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    Il leader della Corea del Nord durante un lancio missile

    Corea del Nord: la permanenza della tensione a molti stati fa comodo

    © Foto: KCNA
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    Mario Sommossa
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    Da qualche giorno non si parla più sui nostri giornali di Corea del Nord ma nessuno può affermare se trattasi di cosa positiva o negativa.

    Anche dopo l’ultimo lancio missilistico, quello che ha dimostrato la capacità coreana di raggiungere (forse) le coste americane dell’Alaska, Trump non ha impartito l’ordine di attacco e la guerra, almeno per ora, sembra scongiurata. Eppure, non è data l’ultima parola perché è certo che gli USA non possono permettersi di rimanere con la minaccia che qualche testata nucleare coreana possa colpire il proprio territorio.

    Il fatto è che, nonostante abbia certamente sviluppato missili a lungo raggio, i tecnici del settore sono convinti che Pyongyang non sia ancora in grado di miniaturizzare le proprie bombe nucleari (sembra ne possieda una ventina) in modo da poterle installare su quei missili. Secondo la maggior parte degli esperti, quegli stessi vettori dovrebbero superare molte altre prove prima di poter essere lanciati con la sicurezza che non cadano o esplodano in aria, magari proprio con le testate nucleari innestate. I tempi supposti affinché la Corea possa diventare realmente pericolosa vanno così dai due ai cinque anni e ciò darebbe spazio per soluzioni alternative al conflitto. E' quanto sostengono sia la Cina sia la Russia ed è il pensiero di alcuni politici americani. 

    Donald Trump
    © REUTERS/ Rhona Wise
    Le ragioni che trattengono Trump dall'intervento militare sono però anche altre. Innanzitutto la contrarietà dei due Paesi sopra menzionati, che insistono per una soluzione politica e non bellica. Poi, c'e' la volontà della Corea del Sud di non tornare a essere un campo di battaglia. Infatti, anche se bombardamenti mirati americani riuscissero a neutralizzare l'impianto nucleare del Nord, distruggendolo interamente, sarebbe impossibile avere la certezza di poter prevenire una reazione dell'artiglieria, soprattutto quella mobile, che colpirebbe Seul e l'area circostante. In quella regione, oltre a numerosi impianti industriali, vivono circa venti milioni di persone e, in caso di attacco di obici e cannoni nord coreani, i danni e i morti sarebbero moltissimi. Qualcuno ha calcolato che, se scoppiasse un conflitto pur limitato nel tempo, il PIL di Seul potrebbe calare perfino del 50 percento in un anno. Si spiega così la prudenza del neo eletto Presidente Sud Coreano, Moon Jae-in, che ha proposto di ricominciare le negoziazioni con il vicino nonostante il fallimento di tutti i tentativi precedenti. Il nuovo Presidente ha anche chiesto a Trump di sospendere il prosieguo dell'installazione del sistema THAAD, contestato dalla Cina perché giudicato "provocatorio" nei propri confronti. A seguito dell'autorizzazione all'impianto data dal passato Governo di Seul, Pechino aveva risposto congelando alcuni investimenti coreani in Cina e impedendone di nuovi. Occorre ricordare che il commercio estero della Corea del Sud si rivolge proprio alla Cina in una sua buona percentuale. 

    E' proprio a Pechino che il Presidente americano si è rivolto affinché "convincesse " Pyongyang a cessare le sue operazioni nel nucleare. Purtroppo per lui, con mille rassicurazioni arrivategli dal Governo cinese c'e' anche la notizia che, al contrario, gli interscambi tra i due Paesi sono addirittura aumentati nel primo trimestre di quest'anno. 

    La verità è che i cinesi non possono più di tanto condizionare i nord coreani e, anche se lo potessero, non è garantito che lo facciano. Si stima che il PIL nordcoreano non sia superiore ai 30 milliardi di dollari ma il suo export rappresenta poco più del 30 percento, cioè circa 3,5 milioni. Di questi è vero che il 65/70 percento va in Cina e che dalla Cina ricevono 700.000 tonnellate di prodotti petroliferi l'anno, ma anche interrompendo quel flusso, già altri Paesi potrebbero subentrare ai rifornimenti di Pechino. Tra questi, la Russia, che ha tutto l'interesse a porsi come indispensabile mediatore nell'area per acquisire crediti utili alle negoziazioni con gli USA in altre aree del mondo.  

    Ma, dicevamo, anche se potesse farlo, non è detto che la Cina sia interessata veramente a far sì che un accordo con gli americani sia raggiunto. Nessuno vuole che Pyongyang abbia veramente la possibilità di sviluppare una capacità di offesa nucleare ma, finché la situazione di tensione rimane e niente di drammatico accade, l'attenzione concentrata nell'area degli Stati Uniti li indebolisce in tutti gli altri settori ove esista un contenzioso aperto. Ad esempio, la necessità americana di dover accettare una mediazione cinese con la Corea del Nord non consente loro di essere più duri verso le pretese di Pechino nei mari cinesi del Sud. 

    Forse è per cercare di sfuggire alla "tagliola" cinese che gli americani hanno cercato di iniziare negoziazioni dirette, seppur informali. Ne ha pubblicata la notizia, di fatto facendole saltare, un giornale giapponese che descriveva con dovizia di particolari incontri tra delegati americani (ufficialmente non appartenenti all'Amministrazione) e rappresentanti nord coreani avvenuti in Norvegia poche settimane orsono. Ricordate quando Trump disse, sorprendendo tutti, che sarebbe stato "onorato" di incontrare personalmente Kim Jong Un? Suona meno strano se si pensa che poteva benissimo essere un modo indiretto di confermare il suo appoggio a quelle conversazioni legittimandole senza esporre il Governo. Divenuti pubblici quei contatti, tutti si sono affrettati a smentirli e, sicuramente, questo era l'esito voluto da chi dette la notizia al giornalista giapponese. Il 16 luglio, infatti, anche l'Agenzia di Stampa nord coreana affermava che nessuna negoziazione sarebbe mai stata possibile fino a che "gli USA non porranno fine alla loro politica aggressiva contro la Corea del Nord".  

    Chi sia stato a sabotare quel tentativo non è dato sapere, ma è certo che per diversi dei soggetti implicati la permanenza della tensione fa più comodo del trovare, invece, una soluzione.

    L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    relazioni diplomatiche, Corea del Sud, Corea del Nord, USA, Cina
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