11:07 03 Dicembre 2020
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La presunta interferenza russa nelle elezioni americane e i rapporti di Trump e del suo staff con i rappresentanti del Cremlino sono i titoli delle prime pagine dei giornali statunitensi oramai da molte settimane e tali argomenti non sembrano destinati a scomparire.

E' sempre più evidente oramai che l'obiettivo vero è quello di giungere allo impeachment del Presidente o di creare le condizioni per obbligarlo a dimettersi, così come fece Nixon per evitare il voto di sfiducia delle Camere.

Tutto ciò ha qualcosa di surreale e di certo non giova all'immagine e al prestigio della più grande democrazia mondiale, ma in che cosa sia consistita quella "interferenza" resta tuttora poco chiaro. Nessuna prova è stata finora presentata per dimostrare che, se interferenza c'e' stata, sia stata originata proprio da fonti russe. Nessuno ha avuto, e ha, il coraggio di sostenere che lo stesso voto sia stato falsato e che senza quegli "interventi" il risultato elettorale sarebbe stato diverso. Al contrario, le accuse riguardano soltanto la diffusione di notizie che minavano l'attendibilità della candidata Clinton. Eppure nessun giornale che ne scrive si è preso la briga di discutere se e quanto corrispondessero alla verità.

L'incontro tra Donald Trump e Papa Francesco
© REUTERS / Osservatore Romano

Si sono limitati genericamente a parlare di fake news, ma senza però mai poterne smentire alcuna. Indipendentemente da chi le abbia messe in rete, il primo dovere di una testata seria sarebbe stato dimostrarne la falsità oppure, se vere, diffonderle ulteriormente. D'altra parte l'immagine della Clinton che ne usciva non era certo quella di una buona patriota al servizio del suo Paese, anzi!

Quanto a Trump, le ultime accuse contro di lui sono di aver intralciato la giustizia chiedendo al capo dello FBI, James Comey, di non continuare (o di non spingere troppo) nelle indagini su possibili abboccamenti tra il suo collaboratore Michael Flynn e l'Ambasciatore russo durante la campagna elettorale. (A proposito, se ciò fosse veramente accaduto, perché Comey non si e' dimesso denunciando la cosa e ne ha parlato solo dopo essere stato rimosso?)

Proprio per queste accuse, il magnate ha ora ammesso di essere anche personalmente indagato. Altre indagini sono in corso su "comportamenti collusivi" di altri membri dello staff, a cominciare dal genero Kouchner. E' oggettivamente strano, come ha dichiarato l'avvocato personale di Trump Marc Kasowitz, che qualora si tratti veramente di una delicata indagine di controspionaggio tali notizie escano tempestivamente sui giornali. Chi e perché le comunica ai giornalisti? C'e' un altro caso Snowden o è qualcosa di ancora più losco?

La foto di Donald Trump e Sergei Lavrov
© AP Photo / Alex Brandon

Ugualmente strano è che tutti i giornali importanti e pure alcuni membri del Congresso attacchino il Presidente per la dichiarata intenzione, annunciata d'altronde già in campagna elettorale, di voler cercare rapporti più costruttivi con la Russia. Questo tipo di attacchi è talmente virulento da obbligare sia Trump sia il Segretario di Stato Tillerson a far di tutto per dimostrare di essere più anti-russi di chiunque altro.

La stranezza consiste nel fatto che l'attuale Presidente non è il primo a volere normalizzare i rapporti con Mosca. Perfino il guerrafondaio Bush junior, dopo aver incontrato Putin nel 2001, disse di averlo guardato negli occhi, aver capito la sua anima e averlo trovato degno di fiducia. Anche Obama, almeno all'inizio, aveva lanciato il suo personale tentativo di "reset" alludendo al desiderio di impostare le mutue relazioni su basi collaborative e non ostili. Entrambi i tentativi fallirono perché gli interessi strategici delle due potenze erano e restano contrastanti. Probabilmente pure Trump, anche senza gli attacchi di cui è oggetto, non avrebbe ottenuto risultati diversi. Il motivo dell'impossibilità di buone relazioni sta nel fatto che una gran parte dell'establishment politico e dei think-tanks americani persiste nella strategia di voler impedire a qualunque altro Paese di poter esercitare una propria egemonia in una qualunque area del mondo e, dove qualcuno emergesse, è necessario contrapporgli un altro (o altri) che lo "contengano". Questa è la filosofia che, con tutta probabilità, anche il nuovo Presidente si sarebbe trovato ad applicare perché sembrerebbe indispensabile al desiderio di supremazia degli USA nel mondo. Si spiegano così i giochi di Obama con Israele e con l'Iran in Medio Oriente e di tutti i tre Presidenti in Europa Orientale.

Detto ciò, la possibilità di uno impeachment è estremamente improbabile perché occorrerebbe una maggioranza dei Congressisti e, allo stato delle cose, qualora i Repubblicani accettassero di sfiduciare il Presidente del loro partito, sanno benissimo che il successore non sarebbe dei loro. Anche qualora la Camera bassa lo facesse, al Senato occorrerebbe una maggioranza qualificata di due terzi e ciò sembra irrealistico. Già due volte furono tentati degli impeachment: contro Andrew Johnson nel diciannovesimo secolo e contro Clinton pochi anni orsono. Entrambi mancarono l'obiettivo. Anche la possibilità che Trump si dimetta di sua sponte (come invece fece Nixon) resta, almeno per ora, un'ipotesi poco verosimile.

Come spiegare dunque tale irrazionale accanimento?

Si avverte una sola motivazione: la frustrazione dei Democratici e dei loro sponsor per aver persa un'elezione che ritenevano di aver già vinto con la candidatura Clinton. Per quanto tutti si spertichino nel vantare i meriti della democrazia come affermazione della volontà popolare, quando il "popolo" sceglie diversamente da quello che vuole la "classe dirigente" (del denaro, dell'intellighenzia e dei media) il risultato resta indigesto per questi signori. Fummo costretti a vedere qualcosa di simile anche in Italia, quando fu eletto Berlusconi. D'altra parte, l'establishment non gradisce gli outsider e tutto diventa possibile contro di loro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizionde della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
impeachment, Donald Trump, USA
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