22:41 18 Giugno 2018
Il castello Nido di Rondine, Crimea

Stefania Zini alla scoperta della Crimea italiana. Parte1

© Sputnik . Konstantin Chalabov
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Marina Tantushyan
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Stefania Zini, italiana da vent’anni abita e lavora in Russia. Parallelamente al suo lavoro giornalistico Stefania ha recentemente iniziato a svolgere un lavoro di ricerca storico-antropologica sugli italiani di Crimea. È un lavoro molto interessante, ma al tempo stesso difficile e impegnativo.

Stefania Zini, italiana da vent'anni abita e lavora in Russia. Parallelamente al suo lavoro giornalistico Stefania, ricercatrice presso l'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia delle Scienze Russa e presidente della Commissione di etnografia e antropologia della Società Geografica Russa a Mosca, ha recentemente iniziato a svolgere un lavoro di ricerca storico-antropologica sugli italiani di Crimea. È un lavoro molto interessante ma al tempo stesso difficile e impegnativo. Essendo una grande ammiratrice della Russia, lo fa con una grande passione e con la speranza che i resultati porteranno alle nuove inaspettate scoperte.

Sputnik Italia ha raggiunto Stefania Zini per capire cosa le ha spinto di iniziare questa importante ricerca. Ecco il suo racconto.

Stefania Zini
© Foto : Fornita da Marina Tantushyan
Stefania Zini
"Che a Kerch esistesse un gruppo di italiani, i cosiddetti "italiani di Crimea" ne sentii parlare 5-6 anni fa. Lessi un articolo trovato per caso su Internet. Nell'articolo si raccontava di una piccola comunità italiana che conserva le tradizioni culinarie italiane e della lingua italiana ricordava qualche parola, detti e… un po' di parolacce! Fu proprio quest'ultimo piccolo particolare, per così dire "piccante" ad attirare all'inizio la mia attenzione, a spingermi a cercare altre informazioni sulla comunità, i contatti con i suoi rappresentanti, che trovai presto su Facebook ed altri Social Network.

La Crimea era appena diventata russa, quando insieme al mio collega Nikita Khokhlov — autore di numerosi film documentari e collaboratore scientifico del Centro di antropologia audiovisiva presso l'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia delle Scienze Russa — mi recai in Crimea per scrivere un paio di articoli e raccogliere materiale video sulla Crimea come meta turistica e sui tartari di Crimea. Passando da Kerch — in macchina da Mosca — incontrammo alcuni dei rappresentanti della comunità italiana locale. Fu allora che conobbiamo ed intervistammo Giulia Giacchetti-Boico, presidente dell'Associazione Italiani di Crimea C.E.R.K.I.O. e Anastasia Boiko insostituibile braccio destro di Giulia e coordinatrice dell'attività dell'associazione.

Stefania Zini e Giulia Giacchetti-Boico
© Foto : fornita da Marina Tantushyan
Stefania Zini e Giulia Giacchetti-Boico
Dopo questo primo incontro con Giulia nacque subito il desiderio di approfondire la storia di questa comunità ora relativamente piccola, in confronto al passato. Parliamo oggi di circa 300-500 persone. Formatasi a seguito di diversi flussi migratori che portarono i nostri connazionali in Crimea, principalmente a Kerch, nell'arco del XIX secolo, negli anni più prosperi a circa metà ‘800, la comunità italiana di Kerch contava dalle 2000 alle 5000 persone. I dati sono ancora da verificare.

Furono le deportazioni di massa degli anni 1942-1944, prevalentemente in Kazakhistan, ad infliggere un duro colpo al destino della comunità che rischiò di scomparire. Ma chi degli italiani sopravvisse alla deportazione, appena possibile, tornò a Kerch, ormai diventata la nuova patria. Alcuni rimasero in Kazakhstan o si trasferirono in altre città russe. Una minoranza tornò in Italia.

Oggi la presenza italiana a Kerch, non così forte numericamente, si sente e si fa sentire grazie all'entusiasmo di Giulia Giacchetti e di altri rappresentanti della comunità che, continuando a sentirsi italiani, conservano come un vero tesoro le usanze, le tradizioni trasmesse loro dai nonni e bisnonni italiani, e si prestano per trasmetterle alle nuove generazioni attraverso letture, eventi che raccontino ai giovani della patria degli avi e organizzando corsi di italiano.

La stessa Giulia Giacchetti parla un italiano pressoché perfetto, imparato da autodidatta, partendo da un dizionarietto regalatole quand'era bambina. Solo di recente è stata in Italia per seguire un corso di perfezionamento…

Tornando alla ricerca iniziata da me e il collega Nikita Khokhlov un paio di anni fa… Fare ricerca a Kerch, occuparsi di questa comunità è diventato a livello personale il modo per condividere il destino dei connazionale di Crimea, dei loro avi che, per motivi ancora da verificare, decisero di dare una svolta alla loro vita legandola alla Russia. Come feci io, del resto insieme a molti altri italiani negli ultimi decenni.

Stefania Zini e Ruslan Turin
© Foto : fornita da Marina Tantushyan
Stefania Zini e Ruslan Turin

Da un punto di vista professionale, il nostro lavoro di ricerca complessiva storico-antropologica pensiamo possa aiutare a trovare le risposte alle tante questioni ancora irrisolte legate alle origini di questa comunità.

Oggi al nostro progetto di ricerca lavora un team di studiosi russi dell'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia delle Scienze Russa e del Centro di ricerca medico-genetica di Mosca, il cui lavoro viene coordinato dall'antropologo russo, il Dott. Sergey Vasiliev, responsabile del Centro di antropologia fisica presso l'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia RAN e dalla Dott.ssa Najlia Spizyna collaboratore scientifico dell' l'Istituto di etnologia e antropologia dell'Accademia RAN".

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Tags:
ricerca, Patrimonio, cultura, Storia, relazioni Italia-Russia, Crimea, Italia, Russia
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