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    Stefania Zini alla scoperta della Crimea italiana. Parte 2

    © Sputnik. Vasiliy Batanov
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    Marina Tantushyan
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    Stefania Zini, italiana da vent’anni abita e lavora in Russia.

    Parallelamente al suo lavoro giornalistico Stefania, ricercatrice presso l'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia delle Scienze Russa e presidente della Commissione di etnografia e antropologia della Società Geografica Russa a Mosca, ha recentemente iniziato a svolgere un lavoro di ricerca storico-antropologica sugli italiani di Crimea.

    Sputnik Italia ha raggiunto Stefania Zini per intervista.

    — Che contributo ha dato Giulia Giacchetti-Boico, autrice del libro "Italiani di Crimea — Storia e destini" al vostro progetto?

    — Nella realizzazione del progetto il contributo di Giulia è fondamentale. Da anni Giulia Giacchetti cerca e raccoglie testimonianze, storie, fotografie e ogni tipo di informazione che possa fare chiarezza sulla provenienza, sulla vita e i destini dei membri della propria famiglia e delle molte altre famiglie italiane di Crimea.

    L'enorme lavoro di ricerca effettuato e che effettua quotidianamente Giulia costituisce una base fondamentale per ulteriori approfondimenti di carattere storico, etnografico, linguistico. La parte antropologica della nostra ricerca, che comporta la partecipazione volontaria dei singoli a una serie di programmi antropologici — il rilievo e la conseguente analisi dei dermatoglifi digitali e palmari, delle caratteristiche morfologiche di ogni individo, la raccolta di materiale genetico, la compilazione di un questionario per la raccolta di dati di carattere demografico, etnografico, linguistico e storico — non sarebbe realizzabile senza l'aiuto di Giulia, quale direttrice di C.E.R.K.I.O, ma anche di ogni membro della comunità. 

    Possiamo solo ringraziare tutti gli italiani di Crimea che partecipano al progetto, consapevoli che i risultati della ricerca aiuteranno a fare chiarezza sui tanti come, quando e perché i loro avi scelsero di lasciare l'Italia per trasferirsi in una terra a quei tempi ignota e lontana. Cercare e trovare i tasselli che permettano di ricostruire la storia delle origini di questa comunità richiede un lavoro complesso e articolato, tempo e costanza ed è stato naturale unire i nostri sforzi a quelli di Giulia e la ricerca è diventata un progetto comune.

    — Siete riusciti a capire il motivo per quale gli italiani hanno abbandonato la loro amata patria per trasferirsi in Crimea? 

    — È una domanda chiave questa, alla quale stiamo ancora cercando una risposta. I dati e le testimonianze di cui disponiamo sembrano contraddirsi. Sappiamo che fu lo zar ad invitare in Crimea molti agricoltori italiani, poco fortunati in patria. Concesse loro terreni da coltivare, chiedendo di farli fruttare servendosi della propria esperienza e abilità in campo agricolo. Parlando con rappresentanti della comunità italiana di Kerch, soprattutto con gli anziani, riscontriamo però, in base ai ricordi e alle testimonianze fotografiche, che i loro antenati erano quasi tutti uomini di mare, semplici marinai o proprietari di navi, imbarcazioni con le quali arrivarono con le famiglie in Crimea.

    I ricordi di detti, frasi e filastrocche tramandati dalle nonne, le tradizioni culinarie e le ricette italiane — le carteddate, gli strascinati, i cavatelli — vive tutt'oggi tra le famiglie italiane di Kerch testimoniano l'origine pugliese della comunità.

    D'altro canto, i numerosi cognomi italiani e le testimonianze di cui troviamo traccia tra i documenti d'archivio suggeriscono spesso un'origine genovese, o comunque del Nord dei nostri connazionali di Crimea. 

    — Dicono che Giuseppe Garibaldi aveva un forte legame con la Crimea. E vero? 

    — Ai viaggi accertati di Giuseppe Garibaldi in Crimea e nel Mar Nero ed alla presenza di altri membri della famiglia Garibaldi e Kerch e in questa regione dedicheremo un capitolo a parte, uno speciale approfondimento nell'ambito della nostra ricerca. Nella racconta di memorie del pedagogo e scrittore russo Aleksandr Sumarukov "Appunti su Kerch 1829-1834" che in quegli anni insegnava lingua francese e italiana nel college cittadino, vengono ricordate le visite di Giuseppe Garibaldi a Kerch.È appurato che a Kerch vissero anche molti garibaldini, lo testimoniano le lapidi che tutt'oggi ritroviamo nel cimitero di Kerch. A Feodosia vissero a lungo i parenti di Giuseppe Garibaldi. I loro discendenti abitano oggi a Cieliabinsk, non rientrati in Crimea dopo la deportazione. Lo zio di Giuseppe Garibaldi, Antonio Felice Garibaldi fu vice-console della città. La sua vita, scomparsa e sepoltura viene riassunta nel necrologio pubblicato il 22 giugno 1846 dal quotidiano di Odessa Odesskij Vestnik.

