10:29 26 Gennaio 2020
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Per chi aveva ancora dei dubbi sull’intenzione di Mark Zuckerberg di candidarsi alle prossime presidenziali americane, ecco qualche notizia che glieli farà dissipare.

Il giovane inventore si è fermato a sorpresa a mangiare in casa di una famiglia di democratici dell'Ohio che aveva votato per Trump, perché voleva comprendere le ragioni del gesto sconsiderato di questi cittadini. Il "padre" di Facebook (definizione opinabile dopo aver letto la sua biografia), ha iniziato a dar seguito ai buoni propositi di Capodanno, con l'intenzione di ascoltare le voci di tutti e 50 gli Stati americani, facendo tappa in uno dei focolai di malcontento che ha consentito l'incredibile vittoria del tycoon newyorkese. Zuckerberg è andato a trovare Dan e Lisa Moore, dopo aver comunicato al suo staff di volersi recare a casa della coppia: Voglio parlare con democratici che hanno votato Trump.

La cena — definita "deliziosa" dal miliardario (certo, sarebbe stato buffo sentire il contrario da uno che aspira a candidarsi) — non e' stata soltanto all'insegna della politica. I Moore hanno parlato delle loro attività in un orfanotrofio in Uganda e delle attività filantropiche di Zuckerberg. Insomma proprio una coppia scelta a caso, viene in mente a un malpensante come me… Tuttavia, quanta propaganda si cela dietro questo piccolo evento? Non dev'essere tanto comune una famiglia che si occupa di orfanotrofi ugandesi: chi ha segnalato questi elettori a Mark? Si sono proposti loro o sono stati selezionati tra gli iscritti al Partito Democratico?

Sarebbe opportuno farlo sapere, perché proprio il signor Facebook ha lanciato la guerra santa contro le "fake news", senza tuttavia chiarire chi sia a decidere sulla veridicità di una notizia. Prima di questa cena il creatore di FB era stato in Michigan, dove aveva incontrato studenti musulmani di un'università locale, di cui molti immigrati da zone di guerra; aveva visitato una fabbrica della Ford fuori Detroit, mettendosi persino a smanettare in catena di montaggio. Chissà mai che per la prossima campagna elettorale serva una foto che lo mostri vicino agli operai, sensibile ai problemi degli ultimi… D'accordo, sappiamo bene che la politica funziona così, ma francamente da uno che lancia moniti contro i furbetti digitali è difficile non sospettare che attribuisca agli altri quello che farebbe lui al posto loro.

L'avvio della sua campagna elettorale, svelata dai documenti di un'azione legale ottenuti mesi fa dalla Bloomberg, nei quali si dice che Mark avrebbe discusso questa opzione con altri membri del board di Facebook, era stato dato col mea culpa recitato lo scorso dicembre sull'automazione e l'innovazione spinta: Per decenni la tecnologia e la globalizzazione ci hanno reso più produttivi e connessi. Questo ha creato vantaggi, ma per molti ha anche reso la vita più difficile contribuendo a dividere le persone come non ho mai visto in vita mia. Dobbiamo trovare come cambiare le regole del gioco.

Quello che fa sorridere è che mentreZuckerberg lancia la crociata contro i robot in un modo molto simile a Bill Gates, proprio Facebook apre una divisione di ricerca apposita sull'intelligenza artificiale: Mark ha infatti stretto una partnership con un altro visionario dell'hi-tech, Elon Musk, re di Tesla Motors, uno che dell'automazione ha fatto il suo cavallo di battaglia. A più di mezzo secolo dalla sua nascita, l'Intelligenza Artificiale torna quindi prepotentemente alla ribalta. Peccato che se pubblicamente (e a parole) ci si imbarca in grandi battaglie contro le ricadute occupazionali dell'innovazione a tutto spiano, privatamente (e coi fatti) si investono miliardi per ridurre i costi del personale. 

Sicuramente la crociata di Zuckerberg contro le fake news, che sta permettendo di tramutare il suo board in una sorta di editore-censore, fa presagire tempi molto cupi: si potrà mettere un bel bavaglio a chi farà notare certe contraddizioni. Se sul più potente social network del mondo uno può censurare le notizie sgradite, tra il plauso dei media tradizionali, chi sarà a garantire libere elezioni negli USA? E pensare che oggi la preoccupazione principale sono i presunti hacker: personalmente tenderei a investigare su chi sotto gli occhi di tutti sta gettando le basi per annichilire la libertà di stampa. Le più cruente dittature sono sempre passate in un primo momento dalla legittimazione popolare, non dimentichiamocelo.

Difficile quindi non convenire col giudizio dell'ex ministro delle Finanze Giulio Tremonti, che ha idee molto chiare sul padrone di Facebook. A un giornalista ha chiesto: Ha letto il ‘manifesto' di Zuckerberg? È più sconcertante quello o i tweet di Trump? Non c'è più un re, una legge, un ruolo d'imposta. La ricchezza, da sola, è diventata anonima e apolide, irresponsabile e iperpotente, prende la forma prima sconosciuta del capitale dominante. È il mercato sicut Deus, sopra i Parlamenti, sopra i popoli. Le ‘repubbliche digitali' e i loro signori rifiutano di essere definiti come evasori: secondo loro sono gli Stati che sbagliano rispetto ai loro criteri di ripartizione fiscale. Ripeto: c'è qualcosa che non va, o no? 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la poszione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Facebook, Mark Zuckerberg, USA
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