05:49 17 Luglio 2018
Paolo Venturini

Correre nel deserto iraniano a 70°, la sfida di un italiano

© Foto : fornita da Paolo Venturini
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Tatiana Santi
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Attraversare, correndo, il luogo più caldo del Pianeta, cioè il deserto di Lut in Iran. Questa sarà la nuova incredibile avventura dell’atleta Paolo Venturini, da anni impegnato a lottare contro le leggi della natura. Correre nel deserto iraniano a 70°, la sfida di un italiano.

L'ultra maratoneta Paolo Venturini non si ferma mai e i suoi incredibili record lasciano a bocca aperta. Tutto nasce all'età di 7 anni quando Paolo, originario di Padova, comincia già a correre raggiungendo ottimi risultati nell'atletica leggera e iniziando a specializzarsi nella maratona. Ad un certo punto della sua carriera però Venturini comincia a puntare sempre più in alto, sfidando le leggi della natura e correndo in condizioni sempre più estreme.

Paolo Venturini
© Foto : fornita da Paolo Venturini
Paolo Venturini

Dopo aver corso per 70 chilometri nella Valle della Morte nel Nevada a 53 gradi e dopo aver scalato di corsa il vulcano ecuadoriano Chimborazo, la cui cima è il punto più lontano dal centro della Terra, ora è il momento della prossima avventura. A metà luglio Paolo tenterà di correre più di 50 chilometri con una temperatura superiore ai 60° nel deserto di Lut in Iran. Sputnik Italia, in attesa dell'incredibile impresa, ha intervistato Paolo Venturini, atleta, Assistente Capo della Polizia di Stato.

— Paolo, sei un atleta fenomenale, quando hai deciso di iniziare questo nuovo percorso, mi riferisco ai tuoi record e alle sfide estreme?

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© Sputnik . Vladimir Astapkovich

— La mia educazione è quella che viene dalla competizione e dall'atletica leggera, ho iniziato a correre all'età di 7 anni. La sfida era sempre contro il cronometro, gli avversari, poi ho innalzato sempre più il livello e anche le distanze, quindi passando dalle distanze del mezzofondo classico dell'atletica leggera alla mezza maratona, poi alla maratona e alla fine l'ultra maratona. La mia specialità prediletta è la 100 chilometri su strada. La mia passione per la natura e la voglia di mettermi sempre in gioco mi ha portato poi ad inventarmi questi record contro le leggi della natura, che è sempre più forte dell'uomo. Credo che una persona ben allenata con uno staff di professionisti e con una grande determinazione possa raggiungere dei risultati, che a volte sembrano impossibili.

— Si tratta di una sfida che tu lanci ogni volta a te stesso o queste avventure hanno uno scopo scientifico per dimostrare di che cosa è capace l'uomo?

— È un insieme di fattori. Prima di tutto ovviamente è una mia passione, mi piace vedere fino a dove io possa arrivare con le mie forze. Voglio anche che tutto questo venga certificato, per avere una garanzia che è stato fatto veramente in maniera naturale, sono quindi sempre seguito da medici, psicologi e specialisti. Viste le condizioni difficili e a volte anche irripetibili questi specialisti mi monitorizzano e raccolgono dei risultati che poi possono servire alla scienza e alla medicina, nonché ad altri atleti che vogliono migliorare le proprie performances.

— Durante le tue incredibili sfide e le lunghe tratte che percorri, quanto ti pesa l'aspetto psicologico? Ti trovi praticamente da solo per tutto quel tempo.

— La parte mentale è quella determinante. Quando si è da soli contro tutto bisogna contare solo sulle proprie forze, sulle proprie energie e sulla concentrazione. Bisogna essere quindi molto freddi, cinici, sapere quello che è stato fatto per arrivare a quel determinato livello e ogni volta cercare di ottimizzare le energie sia fisiche sia mentali. Man mano che la carriera è proseguita e le difficoltà sono aumentate, la responsabilità si è allargata: se una volta il risultato non era positivo ci rimettevo solo io e la delusione era personale, adesso sono imprese che costano tanti soldi, ci sono investitori, si tratta di sfide fatte in Paesi stranieri, quindi io rappresento l'Italia e la Polizia di Stato, perché sono un appartenente alla Polizia. Ora la responsabilità è maggiore e pesa molto. Durante la mia ultima impresa di tre anni fa in Ecuador dove sono partito dal livello del mare per raggiungere il punto più distante dal centro della terra, ovvero sia la cima del vulcano Chimborazo, sono stato addirittura ricevuto dal presidente ecuadoriano ed ero sotto gli occhi di tutto il Paese. Se qualcosa fosse andato storto sarebbe stata una bruttissima figura non solo per me, ma anche per l'Italia. Il peso della responsabilità è aumentato, ma fa parte del gioco.

— Ci potresti parlare della tua prossima avventura in Iran?

— Si tratta di una sfida estrema al massimo, arriva dopo altri due esperimenti fatti nella mia carriera. Un esperimento fatto molti anni fa nella Death Valley, la valle della morte nel Nevada, scegliendo il periodo più caldo dell'anno, dove ho corso circa 70 chilometri con una temperatura media di 53 gradi. Il secondo esperimento è stato una prima mondiale: ho attraversato il Chott el Jerid, il più grande lago salato del Nord Africa, nel Sud della Tunisia. Ho fatto un percorso sopra i 70 chilometri con temperature fra i 53 e i 54 gradi. In 11 ore ho perso 10 chili, questo per spiegare la difficoltà di quegli ambienti.

