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    Presidente degli USA Donald Trump

    Trump e la sua inversione a 180 gradi

    © REUTERS/ Carlos Barria
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    Tatiana Santi
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    Donald Trump con il bombardamento in Siria ha stupito il mondo, di punto in bianco Assad per il neopresidente americano è diventato “un diavolo” da togliere di mezzo immediatamente. Quali poteri e interessi nascosti muovono Trump nella sua politica estera?

    Al suo insediamento il nuovo presidente degli Stati Uniti ha messo in guardia giornalisti ed élite, annunciando una vera svolta nella politica estera, a partire da un miglioramento dei rapporti con Mosca e un alleggerimento delle sanzioni antirusse.

    È bastato poco però per cedere alle pressioni interne e Donald Trump ha sorpreso di nuovo facendo un'inversione a 180 gradi: improvvisamente sarebbe nata la necessità di rimuovere Assad a suon di bombe. È da notare però che più Trump bombarda e più piace alle élite che lui stesso voleva in teoria combattere.

    Patrizio Ricci
    © Foto: fornita da Patrizio Ricci
    Patrizio Ricci
    Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Patrizio Ricci, accreditato giornalista freelance presso la Free Lance International Press, cofondatore del Coordinamento Nazionale per la pace in Siria, membro del direttivo dell'Osservatorio sulle comunità cristiane del Medioriente.

    — Patrizio, come spiegherebbe il cambiamento della politica in Siria di Trump, che fino a poco tempo fa non vedeva nel cambio del regime di Assad una priorità e poi all'improvviso lo definisce un "diavolo" e sgancia le bombe sulla Siria?

    — Trump aveva promesso di combattere contro le élite che sopravvivono ai governi inseguendo interessi estranei al bene comune e il suo discorso di insediamento faceva ben sperare.

    La situazione attuale ha origini lontane. Bush dopo l'attacco alle torri gemelle, ha avviato uno 'stato emergenziale' che è servito solo a nascondere l'obiettivo di sottomettere le esigenze della politica rappresentativa a quelle dell'apparato militare industriale e delle lobby. Dopo l'11/9 una casta di proto-capitalisti ha sposato le dottrine ideologiche "neocon" più estreme ed ha favorito il livello di insicurezza globale in modo caotico e ad hoc, dando vita alle guerre preventive ed 'umanitarie', in realtà a solo uso e consumo dell'enorme macchina industriale e militare di difesa. In realtà, Hillary Clinton era solo una fervida rappresentante di questi ambiti contro cui Trump ha creduto di misurarsi.

    Se Trump avesse voluto rinunciare alla priorità della rimozione di Assad non avrebbe permesso il riacutizzarsi della guerra in Siria con l'ondata di attacchi su Damasco e su Hama. Sembra invece che quanto sta accadendo si sposi chiaramente con il piano messo a punto a gennaio che prevede la spartizione della Siria in 'protettorati': da allora Trump non ha mai smentito questo progetto. D'altra parte queste inversioni a 180° le abbiamo viste già nella vecchia amministrazione Obama, quando Kerry aveva fatto capire in un primo tempo che gli USA avevano rinunciato alla destituzione di Assad salvo poi bombardare le postazioni siriane a Deir Ezzor e inscenare l'attacco russo al convoglio umanitario (smentito pochi giorni fa dall'apposita inchiesta Onu).

    — Il bombardamento americano sulla base siriana Shayrat è stato giustificato dal presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Assad. Non sono state ancora effettuate delle indagini e delle inchieste sull'accaduto che immediatamente gli americani sono passati a bombardare. Perché questa fretta? La scusa delle armi chimiche non ricorda gli errori del passato?

    L'ambasciatore della Bolivia Sacha Sergio Llorenti Soliz ha mostrato all'assemblea generale dell'ONU una foto di Colin Powell quando ragliava sulle armi chimiche di Saddam Hussain.
    © AP Photo/ Mary Altaffer
    — Inspiegabilmente Trump per avvalorare ancor di più la sua decisione illegale di bombardare la Siria, ha richiamato l'attacco chimico del 2013 a Damasco, dicendo che Obama aveva fatto male a non attaccare allora perché il governo di Damasco aveva oltrepassato 'la linea rossa'. Sappiamo però che la Commissione d'indagine Onu non ha accusato Damasco per quella tragedia. Inoltre, ci sono vari studi indipendenti (come quello dello Science, Tecnology e Global Security Working Group- Massachuset Institute of Tecnology — USA) che scagionano Assad o provano l'esatto contrario. Alla luce di queste evidenze, credo che la fretta sia segno di malafede di chi vuole sfruttare l'onda dell'emotività.

