentrarsi su questo dato più che sulla politica estera, eppure dietro ai rapporti tra Italia e Libia ci sono sempre importanti interessi economici da non trascurare — anzitutto i successi petroliferi raccolti dall'Eni, che hanno sempre fatto gola ai francesi di Total. E questi interessi si traducono poi in posti di lavoro, in investimenti redditizi, in un favorevole prezzo del petrolio. 

    Per capire quanto sia importante la politica estera nei rapporti economici tra Paesi basta citare una notizia uscita da poco. Secondo quanto riporta Euractiv.com, potrebbero essere otto i progetti energetici in corso in Europa che verrebbero colpiti dall'ultima versione delle sanzioni preparate dagli USA contro la Russia. La lista di progetti sottoposta alla valutazione della Commissione europea includerebbe Baltic Liquiefied Natural Gas (Shell e Gazprom), Blue Stream (Eni e Gazprom), Cpc Pipeline (Shell, Eni e Rosneft), Nord Stream 1e Nord Stream 2, espansione di Sakhalin 2 (Shell e Gazprom), Shah Deniz e South Caucasus Pipeline (Bp e Lukoil), Zhor (Bp, Eni e Rosneft). È evidente che con uno stop a queste opere l'azienda italiana uscirebbe fortemente esposta dal punto di vista finanziario, con tutte le conseguenze del caso.

    Ed ecco che con tutte le criticità esistenti in patria, la questione libica assume comunque un ruolo centrale. Ha un bel dire il ministro degli Esteri Alfano: L'Italia ha riaperto l'ambasciata a Tripoli, intavolato il dialogo economico con il forum di Agrigento e sta tessendo rapporti nell'Est del Paese. Sosteniamo il governo di Tripoli ma anche noi siamo in contatto con Haftar.

    Ma intanto in un negoziato di pace, fondamentale per il futuro della Libia, l'Italia resta fuori di fatto, limitando il suo potere contrattuale in particolare sulle politiche migratorie: e qui i danni di una pessima politica estera si fanno sentire e vedere direttamente sulle strade d'Italia. Con i dati che comunica il Viminale, si capisce che di lavoro per Alfano ce ne sarebbe da fare ancora tanto e non solo con la Libia. Sono 93.417 i "migranti" sbarcati in Italia nel 2017, il 5,7% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri in leggera frenata rispetto a qualche settimana fa, quando la differenza col 2016 era assai più marcata, ma siamo comunque in emergenza, senza aggiungere che i trasferimenti dei richiedenti asilo in altri Paesi europei sono finora appena 7.621. 

    Non è un caso che nell'accordo tra il presidente del Consiglio di Tripoli Fayez Sarraj e il comandante dell'Esercito nazionale libico Khalifa Haftar sia centrale l'impegno solenne a lavorare per indire elezioni presidenziali e parlamentari il prima possibile, in cooperazione con il sostegno e sotto la supervizione delle Nazioni Unite. La questione dei migranti è toccata solo marginalmente in un bozza dove si parla di una generica difesa del territorio libico contro le minacce e i traffici di ogni tipo, tra le quali può essere annoverata anche la tratta di essere umani. Certamente la presenza dell'Italia avrebbe rappresentato una sensibilità diversa che il presidente Macron non può avere, muovendosi per scopi e interessi nazionali transalpini che condannano l'Italia ad essere sempre più marginale persino nei suoi stessi mari.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Paolo Gentiloni, Emmanuel Macron, Italia, Francia, Libia
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