04:04 18 Giugno 2018
Contro l'immigrazione

L’UE come Ponzio Pilato. L’Italia da sola ad affrontare la via crucis dei flussi migratori

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Giuseppe Paccione
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Come non definire l’Unione Europea (che indichiamo con l’acronimo UE) il forum delle sole parole ovvero delle chiacchiere che il vento porta via. La situazione dei flussi migratori è ormai fuori controllo e gli unici Paesi, membri di questa UE ormai in crisi, che si stanno accollando tale fenomeno, sono la Grecia e l’Italia.

Il nostro Paese sta vivendo un momento arduo e complesso nella gestione di tanta gente che proviene da alcuni Paesi africani, di cui gran parte raggiunge la costa italiana per ragioni economiche. L'impegno italiano è ormai divenuto insostenibile tanto da pensare che l'unico modo di fermare quest'emorragia migratoria sia quella di attuare i blocchi dei porti italiani e di costringere molte navi delle ONG e non solo a sbarcare gli immigrati in altri porti europei. Quella del blocco dei porti è un'idea che ormai è stata scartata. Di questo punto si è discusso anche a Tallinn (capitale dell'Estonia) fra i ministri degli interni degli Stati membri dell'UE, in cui non si è raggiunto alcun accordo a causa del "no!" secco di alcuni Paesi che hanno lasciato nella totale delusione il ministro degli interni italiano, il quale sperava di ottenere e portare a casa un ottimo risultato, ma, al contrario, ha raccolto solo delusione e amarezza.

L'UE, mi riferisco alla Commissione, che, a parole, ha deciso di affrontare il tema della rotta dei flussi migratori per il Mediterraneo centrale attraverso l'appoggio al nostro Paese aumentando la solidarietà — che, a mio parere, difficilmente avrà la sua concretezza — fra gli Stati che sono parte dell'UE con un piano d'azione, chiedendo alle autorità italiane di creare capacità supplementari nei c.d. hot post ossia nei punti caldi, di incrementare l'accoglienza con l'aumentare il numero dei posti che abbiano la capacità di contenere circa quasi tre mila persone, di elevare la durata massima di trattenimento in concerto con le norme del diritto UE e di ridurre i tempi circa l'esame delle domande d'asilo durante il ricorso. Non basta ciò! Tuttavia il nostro Paese dovrà preparare una lista nazionale di Stati d'origine dove vige un minimo di sicurezza, con certe conseguenze non positive per quei migranti che fuggono dalla povertà estrema e anche da governi non democratici.

Gli altri Paesi parti dell'UE, nel nome della solidarietà e della condivisione — a chiacchiere — di quei valori su cui si fonda l'Unione Europea, devono agire celermente agli appelli del nostro Paese nel ricollocamento e a offrire la piena partecipazione al rimpatrio dei migranti che non rientrano nell'ambito della protezione internazionale e, quindi, reputati irregolari dall'Italia. D'altronde, è ben chiara e sotto gli occhi di tutti che l'accoglienza da parte di altri Stati membri non è ancora pervenuta, segno che ormai questa Unione è in profonda crisi e che rischi di disgregarsi sino alla sua estinzione.

Ancora, le intenzioni da parte dell'UE sono ottime, ma nel momento in cui si deve giungere a renderle concrete, ecco che quest'organismo internazionale a carattere regionale si trasforma in Ponzio Pilato, che se ne lava le mani, caricando il peso della croce di questi flussi migratori sulle spalle dell'Italia e anche della Grecia; direi contornato dalla grande ipocrisia che non ha limiti visto gli atteggiamenti e le reazioni di determinati Stati membri come il caso dell'Austria preoccupata di mandare l'esercito al confine col Brennero per evitare l'invasione di immigrati, ma pure da parte della Francia che ha respinto ultimamente circa 400 immigrati, come anche della Spagna che, a chiari lettere, ha dichiarato che le navi di migranti troveranno i porti chiusi, per non parlare dei Paesi membri dell'est. Questi comportamenti violano la politica comune in materia di immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, come pure la prevenzione e il contrasto rafforzato dell'immigrazione illegale e la tratta degli esseri umani. Quanto detto è stato dimostrato proprio all'ultimo vertice tra i ministri degli interni dei Paesi membri dell'UE dove non è stato raggiunto alcun accordo sul tema di come affrontare e frenare questo flusso migratorio e come esprimere solidarietà nei fatti. Ci si trova dinanzi a un menefreghismo — mi si perdoni per l'espressione utilizzata poco consona — di gran parte degli Stati al rispetto della clausola pacta sunt servanda, cioè a dire che i trattati vanno rispettati e onorati. Credo che la realtà amara sia quella in base alla quale la conclusione a cui assisteremo sarà che il nostro Paese dovrà fare tutto da solo, persino quello di redigere un codice di comportamento per le ONG (organizzazioni non governative).

Ci troviamo dinanzi allo scenario in cui l'Unione Europea stia diventando sempre più Disunione Europea, dove ogni Stato membro decide, a suo piacimento, se applicare e rispettare le norme stesse del diritto UE.

Ritornando al documento concernente il piano d'azione, sono state determinate delle misure come il finanziamento di reinsediamento in alcuni Stati africani come l'Egitto, la Libia, il Sudan, il Niger e l'Etiopia. Verrà rafforzato, inoltre, l'insieme degli accordi di riammissione con gli Stati d'origine e di transito; verranno incrementati gli stanziamenti per il fondo fiduciario Africa-UE, ma anche risorse finanziarie per la gestione migratoria nel nostro Paese. Da qui, si comprende come l'UE, in concerto con alcuni Stati (Francia, Germania, ed altri), non ha alcun interesse ovvero la volontà politica di sostenere la povera Italia a contenere i flussi migratori, lavandosene le mani come fece Pilato.

Infine, non posso che essere d'accordo sulle frasi del presidente della Commissione UE quando, davanti alla sede plenaria di Strasburgo del Parlamento europeo, ha considerato l'europarlamento "ridicolo", vista l'assise plenaria del tutto vuota.

La scelta di accogliere a prescindere è quella che rende l’Italia porta per l’immigrazione selvaggia verso l’Europa.
© AP Photo / Carmelo Imbesi
Purtroppo, il nostro Paese è fragile politicamente e non è in grado di battere i pugni sul tavolo durante le riunioni del Consiglio europeo. Ci vorrebbe un governo forte, appoggiato da un Parlamento altrettanto forte, dato che abbiamo avuto in questi ultimi anni governi deboli, accompagnato da una classe politica poco attenta al tema migratorio e alla questione della sicurezza e l'ordine pubblico del Paese, che adotti misure reali nei riguardi degli organismi dell'UE come, ad esempio, quello di porre il veto su ogni decisione in cui viene chiesta l'unanimità. In conclusione, ci si augura che l'Italia, per essere ancora più chiari, porti avanti le sue motivazioni con fermezza e risoluta sia a livello internazionale sia a livello UE, senza pregiudicare il diritto dell'individuo fragile che dovrebbe essere reputato intangibile in ogni circostanza.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Gestione dei flussi migratori, Politica migratoria, Accoglienza dei migranti, Flusso migranti, Migranti, migrazione clandestina, Immigrati, immigrazione, Unione Europea, UE, Italia
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