    "Kerch — 11 giugno 1846. In data 6 giugno alle 3 del mattino è scomparso all'età di 68 anni, dopo una breve malattia, il più anziano dei consoli stranieri presenti in città — Antonio Felice Garibaldi. Nato a Genova…. Nel 1818 decise di trasferirsi a Feodosia ed occuparsi di commercio…..nel 1819 si trasferì a Taganrog, dove visse 10 anni….per poi stanziarsi a Kerch nel 1829. A Kerch rivestì la carica di vice console del Regno di Sardegna per 10 anni….di agente consolare francese e vice-console del regno di Napoli fino alla fine dei suoi giorni…..Fu anche maggiore rappresentante della Chiesa Cattolica di Kerch, che aiutò a costruire e a mantenere in buono stato…."

    — Chi sono italiani della Crimea oggi? Si sono completamente assimilati oppure, nonostante la distanza, cercano comunque di mantenere la loro identità italiana?

    — Kerch oggi è una città multietnica e la tendenza a legami e matrimoni misti, cioè con rappresentanti di altre etnie, che già rileviamo tra gli italiani di Kerch di vecchia generazione, si è accentuata col passare del tempo, il fenomeno sicuramente legato al forte assottigliamento numerico della comunità in seguito alla deportazione. Possiamo quindi parlare di un lento processo di assimilazione iniziato tempo fa, attualmente in atto, arginato però da un forte senso di italianità diffuso tra i connazionali di Crimea. Gli italiani di Crimea non vogliono dimenticare le proprie origini. Conservano con grande cura le vecchie foto di famiglia e i documenti comprovanti il loro legame con la patria degli avi, che trasmettono insieme a usi e costumi culinari, tracce linguistiche e al rispetto per le tradizioni religiose dei nonni, di generazione in generazione. Molte le famiglie italiane di Crimea che pur formalmente di fede ortodossa, festeggiano le ricorrenze religiose cattoliche e frequentano la Chiesa cattolica cittadina. Parlando da semplice italiana poi, frequentando gli italiani di Kerch, mi capita spesso di vedere riflessa in molti di loro una piccola parte di me, nel loro modo di gesticolare, di parlare, troppo espressivi per essere russi.

    Quanti rimproveri riceviamo io e Giulia, quando cominciamo a parlare. A detta degli amici e colleghi russi potremmo ridurre a poche parole discorsi che facciamo durare ore, per il semplice piacere tutto italiano di chiacchierare.

    — Il presidente russo Vladimir Putin ha emendato il decreto per il riconoscimento delle minoranze crimeane perseguitate dallo stalinismo e ora gli italiani sono stati a tutti gli effetti riconosciuti come minoranza perseguitata e deportata. Che significato ha per la comunità italiana di Crimea questo gesto del governo russo?

    Russian cities. Yalta
    © Sputnik. Konstantin Chalabov

    — L'ottenimento del riconoscimento a tutti gli effetti delle repressioni, delle deportazioni degli italiani di Crimea e la conseguente riabilitazione ha permesso di porre la parola fine al capitolo più triste del loro destino. Le sofferenze degli avi, le perdite dei cari, i destini di molti andati distrutti non verranno mai dimenticati. Vengono ricordati ogni anno, nella Giornata della Memoria, il 29 gennaio, data della prima deportazione e della triste scomparsa di massa degli italiani di Crimea annegati sulla nave che li portava in esilio, affondata a pochi metri dal porto di Kerch. Ma ora gli italiani di Crimea possono pensare al presente e al futuro della comunità con animo sereno, consapevoli di aver finalmente riscattato le ingiustizie e i soprusi subiti ingiustamente dai loro antenati. Ora, possono dedicarsi a ricostruire gli altri capitoli della loro storia, a conservare e diffondere gli usi e le tradizioni tramandate dai nonni, l'amore per la lingua e la patria lontana tra le giovani generazioni.

    — Quale sarà la prossima tappa della vostra ricerca? 

    — Nel nostro lavoro di ricerca siamo solo a metà strada. C'è ancora molto da scoprire, analizzare, molte testimonianze da ascoltare. I dati antropologici, genetici raccolti sono in fase di elaborazione. Mi piace sperare che la nostra ricerca antropologica desti l'interesse di un centri di studi antropologici e genetici italiani per un lavoro futuro comune.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Visita in Crimea, Riunificazione della Crimea alla Russia, Italia, Russia, Crimea
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