08:59 14 Luglio 2020
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Lufthansa non intende acquistare la compagnia di bandiera italiana, che è ad un passo dal suo ennesimo fallimento. Il governo inoltre frena sull’opzione della nazionalizzazione. Sembra che per Alitalia non ci sia alcun piano B, fine dei giochi.

Durante gli ultimi anni Alitalia, uno dei simboli del Paese, ha rischiato di fallire diverse volte, per poi essere salvata, anche con i soldi pubblici. Il futuro di Alitalia è incerto, ma l'unica alternativa possibile sembra essere il commissariamento.

Andrea Giuricin
© Foto : fornita da Andrea Giuricin
Andrea Giuricin

Ora la compagnia rischia di essere smembrata a pezzi, ma facciamo un passo indietro: per quali ragioni Alitalia si è ritrovata in una situazione disastrosa praticamente senza via d'uscita? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Andrea Giuricin, docente di economia dei trasporti all'Università Milano Bicocca.

— Alitalia è a un passo dal fallimento. Professore Giuricin, secondo lei come si è arrivati ad una situazione talmente grave?

— Alitalia ha commesso degli errori notevoli nel corso degli ultimi decenni. Il primo degli errori fu la mancanza di fusione assieme a KLM a fine anni '90, fusione che avrebbe potuto formare la prima compagnia europea e Alitalia da privata sarebbe potuta diventare assieme a KLM un grande attore europeo. Nel 2008 ci fu l'errore della mancata privatizzazione, la privatizzazione all'italiana come ricordo in un mio libro, che di fatto fece fallire la compagnia pubblica dopo averci messo miliardi di euro. La nuova compagnia privata nasceva con troppi pochi capitali, un miliardo di euro, concentrati sul mercato domestico ed europeo, dove la concorrenza era sempre maggiore da parte delle low cost. Infine questi errori si sono trascinati nel tempo e la struttura di business attuale di Alitalia è inconcepibile per il mercato aereo moderno.

— Il governo non ha preso in considerazione la strada della nazionalizzazione. Inoltre, notizia delle ultime ore, la Lufthansa non intende comprare Alitalia. Che soluzioni possibili rimangono a suo avviso?

— Tutto sembrerebbe andare verso un commissariamento. Un commissario deve mantenere in piedi la compagnia da sola, questo significa che dovrà tagliare tutti gli sprechi e i costi non necessari dell'azienda. Tutta la storia è nata da un referendum dei lavoratori, vorrei ricordare però che il costo del personale di Alitalia non è così elevato rispetto alle altre compagnie, compresa Lufthansa e AirFrance. I problemi risiedono nel settore dei ricavi.

La soluzione sarà in parte tagliare i costi, ma anche cercare di focalizzarsi solo sulle rotte profittevoli. Per questo motivo la nuova compagnia o la compagnia che nascerà con il commissario dovrà essere molto più piccola, una compagnia che poi potrà essere venduta a pezzi o interamente a qualche operatore straniero. Non ha senso continuare così, Alitalia da sola non ce la può fare, è una compagnia troppo debole per poter competere sui mercati internazionali.

— Ci potrebbe essere il rischio quindi che Alitalia venga svenduta a pezzi?

Banconote euro
© Sputnik . Vladimir Trefilov

— Le affermazioni di oggi di Lufthansa vanno proprio in questa direzione. Lufthansa non ha intenzione di acquistare il debito di Alitalia, vuole sicuramente prendere il mercato di Alitalia, com'è normale che sia, ma non vuole strapagare per qualcosa che vale zero. Il valore di Alitalia è molto basso, di asset ne sono rimasti ben pochi.

Ovviamente poi molto dipenderà dal commissario o i commissari, però il destino, pure essendo incerto, molto probabilmente vedrà una compagnia comunque più piccola di quella attuale con 22 milioni di passeggeri. Sarà una compagnia di 10-12 milioni di passeggeri, questo lo saprà solo il commissario che dovrà fare un'analisi rotta per rotta.

— Secondo lei l'opzione di interventi e altri soldi pubblici per Alitalia è sbagliata?

La sede dellas BCE a Francoforte
© REUTERS / Wolfgang Rattay

— Secondo me sarebbe uno spreco di soldi. È già successo nel 2008 quando si tentò di salvare l'Alitalia pubblica, furono dati 400 milioni di euro da parte dello Stato, che poi non furono mai ridati indietro a causa del fallimento nell'agosto del 2008. Ripetere tali errori secondo me sarebbe un po' masochista.

La compagnia può andare avanti se sta in piedi da sola, non se le vengono dati sempre soldi pubblici, perché poi questi verrebbero bruciati.

— Alitalia era comunque uno dei simboli del Paese. L'Italia può rimanere senza compagnia aerea di bandiera?

— Facendo un raffronto con la Russia, c'è da notare che Aeroflot è estremamente importante per il mercato russo, perché ha una grande quota di mercato. Alitalia in Italia oramai ha il 18% della quota di mercato, ed è il secondo operatore dietro Ryanair. Non è più quel vettore strategico come lo era qualche anno fa. Di fatto sostituire Alitalia sarà possibile con altre compagnie aeree. Nel breve periodo ci saranno sicuramente dei problemi, ma nel medio periodo ci sarà una sostituzione di tutte le rotte profittevoli.

— Non è un dramma quindi come sembrerebbe.

— No, secondo me. Ovviamente ci saranno dei problemi, però saranno molto limitati nel tempo e, com'è già successo in altri casi di fallimento di aziende un po'più piccole come la Wind Jet, di fatto avviene una sostituzione immediata. È successo lo stesso in Ungheria con Malév, la compagnia di bandiera ungherese fallita: nel giro di una settimana le low cost hanno messo i loro aeromobili su Budapest e hanno ricominciato ad operare le rotte che non faceva più Malév.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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aerei, Intervista, Italia
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