Widgets Magazine
23:22 20 Luglio 2019
François Hollande

Hollande, l’uomo con un grande futuro dietro di sé

© REUTERS / Gonzalo Fuentes
Opinioni
URL abbreviato
Mario Sommossa
471

Partito circondato dalle grandi speranze di tutti gli elettori di sinistra (non solo) europei, non ci ha messo molto a deludere tutte le aspettative. Non si può nemmeno dire che abbia fatto molto male, semplicemente non ha mantenuto gli impegni che aveva assunto con i suoi elettori e anche il poco che ha fatto è stato giudicato totalmente incolore.

Non è un caso che non si sia ricandidato nemmeno alle primarie del Partito Socialista: dato come sicuro perdente, anche su pressioni di chi lo circondava, ha preferito evitare di incorrere in una pesante bocciatura. Testardamente, la sua decisione era rimasta in sospeso fino al dicembre scorso e, prima delle primarie del centrodestra, si mostrava ancora convinto che il futuro duello avrebbe visto lui combattere contro l'ex Presidente Sarkozy, come nel 2012, oppure contro Alain Juppé. Il primo, invece, fu sonoramente sconfitto nelle proprie elezioni primarie e Juppé arrivò solo secondo, dopo l'ex primo ministro Francois Fillon. Sarkozy, oggetto pure di diverse procedure giudiziarie per arricchimento illecito e per pesanti irregolarità nel finanziamento delle sue campagne elettorali, fu penalizzato dal suo manifesto egocentrismo e dell'arroganza con cui aveva gestito il potere nel quinquennio di presidenza.

Paradossalmente, Hollande che aveva dichiarato che la sua sarebbe stata una "Presidenza normale" proprio per contrapporre la sua immagine a quella invadente del predecessore, è apparso agli occhi dei francesi un Presidente insignificante, senza entusiasmi e senza la capacità di suscitarne. Anche avesse insistito nel ricandidarsi, nessuno avrebbe scommesso sul suo passaggio al secondo turno.

Per capire perché un uomo sicuramente intelligente e con una grande esperienza politica alle spalle abbia potuto "fallire" in questo modo è utile leggere un libro apparso poco tempo fa in Francia: "Un President né devrait pas dire ça…Les secrets d'un quinquennat". È opera di due giornalisti investigativi di Le Monde, Gerard Davet e Fabrice Lhomme, che concordarono con Hollande già il 16 ottobre 2011 (quindi prima che cominciasse la campagna elettorale per le presidenziali del 2012), di seguire, in caso di vittoria, i suoi cinque anni al potere. Nell'accordo era previsto che il libro sarebbe uscito solo alla fine del mandato e che le loro private conversazioni, tenute più volte al mese senza consiglieri o testimoni, sarebbero state tutte registrate. In nessun secondo momento gli sarebbe stato concesso di modificarle e non era prevista nemmeno una rilettura da parte del "Presidente".

Hollande va a casa. Condividi
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
Perché Hollande abbia accettato quelle condizioni, se per sottolineare la sua "trasparenza" o per la pura ambizione di "passare alla storia", non è dato sapere. Di certo, doveva contare su una grande sicurezza di sé, ai limiti della presunzione. Quello a cui stava andando incontro era una specie del tutto particolare di "Grande Fratello" e, così come accade in quella trasmissione, non si rendeva conto che la costanza delle frequentazioni, l'impressione di riservatezza del momento e la apparente complicità gli avrebbero fatto dimenticare quei naturali freni inibitori tendenti ad offrire agli altri l'immagine di sé che si desidera. Il segreto di quella serie televisiva è, infatti, che dopo i primi giorni i soggetti coinvolti non si rendono più conto di essere visti anche all'esterno della casa e si lasciano andare ad atteggiamenti per loro molto naturali. I giornalisti, pur sempre estremamente professionali e senza forzature, han potuto così raccogliere confidenze e confessioni che, probabilmente, il Presidente non avrebbe mai pronunciato in circostanze normali. Da qui il titolo, intrigante, del libro.

Prima di candidarsi alla presidenza era stato per quasi undici anni (fino al 2008) segretario del Partito Socialista Francese e vi si era distinto per le sue capacità di mediazione. Prima ancora era stato per due anni portaparola del partito e a lungo docente di economia alla prestigiosa Sciences Po di Parigi. Una volta eletto e durante le conversazioni con i due giornalisti ha spesso usato come incidentale la frase: "…capita che io sia presidente…" come se continuasse a non crederci. Era stato eletto con il 52% dei voti e, nel maggio 2012, da poco eletto, il suo tasso di popolarità era al 61%. Solo due anni più tardi, nel 2014, cadde al 23% costituendo un record assoluto di impopolarità per un presidente francese della V Repubblica.

Nonostante la sua preparazione tecnica, come politico fu sempre considerato un uomo di secondo piano giudicato "camaleontico" e capace di adattarsi a qualunque circostanza. Per lui il camouflage è un'arte nutrita dall'obiettivo di non dispiacere mai ad alcuno ed evitare sempre scontri diretti. Il suo principale problema da presidente è che, per non scontentare nessuno, ha finito con il mettersi tutti contro. Riservato nei propri sentimenti, ha finito col non saperne suscitare negli altri e la sua totale mancanza di empatia e di carisma è stata sottolineata da molti commentatori.

