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    “Expedition”, il film che svela i retroscena delle missioni spaziali

    © Foto: NASA/ESA
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    Tatiana Santi
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    Le missioni degli astronauti nello spazio esercitano da sempre un grande fascino, ma che cosa precede esattamente il lancio verso il cosmo? È in arrivo “Expedition”, il film documentario che svela i retroscena delle missioni spaziali.

    Il film "Expedition" prodotto da Omnia Gold Studios Production condurrà lo spettatore dietro le quinte della missione spaziale Expedition 52/53 prevista per fine luglio, mostrando un mondo tuttora ignoto al pubblico. Non si tratta delle solite riprese degli astronauti che gravitano sospesi nella navicella, il film mostrerà tutto ciò che avviene prima del lancio: i durissimi addestramenti, gli esperimenti, le simulazioni di situazioni catastrofiche e l'aspetto tecnologico della missione.

    La regista Alessandra Bonavina durante le riprese è accompagnata dall'astronauta Paolo Nespoli, vero e proprio Virgilio nel mondo dello spazio, così affascinante e allo stesso tempo sconosciuto ai più. La parte finale della pellicola verrà girata in Russia, dove avviene l'ultima fase degli addestramenti prima del lancio.

    Alessandra Bonavina e Paolo Nespoli
    © Foto: fornita da Alessandra Bonavina
    Alessandra Bonavina e Paolo Nespoli

    L'obiettivo del film infatti è spiegare le varie complesse fasi di addestramento che rendono possibile il volo nello spazio, nonché quello di mostrare quanto sia fondamentale la cooperazione internazionale in questo settore. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista direttamente Alessandra Bonavina, regista e produttrice del film.

    — "Expedition" mostra i retroscena di un'operazione spaziale. Alessandra, possiamo dire che con questo documentario fate sbirciare al pubblico un mondo che solitamente la gente non vede?

    — Sono stati fatti diversi documentari sugli astronauti. Nel mio caso sicuramente anche io sto seguendo un astronauta, però nel nostro film è un Virgilio, è una persona che ci conduce all'interno di alcune situazioni del settore dello spazio, che sarebbero incomprensibili dal di fuori.

    Il lancio del Proton-M
    © Sputnik. Oleg Urusov
    Il documentario è sul dietro le quinte, su tutto ciò che c'è dietro prima del lancio, il film si chiude con il lancio. Si vedrà l'attracco e l'arrivo di Paolo Nespoli nella stazione spaziale, non si vedrà quindi come lui è nello spazio e gravita. Nel nostro film si parla di tecnologia, di addestramento, dell'attività delle agenzie spaziali che insieme cercano di portare avanti l'obiettivo della scoperta e della sperimentazione.

    — Spesso anche a teatro le prove sono più affascinanti dello spettacolo stesso, no?

    — Assolutamente sì, dirò di più: noi abbiamo ripreso simulazioni di eventi "catastrofici", tutti quegli inconvenienti che possono capitare, cose che non succedono mai. Mostriamo quindi anche situazioni solamente ipotizzabili, ma che per fortuna non accadono.

    — Com'è nata l'idea di questo film?

    — Mi occupo di documentari da tanto tempo, perché vengo da 15 anni di Rai Cinema. Questo è il mio quarto documentario. L'idea è nata da una proposta dell'Agenzia Spaziale Italiana, l'obiettivo era di creare un film diverso da quelli fatti finora. A quel punto ho presentato un progetto che riguardava la missione dal punto di vista del dietro le quinte. Quest'idea non è mai stata realizzata fino ad oggi. È vero che questo film racconta della missione 52/53, ma in realtà parla anche di tutte le missioni, perché è un prototipo di una missione.

    — Lo spazio è un tema che hai già affrontato in passato?

    — Solitamente quando faccio un documentario leggo e mi informo sul tema, ho dei mesi di preparazione prima di girare. In questo caso non conoscevo volutamente il tema, se non come tutti. Non ho voluto approfondire se non attraverso quello che andavo a vedere e parlando con l'astronauta stesso, proprio perché mi sono resa conto che è un argomento conosciuto da pochi.

