18:35 23 Settembre 2018
Bosco in fiamme (foto d'archivio)

Italia in fiamme

© AP Photo / Andrew Kravchenko
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Marina Tantushyan
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L'Italia continua a bruciare con focolai in diverse regioni.

Numerosi incendi di origine dolosa e altri ancora da stabilire, stanno mettendo a dura prova la Sicilia, la zona del Vesuvio, la Calabria, la Puglia e provincia di Roma. Mentre i vigili del fuoco stanno combattendo contro le fiamme, i roghi registrano la prima vittima. Si tratta di un commerciante di Giugliano, Giovanni Battista Panico, 53 anni, che era salito sul tetto del suo capannone circondato dalle fiamme quando un lucernario ha ceduto facendolo precipitare. Ha battuto la testa morendo sul colpo.

Per fare un punto della situazione, Sputnik Italia si è rivolto a Gilberto Pambianchi, Presidente nazionale dell'Associazione Italiana di Geomorfologia e a Giulia Pugliese, Guida Ambientale Escursionistica AIGAE che opera sul Parco Nazionale del Vesuvio con attività escursionistiche.

Gilberto Pambianchi: "Dai 27 mila ettari che sono stati incendiati fino ad oggi, la maggior parte appartiene alla Sicilia e alla Campania. Poi naturalmente ci sono dei focolai nelle altre regioni: nella Lazio, nella Toscana e che interessano piccoli parti d'Italia".

Secondo i dati della Legambiente Campania, da metà giugno a oggi, in Campania, sono andati in fumo 2461 ettari di superfici boschive. In un solo mese è stata quasi raggiunta la quota di superficie bruciata nell'intero 2016.

Ecco la testimonianza di Giulia Pugliese che da parecchi giorni è impegnata notte e giorni nei luoghi colpiti dagli incendi:

"Siamo da 10 giorni sul Vesuvio. Quasi tutto il Lichene che caratterizzava le colate laviche del Vesuvio è andato bruciato. Ad occhio possiamo dire che circa il 90 per cento del patrimonio ambientale è andato perso. Il fuoco è entrato in ogni angolo di bosco. Siamo riusciti a salvare parte del bosco dell'Avetrana ma alcuni lembi sono ancora a rischio. Bisogna intervenire con un'attività di bonifica del suolo per spegnere il fuoco anche sotto il terreno. Ora urgono un'analisi botanica e geomorfologica. Ieri ad esempio avevo visto il Pino alzato ed invece sotto era praticamente morto. Abbiamo lottato, davvero".

— A che cosa è dovuta questa tragedia, a Suo avviso? Esiste una spiegazione scientifica?

 "La gran parte degli incendi è di origini antropica che vuol dire causata dalla azione dell'uomo. Altre cause sono magari occidentali, non volute, però sicuramente si tratta delle fiamme dolose".

— Secondo noto scrittore Roberto Saviano, i veri responsabili del rogo del Vesuvio sono le organizzazioni criminali che arrivano ad appiccare il fuoco o per rendere i terreni discariche abusive o per bloccare le concessioni edilizie. Condivide questo parere?

Gilberto Pambianchi: "Io credo, come dicevo prima, che queste fiamme sono di origine dolose. Non penso che la mafia abbia messo la mano su questa tragedia anche perché sono delle aree più esposte, più visibili. Quindi realizzare una attività del genere in queste zone mi sembra un po' strano".

— Come valuta l'operazione del spegnimento degli incendi boschivi che stanno ancora interessando le regioni del Centro-Sud?

Giulia Pugliese: "Siamo sul posto dall'8 luglio, ben 10 giorni durante i quali abbiamo scavato dei solchi, quando gli incendi si abbassavano, per delimitare le aree colpite da quelle non colpite e cercare di evitare il propagarsi dell'incendio. Quando poi le fiamme erano altissime, circa 10 metri, ovviamente c'è stato l'intervento esclusivo dei canadair. Il lavoro della Protezione Civile, con la quale siamo stati in stretto contatto, è stato davvero eccezionale, di grande impegno. Abbiamo fatto anche attività di presidio direzionando i mezzi dei vigili del Fuoco provenienti da più parti d'Italia, ad esempio dalla Puglia ma anche da Trieste".

 Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti chiede al governo di applicare lo stato di emergenza. A Suo avviso, questo passo potrebbe aiutare a gestire meglio la situazione?

Gilberto Pambianchi: "Si, penso di sì. Se mi ricordo bene, ci sono 14 Canadair che abbiamo a disposizione e naturalmente con le forze locali e i vigili del fuoco sostenere questo tipo di emergenze è una cosa ardua. E quindi naturalmente le regioni chiedono l'aiuto. Zingaretti ha fatto questa proposta giustamente perché adesso con questa siccità e con i venti forti gli incendi possono allargarsi notevolmente. Per cui è bene fermarli subito con azione di forza".

— Comunque, gli incendi in Italia si ripetono di anno in anno. Perché fino ad oggi non è stato elaborato un piano nazionale di prevenzione?

Gilberto Pambianchi: "Le regioni hanno il compito di fare i piani antiincendio e di valutare le zone che possano essere soggette a rischio. Questa mappatura ci può essere però se succede qualcosa, devono anche essere i mezzi meccanici, tecnici e le persone che devono far fronte a queste cose. Non è a caso è stata tirata fuori il problema della soppressione del corpo forestale, che aveva una azione preventiva di sopraluoghi costanti nelle zone, e che è stato purtroppo smantellato. In questi giorni si legge molto spesso che è stata una manovra non molto giusta. Ad esempio, noi siamo stati l'unica associazione scientifica che ha scritto a Renzi e agli altri ministri dicendo che non eravamo d'accordo con la soppressione del corpo forestale".

— A quali conseguenze potrebbe portare questo rogo sull'ambiente tenendo presente che bruciano anche ex fabbriche e depositi di rifiuti?

Gilberto Pambianchi: "I danni sono naturalmente molto forti — la perdita economica dello suolo, che è stato bruciato, la perdita dell'ecosistema e la perdita anche del lavoro perché ci sono delle aziende e delle fabbriche bruciate. E naturalmente una perdita ambientale che risentiremo per diversi anni — ci vorrebbe tempo per l'ambiente per riadattarsi a questi roghi. A mio avviso, è importante valutare bene le conseguenze di questi incendi perché le aree che sono completamente denudate dopo del passaggio del fuoco, in periodi di pioggia posso essere attaccati dal fenomeno di erosione che può a sua volta invadere anche i centri abitati, le strade e quant'altro. L'obiettivo numero uno adesso è quello di sedare il fuoco ma naturalmente quello che è bisogna fare subito dopo è di realizzare degli studi geomorfologici per vedere i processi che si potrebbero innescare in queste zone".

— E cosa bisogna fare adesso?

Giulia Pugliese: "Dobbiamo pensare all'immediata sicurezza della sentieristica, dei percorsi naturalistici e dobbiamo farlo non tanto per il recupero del turismo ma soprattutto per evitare che possano verificarsi anche nei prossimi anni fenomeni di dissesto idrogeologico".

— Le sue previsioni quali sono? Quando si puoi aspettare un miglioramento?

Gilberto Pambianchi: "Stiamo vivendo un periodo di siccità molto intenso. Ci auguriamo che magari le condizioni metereologiche con delle piogge ci aiutino a superare questa situazione davvero tragica al più presto possibile".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Incendio boschivo, Incendio doloso, Incendio, Italia
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