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22:15 23 Luglio 2019
L'Altare della Patria a Roma

Follie di un’Italia che vuole importare solo profughi

© Fotolia / fabiomax
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Marco Fontana
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La sentenza pronunciata dal Tar, resa nota il 25 maggio e che ha fatto decadere ben cinque direttori di aree museali, non può essere derubricata a semplice incidente di percorso, ma deve purtroppo essere bollata come tipica follia italiota.

Cioè la solita mossa tanto formalmente corretta quanto intrinsecamente assurda di un Paese dove tutto viene lasciato andare in rovina aiutandosi con una bella spinta autolesionista.    

Sono stati numerosi i rilievi avanzati dal Tar alla riforma dei musei varata dal governo Renzi, che aveva portato ad assoldare dirigenti anche dall'estero. Sorvoliamo sul merito della riforma, certamente opinabile, e concentriamoci invece su quello che hanno deciso le toghe amministrative, secondo le quali non sarebbe stato possibile, prima di tutto, ammettere dei non italiani a una selezione per un ruolo di dirigente pubblico; contestano poi lo svolgimento delle prove orali perché si sono svolte a porte chiuse e, in almeno due casi, addirittura "da remoto" e cioè in collegamento Skype con Australia e Stati Uniti: una procedura ritenuta inammissibile dal Tribunale amministrativo regionale in quanto incompatibile con i principi di trasparenza e di parità di trattamento tra i candidati di una selezione pubblica. Inammissibili infine i criteri per entrare nella terna finale: Lo scarto minimo dei punteggi tra i candidati meritava una puntuale e più incisiva manifestazione espressa di giudizio da parte della commissione piuttosto che motivazioni criptiche e involute.

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e gli esponenti del Partito Democratico hanno immediatamente fatto fronte contro questa pronuncia, che di fatto va a bocciare la riforma Renzi. L'ex premier si è espresso così sui suoi profili social: l'errore del governo è stato di non aver provato a cambiare i Tar. E anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha sostenuto che i Tar andrebbero cambiati, senza demonizzarli, precisando meglio qual è l'ambito di competenza della politica e quello del Tar. Sinceramente non si possono attribuire in via esclusiva al Tar gli effetti di questa sentenza. 

Fabio Mattei, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi, ha infatti chiarito che la nomina di dirigenti pubblici stranieri (chiamati a esercitare poteri) è vietata nel nostro ordinamento. Se si vogliono aprire la porte all'Europa — e noi siamo d'accordo — bisogna cambiare le norme, non i Tar.

Eruzione dell'Etna, Sicilia
© AP Photo / Salvatore Allegra
E infatti le responsabilità vanno attribuite a una classe dirigenziale italiana che appare, ogni volta che viene messa alla prova, assolutamente non all'altezza delle sfide globali che deve affrontare. Per esempio, nel caso di specie, il Legislatore — come spesso avviene — non è stato in grado di scrivere leggi che fossero chiare nel contenuto e coerenti con il resto dell'ordinamento, mentre i giudici — che frequentemente abusano di un potere di interpretazione che in teoria il nostro sistema di diritto non consente loro — hanno evitato lo sforzo di allargare il perimetro di giudizio, come sottolineato dal giudice della Corte Costituzionale Sabino Cassese.

Proprio il giudice emerito, dalle colonne del Messaggero, precisa che siamo in presenza di sentenze verbose e sovrabbondanti dove non ce n'era bisogno, sbrigative dove era necessario (per dimostrare che rifiutiamo gli stranieri). Ora dobbiamo aspettare il Consiglio di Stato. Infine, al di là del voler salvare o meno la riforma Renzi, bisogna sottolineare gli effetti deleteri della sentenza sul prestigio e sulla carriera di coloro che operano nei musei: magari tornati in Italia dall'estero e ora fermati da una diatriba giudiziaria che nessuno poteva prevedere, o coloro che si erano visti a suo tempo preferire, in posizioni per le quali avevano studiato, dei colleghi stranieri o di diversa provenienza; insomma uno strano gioco in cui perdono tutti, come afferma su Il Sole 24 Ore Cristina Acidini, presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Il problema però è che una sentenza del genere, con i modi e la tempistica con cui è stata emessa, consegna l'idea della solita Italietta cialtrona e confusionaria, che cambia male le leggi e non applica quelle buone che ha già. Così, questo Paese di Bengodi mostra la volontà solo di importare profughi o presunti tali, spesso a dispetto delle leggi in vigore, ma quando si tratta di assoldare dall'estero dirigenti qualificati, allora questa volontà si inceppa: basta una virgola del testo di legge per bloccare l'arrivo di professionisti che hanno l'unica colpa di poter produrre Pil e benessere per l'Italia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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PIL, Crisi dei migranti, Sabino Cassese, Matteo Renzi, Dario Franceschini, Fabio Mattei, Andrea Orlando, Italia
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