    Alessandra Bonavina e Paolo Nespoli
    © Foto: fornita da Alessandra Bonavina
    Alessandra Bonavina e Paolo Nespoli
    Solo gli addetti ai lavori conoscono questa sfera, la maggior parte della gente non sa nemmeno che esiste la stazione spaziale, la quale da anni gira attorno alla terra ed è un laboratorio scientifico. Come posso raccontare un argomento così complesso tecnico scientifico in un modo semplice per essere compresa da tutti? La soluzione è stata di non informarmi prima, come si fa di solito, e di fare in modo che anche io prendessi le cose così come mi si presentavano: se capisco io, capiranno anche tutti quelli che vedranno il film.

    — L'ultima parte del documentario è girato in Russia, dove ti trovi ora. Di che scene si tratta?

    — Si gira in Russia l'ultima parte per un motivo preciso, perché in Russia si fanno le simulazioni per l'attracco alla stazione spaziale, per il lancio e il rientro. Questo significa che tutto è molto concentrato sulla Soyuz come mezzo.

    Si tratta dei momenti più complessi, perché parliamo della parte più delicata, perché dopo l'addestramento c'è tutta la fase per poter arrivare lassù e attraccare alla stazione. Ci sono delle regole e dei movimenti precisi da fare, degli inconvenienti da saper gestire, parliamo di passaggi delicatissimi. In più in questa fase, qui a Star City, ci sono gli esami finali, che non fanno in nessun altro centro di addestramento, appena venti giorni prima del lancio.

    Alessandra Bonavina nel museo di Star City, Russia
    © Foto: fornita da Alessandra Bonavina
    Alessandra Bonavina nel museo di Star City, Russia

    — Per questo film come per le missioni spaziali in generale cooperano più Paesi: la Russia, l'Europa e gli Stati Uniti. Possiamo dire che lo spazio è quel mondo dove la politica si mette da parte e tutti i Paesi collaborano per degli obiettivi importanti per l'uomo?

    — È l'unico ambiente al momento che io possa pensare dove c'è la cooperazione di tutti i Paesi, ovviamente ne sono esclusi alcuni come la Cina. Già Stati Uniti e Russia mi sembra una collaborazione interessante rispetto alla situazione generale geopolitica! Si riescono a raggiungere obiettivi importanti insieme. Il messaggio che vuole avere anche questo documentario è che nello spazio succede e si riesce ad ottenere dei risultati importanti tutti insieme, che avranno una ricaduta sulla Terra. Perché non prendere spunto da questo settore per fare in modo che si possa cooperare anche in altre sfere?

    — Dove verrà trasmesso il film, anche in Russia?

    — Al momento il documentario avrà uno spazio alla prossima Mostra del Cinema di Venezia a inizi di settembre. Sto trattando i diritti televisivi sia con l'Italia, con gli Stati Uniti e con la Russia, perché il film venga distribuito in tutti i Paesi.

    — Secondo te il tuo film appassionerà il pubblico italiano?

    — Ho fatto delle prove, mentre stavo al montaggio con alcuni amici e appena iniziano a vedere le immagini chiedono di fermarsi e vedere meglio quelle scene. Siccome il tema dello spazio è conosciuto dalla gente, ma non se ne capiscono le dinamiche, penso che il film affascinerà il pubblico. La mia intenzione è di spiegare che cosa si sta facendo a livello di spazio e anche quale sarà il futuro dello spazio. Nel film parleremo di futuro e di Marte.

    — I russi vanno pazzi per lo spazio, l'hai notato girando in Russia?

    — I russi hanno per lo spazio un amore infinito e ben riposto, giustificatissimo dalla figura di Jurij Gagarin, oggettivamente un personaggio assolutamente unico. 

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Cosmonauta, film, spazio, Agenzia Spaziale Italiana, NASA, Yuri Gagarin, Italia, USA, Russia
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