01:08 06 Dicembre 2019
Il quartiere generale della NATO a Bruxelles

NATO-Russia, guerra o pace?

© AP Photo / Geert Vanden Wijngaert
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La NATO entrerà nella coalizione anti Daesh, questo è quanto emerge dal vertice dell’Alleanza Atlantica in corso a Bruxelles, il primo con la partecipazione del presidente Donald Trump. La NATO ora probabilmente vedrà nel terrorismo il suo nemico principale e non più Mosca. NATO-Russia, guerra o pace?

Il terrorismo è al centro della discussione fra i capi di governo e di Stato della NATO riuniti a Bruxelles il 25 maggio, il vertice che vedrà l'esordio di Donald Trump, impegnato nel suo primo viaggio di lavoro internazionale, atteso per il G7 di Taormina. Tutti gli occhi sono puntati sugli incontri del nuovo presidente americano, che per molti aspetti rappresenta una vera incognita.

A vent'anni di distanza dall'accordo NATO-Russia Founding Act on Mutual Relations i rapporti fra l'Alleanza Atlantica e Mosca hanno vissuto degli alti e dei bassi arrivando negli ultimi anni ad un clima da guerra fredda. Quali sono le prospettive dei rapporti fra la NATO e la Russia? Sputnik Italia ne ha parlato con Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
© Foto : fornita da Mirko Molteni
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari

— Mirko, come sono mutati i rapporti fra la NATO e la Russia nel corso del tempo fino ad oggi? Quali date importanti possiamo ricordare in merito?

— Proprio in questi giorni, quando assistiamo al vertice NATO di Bruxelles con l'esordio del presidente americano Donald Trump sulla platea dell'Alleanza, si ricordano due importanti anniversari. Il 27 maggio di vent'anni fa nel 1997 fu siglato il NATO-Russia Founding Act on Mutual Relations, il primo atto formale che avviava una cooperazione più stretta dopo che dal 1994 già esisteva la partnership per la pace. L'altra tappa importante cade il 28 maggio del 2002, anche qui siamo a ridosso di un anniversario, in questo caso 15 anni, della fondazione del Russia Nato Council al vertice di Pratica di Mare. In quell'occasione l'allora presidente americano Bush si incontrò con Putin agli esordi della sua presidenza, complice anche l'amicizia con Silvio Berlusconi.

Questi anniversari ci riportano ad una stagione certamente più proficua di collaborazione fra la Russia e l'Alleanza Atlantica, era l'epoca in cui, tra l'altro, nei primi anni 2000 i russi furono anche d'accordo nell'assicurare l'arrivo di rifornimenti di truppe della NATO in Afghanistan attraverso i territori dell'Eurasia centrale. Si trattava di una collaborazione fattiva che vedeva in primo luogo l'emergenza del terrorismo.

— Tornando ai nostri giorni, notiamo come la NATO abbia spostato il suo focus proprio verso Est, c'è stato un cambiamento di rotta. Si è ricreato un clima da guerra fredda. A che cosa serve secondo te la strategia della tensione?

— C'è da ricordare il caso del 2008 quando ci fu la guerra tra Russia e Georgia legata alla questione dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia. Si è avuto un raffreddamento dei rapporti Russia-NATO, che però è stato solo momentaneo. All'epoca gli Stati Uniti e la NATO avevano capito che effettivamente fare entrare la Georgia nella NATO sarebbe stato un passo troppo minaccioso nei confronti di Mosca, perché la Georgia è incuneata nel Caucaso, vicino al ventre della Russia.

Dopo il 2008 ci fu il famoso reset, il riavvio di relazioni positive fra Mosca e Washington, poi però arrestatosi con la crisi ucraina del 2014. Il punto è vedere se questi ormai 3 anni di peggioramento dei rapporti possa essere superato dalla nuova amministrazione americana.

Trump ha ereditato la situazione creata dalla precedente amministrazione Obama e solo ora con il suo viaggio internazionale comincia ad entrare davvero nel merito della politica estera e della strategia globale. Questa è la prova del fuoco. I piani della NATO per mantenere le truppe dell'Alleanza sui confini in Lituania, Estonia e in Polonia per ora rimangono. Bisogna vedere se gradualmente si riuscirà, secondo gli intenti espressi da Trump fin dalla campagna elettorale, a riavviare una strategia globale proprio vedendo nel terrorismo il nemico comune.

— Il vertice NATO a Bruxelles può riservare delle sorprese. Sembrerebbe che la NATO entrerà nella coalizione anti Daesh. Un cambio di rotta importante?

— Stamattina all'apertura del vertice si sono viste dichiarazioni positive di Stoltenberg che sosteneva l'opportunità che la NATO entrasse ufficialmente nella coalizione degli Stati anti ISIS. Questo sicuramente può essere un fatto positivo, perché sembra che la NATO comunque voglia identificare il terrorismo come la minaccia principale. Sembra quasi che lo schieramento di truppe sul confine orientale sia un fattore piuttosto simbolico che un'effettiva malaugurata volontà di fare guerra contro la Russia. È probabile che con il tempo magari Trump potrebbe fare in modo che questo schieramento di truppe a Est venga declassato a una rotazione di truppe a puro scopo addestrativo ad esempio, per disinnescare la tensione.

Un episodio che mi ha colpito è stato che pochi giorni fa un aereo americano da ricognizione, un P8 Poseidon sopra il Mar Nero è stato affiancato da un caccia russo vicino ai confini con le acque territoriali della Crimea. La reazione americana è stata più morbida del solito, l'equipaggio ha solamente dichiarato che il caccia russo si è avvicinato per salutare e ha compiuto delle manovre molto professionali. Sembra un piccolo segnale rivolto anche a Mosca per disinnescare la tensione. Ci vorrà tempo però, perché abbiamo visto come a Washington Trump si trovi contro tutta una serie di oppositori interni.

— Lo stesso Trump però è un'incognita, perché in campagna elettorale parlava della NATO come di un organo obsoleto, dopodiché la sua posizione è cambiata. Qual è il tuo punto di vista sulla NATO con la presidenza Trump?

— Trump si è reso conto che ovviamente la NATO non può essere dall'oggi al domani smantellata, è uno strumento comunque utile per assicurare stabilità. L'enfasi contro il terrorismo sarà utile per trovare un terreno comune di intesa con la Russia. Per quanto riguarda le spese militari, Trump ha ribadito più volte che gli Stati europei dovrebbero aumentarle fino al 2% della spesa governativa, perché gli Stati Uniti possano liberare risorse pensando soprattutto al Pacifico. Trump intende comunque ritrovare un dialogo con la Russia, però rimane sempre molto guardingo nei confronti della Cina. È probabile che la sua volontà di responsabilizzare maggiormente gli alleati europei serva per consentire agli Stati Uniti di presidiare meglio il Pacifico, soprattutto il Mar Cinese Meridionale, dove resta alta la tensione con la Cina per le basi nelle Isole Spratly e Paracel.

— Quali sono le prospettive dei rapporti fra Russia e NATO, guerra o pace?

— Dipenderà tutto dal livello di opposizione interna che Trump ha a Washington, perché il problema fondamentale è il Congresso. Se Trump riesce a convincere la maggior parte del Congresso che la Russia può essere un partner positivo per la pace, per la stabilità e contro il terrorismo, allora ci sono prospettive positive. Tutto dipenderà sostanzialmente dal Congresso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Intervista, relazioni diplomatiche, NATO, USA, Russia, Italia
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