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    Il Campidoglio ha ospitato il premio Pushkin

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    Marina Tantushyan
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    Il 20 giugno, nella prestigiosa storica sede della Protomoteca del Campidoglio si svolta la seconda edizione del “Premio internazionale Puškin”.

    Il premio, dedicato al più importante esponente della letteratura russa considerato il padre della lingua del suo Paese, si prefigge come principale obiettivo la diffusione in Italia della cultura russa e di rafforzare la mutua conoscenza e collaborazione in tutte le sfere ove interessi convergenti siano possibili. La vincitrice del Primo Premio è stata la poetessa italiana Antonella Anedda. Premio per la sezione "arte" è stato consegnato alla nota ritrattista ufficiale dei papi Natalia Tsarkova e per la sezione della letteratura il premio è stato ritirato dal giornalista russo e noto pushkinista Alexei Bukalov.

    Sputnik Italia ha intervistato l' organizzatrice del Premio Pushkin Yulia Bazarova.

    — Yulia, come è nato questo premio? Qual è il suo scopo principale?

    — Il Premio Internazionale Pushkin nasce nel 2014 da un'idea mia e di Paolo Dragonetti de Torres Rutili ed è figlia della nostra comune passione per la letteratura russa. Ci siamo resi conto di quanto Pushkin — i cui versi mi accompagnano sin dall'infanzia per tradizione familiare — sia conosciuto, letto ed amato anche in Italia come ben testimonia la statua in suo onore eretta nella significativa cornice di Villa Borghese, a Roma.

    Con questo premio vogliamo non soltanto riattualizzare la memoria del sommo poeta russo, ma piuttosto puntiamo a far conoscere la grande letteratura russa a 360 gradi ad un pubblico italiano sempre più vasto, avvalendoci della fama mondiale di cui gode Pushkin. Pushkin rappresenta una sorta di brand per la letteratura e per la cultura russa in generale e richiamare il suo nome consente di attirare l'attenzione anche su autori della tradizione russa che in Italia sono ancora poco conosciuti.

    — La premiazione si è tenuta al Campidoglio. Come è stata accolta questa iniziativa dalle autorità italiane?

    — Abbiamo riscontrato un'immediata e convinta disponibilità da parte della Commissione Turismo, Moda e Relazioni Internazionali del Comune di Roma e, in particolare, da parte della Presidente on. Carola Penna. La nostra iniziativa, tesa a promuovere una realtà culturale diversa da quella italiana ma ad essa affine, è stata interpretata dalle autorità capitolina come un'occasione di arricchimento per la Città Eterna. E questo è decisamente gratificante per noi. Inoltre, la consapevolezza di agire in piena sinergia con le istituzioni è stata rafforzata con il patrocinio concesso dalla Presidenza Assemblea Capitolina, dal Centro Russo di Scienza e Cultura, dall'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dalla Fondazione Roma Sapienza e dal Centro di Ricerca della Fondazione "Il Mondo Russo" dell'Università di Pisa. Queste adesioni istituzionali alla nostra iniziativa hanno sicuramente rappresentato un ulteriore stimolo ad andare avanti.

    — Con quali criteri sono stati scelti i laureati del premio? Che legame hanno con il poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo?

    — Intanto, è significativo il fatto che quest'anno non abbiamo un solo vincitore ma più vincitori grazie alla decisione di portare a tre il numero delle sezioni in cui si articola il Premio. Nel mondo esistono numerosi premi intitolati a Pushkin che però si limitano al settore letterario. La peculiarità del nostro sta proprio nell'aver voluto allargare il campo anche all'arte e alla ricerca scientifica. Questo perché lo abbiamo concepito come un omaggio alla cultura russa in generale di cui la letteratura costituisce la branca più ricca e più rilevante, ma non l'unica. Il criterio che è stato tenuto in considerazione per l'attribuzione del premio è l'ispirazione alla letteratura classica russa e l'utilizzo della lingua o russa o italiana nei lavori. I grandi letterati russi non costituiscono un'ispirazione soltanto per chi deve comporre un'opera letteraria, ma possono ispirare anche chi si accinge a dipingere un quadro o a realizzare uno studio scientifico. La scelta delle tre sezioni mira proprio a sottolineare l'aspetto più inclusivo della tradizione letteraria russa e di Pushkin che ne è il suo massimo rappresentante.

    — Alexander Pushkin non è mai stato all'estero, tuttavia, si è sempre molto interessato all'Italia, ha tradotto Dante, Petrarca. Come a Suo avviso vedeva Belpaese Pushkin nella sua immaginazione artistica?

    — Si dice che gli amori più belli sono quelli non vissuti e allora possiamo dire che quello tra l'Italia e Pushkin fu un amore bellissimo. Puškin concepisce l'Italia come personificazione stessa della poesia ed è emblematico il fatto che le dedichi dei versi pur senza averla mai visitata. Il sommo poeta si nutrì di atmosfere ed immagini dell'Italia grazie ai racconti degli amici che lo circondavano. Ciò che il Belpaese ha rappresentato per Pushkin fino all'ultimo dei suoi giorni è stato — a mio avviso — perfettamente espresso dalle parole della poetessa Anna Achmatova: "il più intimo e il più amato dei sogni della sua vita.

    — Il 6 giugno si festeggia il compleanno di Pushkin e il giorno della lingua russa. Negli ultimi anni un numero crescente di italiani tende a studiare la lingua russa. Che ruolo ha avuto il lavoro di Alexander Pushkin nel promuoverlo in Italia?

    — Tutti gli italiani che si imbattono in Pushkin finiscono sempre per amarlo. Negli ultimi anni, poi, con il costante aumento di italiani che si accostano al mondo culturale russo, sono sempre di più quelli che — inevitabilmente — iniziano a leggere ed apprezzare Pushkin. Così come altrettanto frequente è il percorso inverso: amando Pushkin, molti italiani decidono poi di approfondire gli altri autori della letteratura russa. Iniziative come la nostra puntano proprio a stimolare questa crescita in pubblico italiano. Essendo un brand nazionale, Pushkin svolge la funzione di traino per gli altri autori della letteratura russa e per la lingua russa stessa che lui ha contribuito ad innovare.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    lingua russa, Aleksandr Pushkin, Roma, Italia, Russia
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