16:18 17 Ottobre 2018
Armi chimiche

Qual è il pericolo delle armi chimiche oggi?

© AFP 2018 / PHILIPP GUELLAND
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Tatiana Santi
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Le armi chimiche, fin dal loro primo utilizzo, hanno sempre suscitato terrore per la letalità e la ferocia che le contraddistinguono. Esattamente vent’anni fa, il 29 aprile 1997 entrava in vigore la Convenzione ONU sul disarmo delle armi chimiche, ma qual è il pericolo rappresentato da queste armi oggi?

Nel 1997 entra in vigore il primo trattato che vieta l'utilizzo, lo sviluppo, la detenzione e il trasferimento di armi chimiche. Si tratta di una Convenzione fondamentale per la sicurezza internazionale, ma nonostante il bando le minacce legate a questo tipo di armi non sono del tutto cessate.

Non tutti i Paesi hanno ancora ratificato la Convenzione di Parigi e non è da escludere, purtroppo, il possibile utilizzo di armi chimiche da parte dei terroristi. La recente strage a Idlib in Siria, su cui l'indagine è ancora in corso, ha riacceso il dibattito attorno al capitolo, purtroppo tuttora aperto, delle armi chimiche. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista il chimico Matteo Guidotti, ricercatore presso l'Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del CNR, membro dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.

Matteo Guidotti, ricercatore presso l'Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del CNR, membro dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.
© Foto : fornita da Matteo Guidotti
Matteo Guidotti, ricercatore presso l'Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del CNR, membro dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.

— Sono passati vent'anni dalla Convenzione di Parigi, ma si ritorna a parlare di armi chimiche. Matteo Guidotti, qual è il loro pericolo oggi?

— La novità della Convenzione sulle armi chimiche del Trattato di Parigi del '97 rispetto al precedente è il fatto di proibire non solo l'uso di armi chimiche, ma anche la loro produzione, lo studio e la detenzione. È stato un passaggio in più e rappresenta una differenza rispetto ad altri trattati di disarmo internazionale. Per le armi biologiche non c'è un organismo di controllo internazionale, come nel caso delle armi chimiche.

Sulla situazione attuale c'è da dire che alcuni stati, come il Sudan del sud, Israele, l'Egitto e la Corea del Nord, non hanno ancora firmato e ratificato il trattato purtroppo. I Paesi che non hanno ancora firmato sono Paesi con una situazione politica molto instabile, se prendiamo la zona mediorientale o la Corea del Nord. Questo è un rischio di per sé, perché questi Paesi non sono tenuti a rispettare i vincoli della Convenzione. Per il resto la minaccia è comunque sempre viva, perché le armi chimiche, diversamente da altre armi non convenzionali, possono essere prodotte da piccoli gruppi di terroristi anche nel garage di casa nostra. Il controllo è più difficoltoso, alcuni ingredienti per produrre queste armi per esempio sono disponibili sul mercato. Il pericolo c'è, ed è legato non ad un utilizzo bellico, ma terroristico.

— Non è da escludere quindi il rischio concreto che le armi chimiche possano essere utilizzate dai terroristi?

— Senza dubbio. Il caso esemplare risale al 1995 nella metropolitana di Tokyo, si è trattato del primo utilizzo di sostanze chimiche tossiche di agenti nervini per finalità terroristiche. In precedenza a partire dalla prima Guerra Mondiale, ma anche negli anni '80 nella guerra fra Iran e Iraq si è visto, aimè, l'utilizzo di armi chimiche per finalità di un esercito contro l'altro, di uno Stato contro l'altro. A Tokyo nel '95 dei terroristi, appartenenti ad una setta religiosa, hanno preparato delle buste con del sarin, dell'agente nervino, per poi distribuirle alla gente. Il rischio quindi obiettivamente c'è, perché la preparazione di queste armi è facile da seguire e gli ingredienti sono abbastanza semplici da recuperare.

— Quanto è importante la cooperazione internazionale nel contesto anche dello smantellamento? Va ricordato il caso delle armi chimiche siriane smantellate nel 2015 sotto il controllo internazionale.