    Allo scopo sappiamo che gli USA e la Gran Bretagna hanno ingaggiato per la guerra in Siria agenzie di 'public relation' incaricate a favorire la propria agenda di 'regime change'. Per contro stragi con chiara matrice terroristica (come quella dei profughi sciiti di al Fuya) sono rimaste impunite senza far scattare medesime reazioni. Sì, è evidente che la scusa delle armi chimiche ricorda gli errori del passato, ma non bisogna dimenticare che la dottrina del 'caos creativo' è quella applicata in Medioriente per far primeggiare i propri alleati nell'area e corrisponde alla scuola di Chicago dell'economista Friedman.

    — Le giravolte di Trump in Siria dipendono da dinamiche e pressioni interne agli Stati Uniti? Quanta libertà di decisione e azione ha Trump in politica estera realmente secondo lei?

    — Sappiamo com'è andata: Trump ha ceduto all'enorme pressione di discredito esercitata su di lui anche dagli apparati dello Stato. Ma non solo: inspiegabilmente anche l'Unione Europea lo ha esposto a forti critiche e lo ha indebolito politicamente. Ma quel che è peggio è che successivamente, cedendo alle pressioni e per legittimarsi in qualche modo, pezzo dopo pezzo, ha sostituito la sua squadra di governo ed ha nominato coloro che rappresentano i vari 'think tank' contro cui aveva lottato. Ora sembra che abbia archiviato definitivamente la svolta che aveva promesso, infatti sta cercando di 'emergere' mettendo in atto non solo decisioni dello stesso segno del suo predecessore, ma anche addirittura pericolosamente più aggressive e senza una strategia politica coerente. In questo contesto, la decisione di bombardare la Siria sembra essere indirizzata più alla politica interna che a rapportarsi con ciò che realmente accade e quello cui i popoli chiedono ed hanno veramente bisogno.

    — Le premesse della cooperazione fra Russia e Stati Uniti con Trump erano abbastanza ottimistiche. Quali scenari futuri ci possono attendere in Siria in generale e nel contesto dei rapporti USA-Russia? Come potrà incidere su questi rapporti il nodo di Assad?

    — Obama ha utilizzato ogni giorno che lo separava dal suo fine mandato per deteriorare sempre di più il rapporto con la Russia. Trump aveva chiesto di pazientare. Aveva promesso che avrebbe rimosso tutti i provvedimenti del suo predecessore (a cominciare dall'alleggerimento delle sanzioni) e avrebbe stretto una più stretta collaborazione contro il terrorismo. Non era ottimistico: era la parola data. Il vero problema è proprio questo: i rapporti tra gli Stati sono snaturati e asserviti alle ambizioni finanziarie, militari e geopolitiche. Le stesse alleanze che si sono formate dicono questo. Non lo dico solo io: ciò che è al fondo, i patriarchi ed i vescovi siriani lo hanno sempre detto.

    In questa prospettiva, si capisce che la stessa richiesta di rimuovere Assad nasconde ben altro. Ciò che si vuole, è rendere la Siria come una cellula staminale che si adatta a qualunque organismo cancellando la sua identità e le sue positive peculiarità. Ciò a cui si oppone Assad non è un'altra composizione del governo ma alla dissoluzione dell'esistente per sostituirlo con un protettorato esterno al paese.

    Nel mirino non c'è solo la Siria, c'è la Russia, la Cina, l'Iran, la Corea del Nord. E' chiaro che quindi il problema oggi è globale e quindi ogni singola decisione che la Russia prenderà necessariamente dovrà avere una prospettiva più grande. Perché è certo che se si continuerà ad affermare l'unilateralismo, il linguaggio sarà sempre quello dei pretesti e della forza militare.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Crisi in Siria, Attacco, lotta contro il terrorismo, Armi chimiche, terrorismo, Donald Trump, Bashar al-Assad, Siria, USA, Russia
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