Un politologo francese, tale Thomas Guenolé, nel giugno 2016 ha sintetizzato: "La più parte degli editorialisti e analisti politici hanno creduto al mito di un François Hollande grande genio machiavellico… di una tale sottigliezza che a loro sfugge. Io stesso ho commesso questo errore per tre anni. A forza degli sbagli enormi accumulati da François Hollande io sono tuttavia arrivato ad una ipotesi più semplice e più verosimile: questo uomo politico è dotato per le combine d'apparato, ma per il resto non ha alcun talento".

Nel maggio 2016 gli intervistatori gli domandano se la sua permanente ricerca di compromesso non costituisca il grande malinteso del suo quinquennio. La sua risposta è del tutto negativa e si autodefinisce, piuttosto, un uomo di sintesi. Che sia stato alla ricerca di compromessi o di "sintesi", in realtà, dei suoi "60 impegni per la Francia" lanciati durate la campagna elettorale nessuno è stato realizzato. Tra questi c'erano la rinegoziazione del patto europeo di stabilità e crescita, la modifica del ruolo della banca centrale europea e l'istituzione degli eurobond. Abbiamo visto cosa è stato fatto. Occorre aggiungere che lui stesso afferma che le campagne elettorali, in realtà, sono solo una caricatura e quindi non ce' da stupirsi. Ciononostante, molti suoi elettori hanno avuto la spiacevole impressione di essere stati presi in giro ma lui, "principe dell'equivoco" (definizione dei due intervistatori), sostiene semplicemente di aver venduto loro troppi sogni.

In tutto il libro non si nota alcuna particolare inimicizia nei suoi confronti da parte dei due interlocutori che arrivano a definirlo "un tecnocrate d'élite", puro prodotto della meritocrazia repubblicana, un uomo ragionevole, spesso calcolatore (una sua caratteristica è di avere diversi cerchi di amici che però non si devono mai incrociare tra loro) ma la cui vita non sarà mai veramente attraversata dal soffio di una epopea.

Nel tentativo di recuperare un po' di popolarità e incoraggiato dai suoi consiglieri, decide, nel settembre 2015, di partecipare ad una trasmissione televisiva su France 3: "Un temps de President". Si tratta di essere filmato per ben sei mesi nell'esercizio del suo mandato. Quando viene trasmetto il documentario, il risultato è disastroso: i tassi di ascolto sono irrisori, la critica dei media è pesante e il personaggio che ne esce meglio, anziché il presidente in persona, è il suo responsabile della comunicazione, un tale Gantzer.

Il libro è pieno di aneddoti e di sue affermazioni importanti per la storia della Francia di questi anni, ma alcuni sono particolarmente succulente anche per gli stranieri. Ad esempio quando racconta delle sue negoziazioni con la Commissione Europea sul rispetto del 3% di deficit. Confessa che la Commissione gli chiese di impegnarsi a rispettare pubblicamente l'impegno pur sapendo tutti in anticipo che non avrebbe potuto mantenerlo. Ciò "al fine di salvare le apparenze vis-a-vis degli altri Stati membri dell'Unione suscettibili di essere tentati a loro volta di chiedere delle deroghe". Dice: "Si è fatto un contratto segreto, si dichiara il 3% ma si sa molto bene che non sarà mantenuto". La regola d'oro?— commentano i due giornalisti alludendo al "totem" del deficit da non superarsi — placcata d'oro piuttosto, trattandosi della Francia…

Un'altra affermazione curiosa: "Il regime putiniano è un regime dove l'ambizione è di rimettere in piedi la Russia, costi quel che costi. Si deve raddrizzare la Russia, ridargli una fierezza, rimetterla sulle sue basi storiche. E' la Russia eterna. In un certo senso, è vero, la Russia non è una potenza aggressiva. È un Paese che è per lo statu quo, per il mantenimento dei regimi, compreso i più dittatoriali quando ciò possa essere un elemento di stabilità, ma essa non minaccia la nostra propria sicurezza".

Interessante, se si pensa a cosa si dice quando si parla di sanzioni.

Ne ha anche per gli americani: "Gli americani, qualunque cosa facciano, sono arroganti. Sempre. Anche nei loro errori, alla fine". Su Obama: "Obama è lento a prendere le sue decisioni. Sulla Siria, il problema è che gli americani non hanno alcuna strategia". Su Trump. "Lui, ciò che lo anima è la volgarità. È un essere, io trovo, volgare in tutti i sensi del termine".

C'è di che stupirsi che un Presidente in carica, nel luogo che più istituzionale non si può, si lasci andare a tali confidenze. Eppure tutto è registrato e non è stata fatta alcuna forzatura. Un'altra curiosità, ancora più sorprendente, è che durante la Presidenza del "socialista" Hollande, dichiaratosi in più occasioni difensore dei "valori repubblicani" e dei diritti dell'uomo, gli assassinii mirati da parte dei servizi segreti francesi contro i "nemici dello stato" si sono moltiplicati molte volte rispetto alle presidenze di tutti i suoi predecessori (Les Tueurs de la Republique, di Vincent Nouzille — pubblicato in Francia nel 2015).

Doppiezze? Ipocrisie? Banalità della politica? Ognuno scelga la risposta che preferisce.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Francia: vince Macron e record storico per il Fronte Nazionale di Marine Le Pen
Francia, in caso di vittoria Le Pen indirà referendum su uscita dall’Ue
Francia, Le Pen: UE ha oppresso la nostra economia e la nostra sovranità
Francia, Senato riconosce fallimento programma contro radicalizzazione musulmani
Perché la Francia intensifica la sua presenza militare nel Pacifico?
Tags:
politica, Sanzioni, Elezioni presidenziali Francia 2017, Donald Trump, Nicolas Sarkozy, François Hollande, USA, Russia, Francia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik