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    La base militare di Sigonella

    Italia, portaerei NATO al servizio degli USA

    © AP Photo/ Andrew Medichini
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    Tatiana Santi
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    L’Italia ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, ma detiene sul suo territorio decine di testate atomiche statunitensi e della NATO, la Costituzione italiana ripudia la guerra, ma ospita basi americane da dove partono missioni verso altre nazioni. Italia, portaerei NATO al servizio degli USA.

    Può dirsi sovrano e indipendente un Paese che ospita basi militari stranieri con tanto di testate nucleari? Delle basi statunitensi presenti lungo tutto il territorio italiano si sa ben poco, gli accordi militari bilaterali fra Stati Uniti e Italia sono tuttora segreti e le uniche fonti accessibili sono americane. Dal governo italiano in merito regna il silenzio.

    La popolazione italiana, dalla Sicilia alla Sardegna e fino a Vicenza è stanca della presenza militare NATO sui suoi territori, tra l'altro spesso legata a dei rischi per l'ambiente e la salute dei cittadini. I cittadini verranno ascoltati o tutto ciò che riguarda le basi americane rimarrà un tabù? Sputnik Italia ne ha parlato con Fabrizio Di Ernesto, giornalista e saggista, autore del libro "Portaerei Italia. Sessant'anni di NATO nel nostro Paese" edito da Fuoco Edizioni.

    Fabrizio Di Ernesto
    © Foto: fornita da Fabrizio Di Ernesto
    Fabrizio Di Ernesto

    — Fabrizio, l'Italia può considerarsi indipendente in politica estera e militare tenendo conto delle basi americane e NATO presenti sul suo territorio?

    — L'Italia è una nazione a sovranità fortemente limitata per la presenza di basi militari sia NATO sia statunitensi. Oltretutto l'adesione dell'Italia alla NATO comporta che la politica militare sia totalmente ossequiosa nei confronti di quella dell'Alleanza Atlantica. Un esempio eclatante che abbiamo visto nel 2011 riguarda la Libia: l'Italia aveva firmato un accordo in base al quale non sarebbero dovuti partire attacchi verso la Libia dalle nostre basi, eppure i caccia che bombardavano la Libia partirono dalla base NATO di Gioia del Colle. L'Italia ha dimostrato di non avere la minima libertà di movimento.

    — Ci sono molte realtà in Italia a partire da Niscemi fino a Vicenza e in Sardegna dove la popolazione è stanca di questa "occupazione militare". Il governo italiano prende in considerazione secondo te la voce degli italiani?

    — Purtroppo no, anche qui vorrei citare un altro esempio. Nell'ottobre 2008 si stava discutendo la possibilità di costruire una nuova base a Vicenza da affiancare alla Ederle. Il sindaco, un esponente del centrosinistra, era fortemente contrario a questa nuova realizzazione militare e propose un referendum consultivo, perché la Costituzione italiana non permette dei referendum su tematiche militari. La domanda era: volete che il governo di Vicenza acquisisca la zona dove dovrebbe sorgere la base per metterla a disposizione della cittadinanza?

    Qualche giorno prima il Consiglio di Stato bocciò il referendum, dicendo che per come era posta la domanda, avrebbero sicuramente vinto i sì e quindi era inutile fare il referendum. Alla fine la base è stata realizzata e vi sono arrivati soldati americani precedentemente di stanza in Germania.

    — Per quanto riguarda le basi NATO in diverse zone d'Italia a preoccupare è anche la situazione da un punto di vista ambientale e sanitario.

    — A Niscemi in Sicilia è già sorta ed è operativa una delle 4 antenne per il Muos, sistema di difesa per le comunicazioni satellitari basata quindi su 4 antenne poste in tutto il mondo: a Niscemi, in Australia, in Virginia e anche alle Isole Hawaii. Queste antenne permettono a tutte le armate statunitensi e NATO di comunicare fra loro. Poiché sono soltanto 4 antenne in tutto il mondo possiamo immaginarci la potenza di questi strumenti per ricevere e mandare segnale. Diverse università hanno segnalato il rischio di malattie tumorali legate alle onde radio, ma il sistema è stato comunque realizzato. Purtroppo la nostra classe politica è totalmente dipendente da Washington e se da una parte dice una cosa ai cittadini, dall'altra parte fa tutto ciò che Washington vuole.

    Anzi, quando sono arrivati in Sicilia a Sigonella i Black Hawk, a sistema AGS, l'allora ministro della Difesa La Russa si vantò di questo risultato da lui definito storico, perché Sigonella era in lista con altre basi non italiane per ospitare questi aerei senza pilota.

    — Gli effetti collaterali e i rischi collegati alle basi USA e NATO esistono e i cittadini italiani dovrebbero avere il diritto a saperne di più, no?

    — Certo, un altro aspetto che si conosce poco è che l'Italia, pur avendo firmato il trattato di non proliferazione nucleare, ospita a Ghedi e Aviano delle testate nucleari statunitensi. Questo non è mai stato confermato dal governo italiano, ma l'ex presidente americano Bill Clinton nel 2005 lo disse tranquillamente in un'intervista e nessuno si scandalizzò. Ospitiamo circa 70 bombe nucleari in un Paese che più volte ha votato contro il referendum per l'energia nucleare e che ha firmato il trattato di non proliferazione, è paradossale.

    — Le uniche fonti disponibili sulle basi presenti in Italia sono americane. Secondo te verrà il giorno quando gli accordi bilaterali fra USA e Italia in merito alle basi militari verranno desegretati?

    — Alcuni documenti sono stati desegretati dopo la strage del Cermis, quando un pilota statunitense tranciò una funivia e morirono una ventina di persone, fra cui cittadini non solo italiani. In teoria il processo si sarebbe dovuto svolgere in Italia, invece il pilota fu processato negli Stati Uniti proprio perché questi accordi prevedono che i militari, i quali commettono un qualche reato, debbano essere processati negli Stati Uniti e non nel Paese dove lo commettono. Il governo D'Alema fu costretto a desegretare questa parte degli accordi.

    Dal punto di vista delle fonti bisogna fare comunque i complimenti agli Stati Uniti perché offrono la massima trasparenza. Basta digitare su qualsiasi motore di ricerca "base structure report" e si ha tutta la finanziaria del Pentagono, quanto spendono per ogni singola base, quanti militari sono presenti in ogni singola installazione e quanto personale civile vi è dislocato.

    Bisogna poi saper leggere questi dati, se confrontiamo il report attuale con quello di 2-3 anni fa, vediamo come le spese diminuiscono da una base all'altra, i soldati vengono trasferiti in altre basi. Possiamo farci anche qualche domanda sul perché del cambio di rotta. Negli ultimi anni abbiamo visto che i soldati sono sempre stati spostati verso l'asse nord est dell'Italia, anche perché c'è la Serbia con cui la NATO non ha ottimi rapporti.

    — Secondo te il governo italiano potrebbe adottare delle misure per liberarsi o almeno limitare l'incremento delle basi e di unità militari NATO sul proprio territorio o parliamo di fantascienza?

    — Purtroppo la storia ci insegna che tutti i politici che hanno provato in qualche modo a mettersi contro il governo statunitense hanno fatto poi una brutta fine. Pensiamo ad Aldo Moro, che voleva portare i comunisti al governo, pensiamo a Craxi che a Sigonella si è ribellato ai soldati statunitensi e poco dopo è stato cacciato dalla vita politica italiana con lo scandalo mani pulite. Pensiamo a Mattei che con la sua politica energetica economica stava mettendo i bastoni fra le ruote alle sette sorelle.

    Non credo che l'attuale classe politica italiana possa opporsi a queste basi, che sono fra l'altro spesate quasi totalmente dagli Stati Uniti. Se consideriamo che l'Italia le paga sotto forma di finanziamenti alla NATO, anche lì ci sono molti politici che spingono per dare maggiori fondi all'Alleanza Atlantica. Più paghi più conti all'interno di queste strutture sovranazionali. Capiamo che non c'è la volontà di cambiare rotta.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    armi nucleari, nucleare, NATO, USA, Italia
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