Adesso siamo arrivati all'estremo, perché il Gondon Beryan, che si trova nel deserto di Lut in Iran è il punto del pianeta Terra dove è stata registrata la temperatura più alta di sempre. Qualche anno fa un satellite della NASA ha registrato la temperatura di 70,7 gradi centigradi. In effetti il deserto di Lut è considerato il posto più caldo del Pianeta.

Paolo Venturini
© Foto : fornita da Paolo Venturini
Paolo Venturini

La partenza dall'Italia è prevista il 15 di luglio e il 19 tenterò questa corsa: intendo correre sopra i 50 chilometri, mediamente ci saranno temperature sempre sopra i 60 gradi, temperature difficili solo per camminare. Correre con queste temperature diventa molto pericoloso e difficile, perché il corpo non riesce più a termoregolare e invece che perdere temperatura con il sudore, l'acquista dall'esterno. Sappiamo che quando il corpo umano supera i 40 gradi rischia il collasso. Questa è la sfida: provare ad attraversare il luogo più caldo del mondo in canottiera, pantaloncini e con un berettino. Non avrò lo scafandro con l'aria condizionata o qualcos'altro. Cercheremo di raffreddarmi il più possibile con acqua fredda o ghiaccio. Avremo uno staff composto di 10 persone, fra iraniani e italiani, medici, cameraman e fotografi.

— Come ti prepari a questa sfida?

— Mi sto allenando a Padova in una stanza dove riusciamo a raggiungere temperature di 54 gradi e dove corro su un tapis roulant cercando di abituarmi a queste altissime temperature, ovviamente la qualità dell'aria non è la stessa.

— Come ottieni i visti per le tue diverse avventure, in particolare come hai ottenuto quello per l'Iran?

— Dipende dai diversi Paesi. Ad esempio per l'Iran sono normali visti turistici, altre volte visti di lavoro temporaneo, come nell'ultima produzione in Australia. Oppure si tratta di visti di cortesia, dato che viaggio con un passaporto di servizio.

— Per quanto riguarda condizioni climatiche estreme la Russia è un posto perfetto, in termini di temperature invernali. Non hai mai pensato di lanciare una sfida e correre in Russia?

— Io ho una sfida bellissima in Russia, perché ho avuto la fortuna di essere chiamato come testimonial per aprire i Giochi Beringia, ovvero sia le olimpiadi dei popoli del nord. Parliamo di inuit, eskimo e ciukci, gli abitanti della Chukotka, l'ultimo Stato indipendente dell'Est estremo della Russia, di fronte all'Alaska. Io ho corso 50 chilometri per arrivare poi ad aprire i giochi e tutti sono rimasti stupefatti perché anche se era estate, parliamo di luglio, faceva freschino, facevano 4 gradi.

Vedendo quel luogo ho pensato di lanciare un'altra sfida, quello di correre dalla Russia all'America, attraversando lo stretto di Bering, quando si ghiaccia. Purtroppo il surriscaldamento globale del pianeta fa sì che questo stretto di mare non ghiacci più, o se ghiaccia le condizioni sono difficili per camminare. Questa sfida l'hanno fatta in canoa, con gli sci e con i cani, nessuno l'ha fatta di corsa. Ce l'ho nel cassetto! È comunque una zona abbastanza difficile per organizzare sfide di questo tipo, ma mai dire mai! È un posto che mi è rimasto nel cuore, vorrei tornarci.

— Vedendo le tue incredibili imprese nessuno può avere più scuse da inventare pur di non iniziare a fare un po'di jogging. Quanto è importante la corsa per l'uomo?

— Io dico sempre "don't try this at home", può essere pericoloso. A parte la battuta, la corsa è il gesto più naturale che l'uomo possa fare. Se guardiamo bene quando un bambino si alza sulle gambe, prima ancora di camminare corre, perché si sbilancia in avanti. Poi si cade di solito, però il primo gesto da bambini è piuttosto quello di correre che di camminare. Senza estremizzare e andare a fare le maratone, correre migliora la salute e la performance del corpo. Recenti studi dicono che non è soltanto una questione cardiovascolare e muscolare, si tratta anche di una questione mentale. I manager più famosi prendono solitamente le decisioni più importanti quando vanno a correre da soli. Correndo il sangue circola più velocemente, irrora il cervello e quindi alcune intuizioni e idee brillanti possono venire correndo.

Inoltre vediamo che la gente che corre normalmente è più aperta, parla di più e ed è più rilassata. È una soluzione a costo zero, perché per fortuna la corsa è diventato lo sport più popolare, con pochissimi soldi ti compri un paio di scarpe, un pantaloncino e la maglietta. Fra l'altro è lo sport più ecologico del mondo. È un modo per guardare, annusare la natura che abbiamo intorno. Iniziamo prima con la camminata e poi passiamo alla corsa!

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
corsa, Deserto, sport, Paolo Venturini, Iran, Italia
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