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20:28 20 Agosto 2019
La scelta di accogliere a prescindere è quella che rende l’Italia porta per l’immigrazione selvaggia verso l’Europa.

Immigrazione: solo chiacchiere, zero fatti

© AP Photo / Carmelo Imbesi
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Tatiana Santi
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Sull’immigrazione il governo italiano sembra stia effettuando un cambio di rotta: dall’accoglienza a tutti i costi ad una possibile chiusura dei porti. L’Italia passerà all’azione? Per il momento solo chiacchiere, zero fatti.

Il premier Gentiloni e il Ministro dell'Interno Minniti chiedono all'Europa aiuti concreti, ma l'Unione europea è la solita assente ed esprime vicinanza all'Italia solamente a parole. Macron ha messo subito le mani avanti ricordando che l'80% dei migranti in rotta verso le coste italiane sono migranti economici. Una distinzione mai fatta dall'Italia, la quale si è ritrovata a dover subire l'immigrazione, invece che gestirla.

Claudio Bertolotti, analista strategico di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano
© Foto : fornita da Claudio Bertolotti
Claudio Bertolotti, analista strategico di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano

Le navi inviate per il recupero dei migranti hanno paradossalmente incrementato i flussi e il numero di morti in mare. Inoltre dietro la bella facciata dell'accoglienza, l'immigrazione è diventata un grosso business, fatto sulla pelle degli immigrati. Ora spunta l'opzione della chiusura dei porti. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Claudio Bertolotti, analista strategico di ITSTIME, centro di ricerca sul terrorismo all'Università Cattolica di Milano (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies).

— Il ministro Minniti e Mattarella hanno dichiarato che il problema dell'immigrazione ha raggiunto il limite. Si parla addirittura di chiudere i porti alle ONG straniere. Claudio, il governo sta cambiando narrativa in tema immigrazione, perché?

— Cambio di narrativa di fronte all'emergere di un sentimento popolare sempre più ostile e propenso a pretendere una risposta concreta: i contribuenti italiani sono stanchi. E considerando le ferme e storiche posizioni del Partito Democratico (e del csx più in generale) incentrate su principi quali solidarietà e dovere all'accoglienza, questo rappresenta un'inversione di rotta molto forte e indicatore delle grandi difficoltà politiche più che gestionali della politica italiana. Minniti viene accusato di essere il miglior ministro che il centrodestra abbia mai avuto; mi fa sorridere. Minniti, che ha dimostrato di essere un grande comunicatore e politico assai raffinato, dice cose di buon senso ma mi aspetterei di vedere dei risultati dopo le parole. L'Italia deve agire da sola in quanto l'Europa, al di la delle belle parole di circostanza, non agisce.

— I partiti di destra definiscono da tempo i flussi migratori come un fenomeno divenuto ingestibile, incontrollabile e dannoso per l'Italia. Questi politici vengono etichettati da razzisti. Ora è lo stesso governo a dirlo. C'è un nesso secondo te fra questo cambio di rotta e i risultati delle recenti elezioni amministrative?

— I flussi migratori sono gestibili, è necessario operare sulle cause e non sulle conseguenze, operare a terra e non in mare; il che vuol dire operare direttamente sull'Africa, il continente che più di tutti produce le masse di migranti economici. E parliamo di un continente il cui PIL è in crescita progressiva, addirittura al 6% il Senegal e il 5% la Nigeria, i paesi da cui proviene la maggior parte degli immigrati clandestini che giungono in Italia. Inoltre sono flussi controllabili, devono esserlo altrimenti viene meno il ruolo stesso degli stati.

Dannosi i flussi migratori lo sono proprio perché non si fa nulla. L'Italia ha urgentemente bisogno di manodopera, ma manodopera specializzata per la manifattura nazionale, non soggetti privi di qualunque competenza. Noi dobbiamo essere attrattivi per i paesi ad alta specializzazione e scolarità, così come lo sono molti paesi europei, non per quelli privi di competenze. L'Italia spende per ogni laureato 100.000 euro, e noi esportiamo ogni anno 100.000 italiani, a fronte di oltre 250mila individui privi di una formazione di base che sbarcano in Italia. Non mi pare conveniente per il futuro del paese.

In tale quadro, sì, le elezioni amministrative hanno avuto un ruolo significativo per il cambio di narrativa del governo; ma temo che manchi la consapevolezza del problema; è piuttosto un correre ai ripari in previsione della prossima tornata elettorale.

— Possiamo dire che in nome dell'accoglienza fino ad oggi gli immigrati sono stati sfruttati per ottenere dei grossi interessi, si trattava di un vero business giocato, alla fin fine, sulla pelle degli immigrati?

— Parliamo di un business da circa 6 miliardi di euro l'anno. Una parte politica si è avvantaggiata attraverso la narrativa dell'accoglienza e della necessità dei migranti, definendoli spesso e in maniera opportunistica come persone bisognose di protezione in quanto in fuga dalla guerra. I fatti hanno sempre dimostrato il contrario, ma il centro destra non è mai riuscito ad andare oltre a risposte parziali, inadeguate. Invece di adottare una contro narrativa basata sui dati e sulle evidenze si è sempre lasciata trascinare da una componente populista che esalta i problemi anziché proporre soluzioni.