— La cooperazione è importantissima e basilare principalmente per gli alti costi delle procedure, quindi parliamo anche di una collaborazione economica. Non è detto che una nazione da sola, per quanto grande, abbia le disponibilità per fare questo autonomamente. Questo capita ancora più che con le super potenze, come gli Stati Uniti e la Russia, con Paesi invece più piccoli che posseggono scorte ancora dalla prima Guerra Mondiale. L'importante è fare uno sforzo congiunto fra più nazioni per poter abbattere e distruggere in modo adeguato le armi chimiche.

L'ambasciatore della Bolivia Sacha Sergio Llorenti Soliz ha mostrato all'assemblea generale dell'ONU una foto di Colin Powell quando ragliava sulle armi chimiche di Saddam Hussain.
© AP Photo / Mary Altaffer
In Siria la minaccia chimica è ancora attuale, l'abbiamo visto recentemente. La distruzione dell'arsenale chimico ufficiale siriano però dal 2013 al 2015 è stato un bell'esempio di collaborazione internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite e in particolare dell' OPCW (Organisation for the prohibition of chemical weapons). Anche l'Italia ha dato la sua parte con il porto di Gioia Tauro e altre sue competenze. Ci fu una serie di Paesi dalla Danimarca agli Stati Uniti e la Russia, dalla Germania alla Finlandia che hanno partecipato in un'operazione virtuosa. Grandi costi comunque e tempi, i quali non sono immediati.

— Anche per lo smantellamento di armi chimiche in Russia vi è una partecipazione di più Paesi europei, fra cui l'Italia.

— È vero, il problema poi nel caso di arsenali datati di 30-40 anni, come possono essere quelli esistenti nelle due super potenze della Guerra Fredda, è di andare a smaltire sostanze tossiche vecchie, quindi probabilmente degradate. Non si sa più che cosa si abbia in mano. È come quando si ha in frigo un litro di latte, ma dopo 10 anni non è più un litro di latte, vi si trova qualcosa che può essere un'arma biologica. Con le armi chimiche è più o meno simile la situazione.

Qui nel nord est dell'Italia, dov'è stata combattuta la Prima Guerra mondiale, vengono trovati ancora proiettili pieni di armi chimiche usate principalmente dall'Impero austro-ungarico contro l'Italia. Dopo 100 anni è difficile aprire e decontaminare in modo adeguato queste armi.

— Per quanto riguarda l'attualità, ha fatto molto discutere il recente attacco chimico ad Idlib in Siria, quando è stato immediatamente accusato Assad ancor prima di ottenere degli accertamenti, l'indagine è ancora in corso. Possiamo dire che anche in questo caso sarebbero opportuni una cooperazione, un controllo e delle indagini internazionali?

— Sono perfettamente d'accordo, è importante la cooperazione internazionale, aggiungerei, anche da un punto di vista scientifico e tecnico. Su queste minacce interdisciplinari non basta che parlino solo i medici o i militari. Per valutare questo tipo di eventi serve una cooperazione di più teste: il chimico, il medico, il farmacista, il militare, che può sapere il quando e il perché. Fondamentale è l'attendibilità delle fonti. Basandosi su una, cinque o anche dieci voci, però non attendibili, che possono arrivare da facebook o da un filmato postato in un sito non controllato, è facile che questa guerra civile, tremenda come tutti i conflitti, diventi una guerra di immagini e di immagine, quindi di propaganda.

Qui in Italia subito dopo gli attacchi e i primi filmati in rete c'era già chi dava sentenze sulle armi usate. Non sono un politico né uno stratega, non so chi l'abbia fatto o chi non l'abbia fatto. Un'analisi seria sugli effetti provocati può essere fatta solo sul posto con gli strumenti adeguati per fare dei campionamenti internazionalmente riconosciuti con dei protocolli operativi che siano corretti. Altrimenti si rischia di gridare al lupo. Sono morte delle persone, fra cui dei bambini, quindi è una tragedia a prescindere dalle armi usate. Dire poi che è stato utilizzato il sarin, il cloro e via dicendo è un'altra storia. Io crederò ai dati di chi si reca sul posto con degli strumenti adeguati. Si sono viste scene tragiche, ma nulla più.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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pericolo, arma chimica, lotta contro il terrorismo, Armi chimiche, terrorismo, Occidente, Siria
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