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    Migranti sulle coste del mar Mediterraneo

    “Nel 2065 quota immigrati in Italia potrebbe superare il 40% della popolazione totale”

    © AP Photo/ Lefteris Pitarakis
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    Marina Tantushyan
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    L’immigrazione sta drammaticamente cambiando il volto dell’Italia. A che cosa è dovuta la situazione ormai diventata insostenibile?

    L'Europa affronta un periodo di flussi migratori in entrata senza precedenti. L'aumento significativo degli attraversamenti irregolari delle frontiere attraverso Mediterraneo e Balcani, e delle richieste di asilo e protezione internazionale, sono tali da poter descrivere la fase attuale come vera e propria emergenza. A che cosa è dovuta la situazione ormai diventata insostenibile?

    La vera causa della crisi migratoria non sono guerre o carestie ma l'esplosione demografica africana (dal 9% al 25% della popolazione mondiale in cento anni), sostiene lo studio realizzato dal Centro studi politici e strategici Machiavelli. Secondo i dati pubblicati nel dossier, tra 1950 e 2100 il peso mondiale della popolazione europea crolla dal 22% al 7%, mentre quello africano cresce dal 9% al 40%. Inoltre, nel 2065 la quota degli immigrati di prima e seconda generazione in Italia potrebbe superare il 40% della popolazione totale.

    Per capire come cambierà il volto del Vecchio continente, Sputnik-Italia ha raggiunto l'autore del report, analista del Centro Studi politici e strategici Machiavelli Daniele Scalea.

    — Daniele, il primo dato allarmante del vostro dossier che subito salta negli occhi è quello del notevole incremento della demografia africana. A Suo avviso, perché questo fattore dovrebbe essere considerato uno dei principali motivi che ha provocato la crisi migratoria?

    Daniele Scalea
    © Foto: fornita da Daniele Scalea
    Daniele Scalea
    — L'immigrazione africana si è concentrata tradizionalmente all'interno del continente, cioè gli africani tendevano ad immigrare da un paese africano all'altro. Da pochi decenni c'è invece una tendenza molto spiccata degli africani ad andare fuori dal continente. Questo succede perché il continente si sta riempiendo per via notevole aumento della popolazione: l'Africa aveva il 9% della popolazione mondiale nel 1950, nel 2100 ne avrà il 40%. Dall'altro l'Africa è ancora più povera, se la paragoniamo con gli altri continenti. Ma lo sviluppo c'è stato, e questo fa sì che molti emigranti abbiano più strumenti finanziari (soldi per pagare un viaggio lungo) e più strumenti culturali (capacità di valutare le opportunità e inserirsi in economie avanzate) che permettono loro di cercare il successo economico in Europa, piuttosto che in un paese africano vicino. Così l'emigrazione si sta rivolgendo verso l'esterno del continente e in particolare l'Europa. Questo accade per ovvie ragioni: l'Europa è vicina, è ricca e ha una popolazione che sta invecchiando rapidamente. Quindi gli immigrati giovani riescono a trovare più facilmente spazio tra anziani europei con un figlio al massimo.

    — Quali conseguenze potrebbe avere questo mutamento demografico in Italia dal punto di vista sociale, politico, culturale e soprattutto demografico? 

    — Come scrivo nel report basandoci sull'elaborazione dei dati ISTAT, fra 50 anni si può prevedere che l'etnia italiana in Italia sarà ridotta a meno del 60% della popolazione totale. Quindi nel 2065 la quota di immigrati di prima e seconda generazione in Italia potrebbe superare il 40% della popolazione totale.

    — E quali sono le prospettive per gli altri paesi europei visto che, come è sottolineato nel vostro report, in Europa la fertilità è in calo oramai dagli anni 60?

    — Una situazione simile sta avvenendo anche negli altri paesi europei occidentali. Secondo uno studio dell'università di Oxford, più o meno nello stesso periodo, intorno al 2065, anche in Gran Bretagna i britannici etnici dovrebbero perdere la maggioranza assoluta nel proprio Paese. Oggi in Germania i minori di 5 anni sono al 36% figli di immigrati, lasciando presagire un grande mutamento nella composizione etnica della prossima generazione. Quindi quello a cui stiamo assistendo è una sorta di sostituzione di popoli. Le etnie non indigene stanno crescendo in una maniera molto rapida. La prima importante conseguenza che non può essere trascurata è il fatto che la popolazione indigena sta perdendo la maggioranza e sta diventando minoritaria nel suo paese: un qualcosa che ovviamente desta alcune perplessità tra chi fa parte di questa popolazione. 

    — Quindi in altre parole l'Europa dovrebbe preoccuparsi per il mantenimento della sua identità? 

    — Si, è così, visto che stiamo proprio vivendo un processo di sparizione fisica e biologica delle popolazioni europee a causa della scarsa fertilità, mentre i posti vuoti vengono riempiti da popolazioni esterne. Oltre a questo processo fisico, il cambiamento dell'identità sarà accelerato anche dal fattore del multiculturalismo. Un tempo in Italia l'immigrazione era molto variegata (si trovavano immigranti di tante nazionalità) ed era difficile trovare grosse comunità provenienti da un solo paese. Invece adesso la situazione sta cambiando: le prime dieci nazionalità degli stranieri in Italia rappresentano oltre 60% del totale degli immigrati. Quindi, l'immigrazione in Italia sta diventando simile a quella che abbiamo oggi in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, dove ci sono dei grandi gruppi omogenei. In Germania dominano i turchi, in Gran Bretagna i pakistani e in Francia gli algerini. Va sottolineato che più c'è una comunità numerosa, minore sarà l'integrazione di questa comunità all'interno della società indigena. E quindi la società italiana diventerà composta dalle varie comunità che avranno un diverso senso di identità, un diverso modo di vivere in società e diverse regole che seguiranno. E questo fattore sicuramente porterà alla maggiore frammentazione della società italiana e alla nascita di svariate identità, di svariati sistemi valoriali che potrebbero essere anche molto distanti uno dall'altro.

    — E come dovrebbe reagire la società italiana a questi cambiamenti drammatici? 

    La scelta di accogliere a prescindere è quella che rende l’Italia porta per l’immigrazione selvaggia verso l’Europa.
    © AP Photo/ Carmelo Imbesi
    — Io credo che le strade razionali siano solo due. La prima è fare come fa la sinistra occidentale, cioè accettare queste cose, considerando questa tendenza al multiculturalismo e alla riduzione dei popoli europei come positiva, e quindi dire: proseguiamo su questa strada perché si tratta di una strada giusta, percorsa la quale non esisterà più una civiltà europea ma l'Europa sarà un territorio occupato da molteplici comunità disperse spazialmente e che appartengono alle varie civiltà. Altrimenti, l'altra strada sarebbe quella di rivedere radicalmente le politiche migratorie, cioè frenare i flussi in entrata che in questo momento sono assolutamente insostenibili nell'ottica di mantenere le attuali maggioranze etniche nell'Europa occidentale. Sarebbe inoltre importante praticare delle politiche d'assimilazione e d'integrazione nei confronti di coloro che già sono entrati in Europa o che lo faranno in futuro. Questo eviterà situazioni in cui gli immigrati vivono soltanto con i loro connazionali che si trovano già nel paese, continuando a parlare la loro lingua e rimanendo estranei alla società ospite. E` molto importante che queste persone adottino la lingua e i valori fondamentali europei nel giro di una-due generazioni diventando così veri italiani, francesi e tedeschi.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Flusso migranti, Accoglienza dei migranti, Crisi dei migranti, migrazione clandestina, Immigrati, immigrazione, Migranti, Italia
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