In tale quadro alcuni soggetti, tra i quali certamente alcune ONG, come alcune cooperative dell'accoglienza legate al mondo politico del centro sinistra, hanno saputo approfittare della situazione a danno dei contribuenti italiani come degli stessi migranti. Oggi in Italia ci sono circa 180.000 ospiti dei centri di accoglienza ma oltre 400.000 clandestini ed irregolari fuori controllo, sono fantasmi che alimentano un'economia dell'illecito e una criminalità sempre più connessa con l'economia nazionale.

— Con i viaggi dei migranti si arricchiscono gli scafisti, dei criminali. Il messaggio che mandava l'Italia era che delle navi avrebbero soccorso in mare i migranti in pericolo sui barconi. Possiamo definire tutto ciò come un circolo vizioso: un sistema di soccorso che in realtà incrementava gli sbarchi? Una politica sbagliata può essere considerata corresponsabile della strage?

— Noi abbiamo responsabilità dirette nell'aumento del numero di migranti verso l'Europa. Il fenomeno migratorio di massa africano è più di tipo interno che non verso l'esterno, ma negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento progressivo di movimenti di massa verso l'Europa. Questo è un fatto di cui tenere conto chiedendosi il perché, e la risposta l'abbiamo data noi con una struttura militare che assiste questo fenomeno e lo agevola. I numeri dei morti in mare è lapidario: 3.419 nel 2014, 3.771 nel 2015, 5.000 nel 2016. Un aumento di morti progressivo e parallelo all'aumento dello sforzo per andare a salvarli.

E proprio quelle navi mandate per il recupero, ora a poche miglia dalle coste libiche, hanno inciso nell'aumento del totale della massa migratoria. E con ciò abbiamo alimentato un fiorente mercato della tratta di esseri umani andando ad arricchire una sempre più potente rete criminale a sua volta legata con il terrorismo islamico: parliamo di organizzazioni che mettono le barche in mare sapendo che gli italiani (e gli europei) andranno a prenderli: è questo il punto fondamentale, quella gente è in mare perché vi è la certezza — da parte delle organizzazioni criminali — che qualcuno andrà a prenderli.

 È questo il meccanismo da bloccare, rompere senza indugio, altrimenti questo business concentrerà sempre maggiore ricchezza nelle casse di quei trafficanti di morte che si dice di voler combattere. Noi siamo i responsabili primi di quanto sta accadendo.

— Qual è la soluzione o quali sono le possibili soluzioni per risolvere questa ormai perenne emergenza?

— In primo luogo non è un'emergenza ma un fenomeno strutturale che vedrà 250milioni di persone migrare nei prossimi 20/30 anni. Siamo noi Europei, e italiani in particolare ad affrontare la questione con approccio emergenziale. E questo è molto sbagliato e controproducente. Le soluzioni ci sono ma devono essere affrontate da governi coraggiosi e determinati, e l'attuale governo non lo è. E la soluzione deve concentrarsi sulle cause anziché sulle conseguenze.

Come ho già detto, al fine di alleggerire le manifestazioni del fenomeno, è necessario fermare i flussi direttamente in Africa, attraverso una presenza in Africa, anche militare di assistenza, seppur per un tempo limitato: da un lato controllando le frontiere sud dei paesi al confine con quelli rivieraschi, in primis di quelli confinanti con la Libia (Ciad, Sudan, Niger), dall'altro lato è necessario contribuire allo sviluppo dei paesi di origine dei flussi (come Nigeria e Senegal), ma attraverso politiche economiche lungimiranti non con il miope assistenzialismo attraverso fondi a perdere.

Nel breve termine il respingimento in mare, effettuato in sicurezza, e la chiusura dei porti italiani sono la risposta più immediata ed efficace, oltre che legittima dal punto di vista del diritto internazionale, poiché l'Italia non è necessariamente e a priori l'unico "luogo sicuro" e questo il governo italiano può, anzi, deve affermarlo. E, in particolare, non è il luogo sicuro geograficamente vicino come previsto dalle convenzioni internazionali, così come la convenzione SAR (Search and Rescue, ricerca e salvataggio) stabilisce aree di competenza marittima; e quella oggetto di discussione è di Malta, addirittura anche nel caso di imbarcazioni che si dovessero trovare in prossimità di Lampedusa, che è all'interno della zona di competenza maltese.

— Si arriverà ad un accordo efficace a livello europeo o ogni Paese dovrà agire di testa sua?

— Finora a livello europeo si è chiacchierato; l'Europa chiacchiera e Juncker definisce l'Italia "eroica": non so se ridere o piangere di fronte al nulla di queste affermazioni. L'unica posizione netta è stata quella di Macron: "i migranti economici" — cioè l'85% del totale — "non li vogliamo"; buon per lui, e per la Francia che effettua i respingimenti alla frontiera senza avere la piccola ma influente quanto miope opinione pubblica italiana a cui dover rendere conto in termini elettorali. Ma anche l'opinione pubblica italiana sta cambiando, e le elezioni amministrative lo hanno evidenziato. La questione è dunque politica, non tecnica né ideologica: lo si spieghi ai contribuenti. O si decide di gestire e controllare il flusso migratorio di massa o lo si subisce. Delle due l'una.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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immigrazione, Intervista, Italia
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