06:46 19 Giugno 2018
Migranti in Austria

Chiudiamo i porti o affogheremo sotto l’onda dei migranti (e dell’ipocrisia)

© REUTERS / Peter Bader
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Mario Sommossa
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Anche l’Austria, dopo la Francia, la Spagna, i Paesi dell’est europeo e la Svizzera mostra i pugni.

Poco importa che la decisione di mandare i militari al Brennero possa essere legata alle elezioni austriache del 24 ottobre, almeno simbolicamente essa significa che il concetto di ri-distribuire su vari Paesi i clandestini che vogliono entrare in Europa è fallito definitivamente. E questo dovrebbe suonare come campane a stormo alle orecchie dei nostri "eroici" governanti.

L'ipocrisia diffusa continua a parlare della necessità morale dell'accoglienza e nessuno, nemmeno il sottoscritto, vuole negare che aiutare chi è in difficoltà sia cosa "buona e giusta".

Il fatto è però che un politico non è un cittadino qualunque e ha il dovere di guardare non solo ai sentimenti immediati che potrebbe sentire nel suo cuore, ma soprattutto alle conseguenze che le sue decisioni potranno avere per la società che amministra. Non serve essere professori di sociologia per capire quali sconvolgenti conflitti può suscitare l'immissione in tempi brevi di molti "estranei" in una qualunque comunità. Se è vero che le diversità arricchiscono culturalmente, è ancora più vero (e lo dimostra anche una lettura, perfino superficiale, della storia) che, per evitare gravi e violenti scontri sociali, è indispensabile che i nuovi arrivati siano, proporzionalmente, in numeri tali da poter essere inglobati tutti, e in un breve periodo di tempo. Perché ciò diventi possibile, occorre che la quantità degli arrivi sia tale da non suscitare psicologiche reazioni di rigetto, che ogni nuovo arrivato trovi presto un'occupazione che gli consenta di vivere normalmente come già fanno gli autoctoni e che le sue abitudini di vita non siano in stridente e inconciliabile contrasto con quelle di chi lo accoglie.

E' sotto gli occhi di tutti che nessuna di queste condizioni interviene nel caso dei continui sbarchi che dall'Africa arrivano sulle nostre coste. I numeri di chi viene "salvato" in mare sono concentrati in pochissimo tempo (quasi centomila negli ultimi sei mesi) e non accennano a diminuire, anzi! Gli abitanti del continente nero sono un miliardo e duecento milioni e anche se solo una minima parte di loro nutrisse il desiderio di sbarcare in Europa, si tratta pur sempre di decine di milioni.

Anche per la crisi economica in corso, i tassi di disoccupazione nostrani sono tali da rendere impossibile l'assorbimento di numerose nuove forze lavorative (senza contare che altri immigrati, anche loro "stranieri", arrivano continuamente anche dai Paesi ultimi entrati nell'Unione) e, comunque, i tempi per l'analisi del loro status sono tali da doverli trattenere per almeno un anno sul nostro territorio senza alcuna occupazione possibile. Anche qualora i clandestini fossero identificati come non aventi diritto a rimanere, problemi tecnici e di costi fan sì che, dopo il loro arrivo in Italia, in sostanza nessuno è realmente rinviato nel Paese d'origine.

Infine, le diversità culturali (e fisiche) sono enormi e, non trattandosi di singoli individui (di per sè facilmente integrabili), bensì di moltitudini, la possibilità che siano facilmente assorbiti dalla società preesistente sono inversamente proporzionali al loro numero. Sempre che la volontà di integrarsi esista veramente in loro, cosa che gli esempi britannico, francese e tedesco mettono in forte dubbio.

In questa situazione, parlare di continuare con l'accoglienza suona masochistico. Non conta se sia cosa giusta o sbagliata: la reazione di rigetto è destinata a crescere con l'aumento degli arrivi e così sarà per il malessere sociale.

Che cosa dovrebbe fare un politico italiano che avesse realmente a cuore il futuro del suo Paese? Esattamente quello che i politici dei Paesi sopra menzionati fanno con l'Italia: rifiutare altri "profughi" o sedicenti tali.

Poiché sul mare non si possono erigere muri, la sola soluzione che resta è la dichiarazione pubblica e ufficiale che non accoglieremo più nessuno. Sarebbe sufficiente attuare davvero la minaccia verbale che, con intento soltanto negoziale, il nostro Governo ha formulato agli altri europei: chiudere i porti a qualunque nave con bandiera diversa dall'italiana che abbia raccolto in mare i clandestini. Basterebbero poche settimane per far sparire dalla circolazione le sedicenti ONG e scoraggiare nuove partenze dalle coste libiche.

A chi urlerebbe alla disumanità di questa decisione e sventolerebbe come un'accusa possibili nuovi naufragi basta chiedere, pretendendo una risposta: quanti clandestini vorreste voi che fossero accolti? Migliaia? Decine di migliaia? Milioni? Innumerevoli? Nessuno oserà dare la benché minima risposta perché a questi buoni signori non interessano le conseguenze di quello che predicano, a loro basta mostrare la loro pelosa bontà.

Il recentemente vituperato (per aver annunciato l'invio dei soldati al confine) Ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, ha ragionato, invece, da vero politico di buon senso ricordando che il problema dell'Europa non è la redistribuzione degli arrivi ma l'eliminazione degli stessi. E' evidente che siamo di fronte ad un fenomeno epocale e che nessuna barriera fermerà del tutto chi vuole lasciare il proprio Paese per farsi una nuova vita da noi, ma continuare la logica della pura accoglienza non può essere altro che un incoraggiamento a incamminarsi a chi ancora non è ancora partito. La sua proposta è di rispedire chi è raccolto in mare in centri di accoglienza in Tunisia ed Egitto e che questi centri siano gestiti da Organizzazioni internazionali, magari dell'ONU.

In questi campi non deve essere consentito l'esame dei titoli per l'accesso in Europa per non aumentare il conseguente afflusso verso quei due Paesi: "Se così fosse (la valutazione locale sul diritto d'asilo-nda), ciò creerebbe un fattore di attrazione. Gente di tutta l'Africa si metterebbe in cammino verso la Tunisia e l'Egitto".

Piuttosto, occorrerebbe rivedere, stringendoli, i requisiti necessari per essere accettati come rifugiati e siano le stesse Organizzazioni Internazionali, nei Paesi d'origine, a svolgere i necessari screening. Tale sistema verrebbe in soccorso ai più deboli e poveri, quelli che non possono permettersi i passaggi "illegali".

"Perché nessuno mi venga a dire che il sistema attuale sia una soluzione particolarmente umana", ha aggiunto il Ministro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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trafficanti di persone, migrazione clandestina, immigrazione, Immigrati, Migranti, Unione Europea, Italia, Austria
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