01:17 22 Luglio 2018
Forze di sicurezza e la polizia della Gran Bretagna

Russia, USA ed Europa si uniscano contro il terrorismo

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Tatiana Santi
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I terroristi quando colpiscono non fanno distinzioni fra le vittime, la loro guerra è contro l’Occidente e tutto il mondo progredito. Invece di spiarsi a vicenda e giocare alla guerra fredda, è giunta l’ora di combattere il nemico comune. Russia, USA ed Europa si uniscano contro il terrorismo.

Siamo tutti esposti al rischio terrorismo, la lunga sfilza di attentati che seminano morte in Europa, in Russia, negli Stati Uniti e in Medioriente ne è una triste conferma. Il terrorismo può colpire chiunque, dovunque e in qualsiasi momento, questo è poco ma sicuro.

Ranieri Razzante, direttore del Centro di Ricerca su sicurezza e terrorismo di Roma, docente di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna
© Foto : fornita da Ranieri Razzante
Ranieri Razzante, direttore del Centro di Ricerca su sicurezza e terrorismo di Roma, docente di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna
Rimane un paradosso invece la mancanza di una strategia comune per lottare contro questa terribile minaccia, un accordo fra le potenze internazionali, in primis fra la Russia e gli Stati Uniti. Stupisce inoltre come i Paesi che finanziano Daesh rimangano indisturbati, mentre contro la Russia, che i terroristi li combatte, vengano mantenute di anno in anno le sanzioni economiche. Come sconfiggere il terrorismo? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Ranieri Razzante, direttore del Centro di Ricerca su sicurezza e terrorismo di Roma, docente di legislazione antiriciclaggio all'Università di Bologna.

—  Professore Razzante, come combattere il terrorismo che colpisce su più fronti: nel web, sul campo in Siria e con gli attentati nelle città europee?

—  La mia risposta potrà sembrare banale: il terrorismo si combatte con le armi del terrorismo e della guerra. Una guerra come quella che ci è stata lanciata dall'islam richiede una risposta in parte di estrema durezza e in parte di dialogo.

È ovvio che la diplomazia e il dialogo devono essere utilizzati e sono la vera arma con gli Stati, con le comunità dialoganti e con il cosiddetto islam moderato, che credo purtroppo costituisca una minoranza. L'islam moderato è una minoranza qualificata, si tratta di soggetti che possono far capire ai pazzi, i quali credono in una religione di morte, che stanno sbagliando tutto. Crediamo molto nell'islam moderato, ma la parte militare del contrasto al terrorismo dev'esserci e deve consistere in attacchi armati contro gli Stati e le fazioni che fiancheggiano le cellule terroristiche.

—  Quali altri strumenti sono necessari?

—  Ci dev'essere poi un contrasto di polizia, della vigilanza su strada, operazioni fatte dalle nostre forze speciali di prevenzione e repressione sul territorio attraverso ispezioni, verifiche e pedinamenti. Si tratta di strumenti che abbiamo sempre utilizzato in Italia contro il terrorismo domestico negli anni di piombo. Il territorio lo deve controllare lo Stato, non i delinquenti. Una terza via per combattere il terrorismo è l'intelligence affidata ai servizi di sicurezza, non un'intelligence che scatta dopo il fatto, bensì in fase preventiva. Dev'essere un'intelligence circolare, cioè un cerchio che si apre in un Paese, che prima di chiudersi passa per diversi Paesi interessati dal fenomeno terroristico, laddove i servizi collaborano. Il mio centro studi come anche altri nostri colleghi stiamo sollecitando la costituzione di un'intelligence e di un esercito europei, di cui si parla da tempo, ma evidentemente è arrivata finalmente l'ora di passare ai fatti.

—  In Italia quali misure andrebbero intraprese o incrementate nel contesto della lotta e la prevenzione del terrorismo?

—  Ovviamente parliamo di un rischio che non sarà mai pari a zero in nessun Paese. Il terrorismo moderno ha creato un modello di esportazione molto facile, purtroppo per compiere atti che creino panico e terrore ci vuole poco sia in termini materiali sia finanziari. L'Italia è un Paese attrezzato con un apparato di forze dell'ordine e soprattutto di intelligence all'avanguardia nel mondo, questo ci fa stare più tranquilli, ma non ci deve far tenere la guardia bassa. Abbiamo un livello di sicurezza altissimo, le azioni che si stanno coniugando sono quelle del controllo del territorio da parte della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Gli strumenti sono i posti di blocco, le intercettazioni negli ambienti e nelle comunità non moderate dove possono radicalizzarsi i possibili terroristi. Il controllo del web e dei mezzi di comunicazione in generale diventa l'arma di contrasto straordinaria del prossimo futuro. Le comunicazioni a distanza per questi signori sono necessarie, così com'è necessario quindi introdursi nel web e nel deep web, dove è pieno di siti, immagini e proclami che sollecitano a sostenere la jihad.

Non possiamo permetterci, come abbiamo fatto per errore finora, di applicare in maniera esasperata la privacy sia a livello nazionale sia internazionale. Non possiamo pensare di limitare le infiltrazioni sui computer dei cittadini sospettati. In questi casi la privacy deve lasciare il posto alle tutele dello Stato democratico. La polizia e coloro che sono autorizzati ci controllano, chi non ha niente da temere non si spaventa dei controlli.

—  Un altro aspetto fondamentale per il terrorismo oltre al web è il finanziamento. Perché secondo lei non si sanzionano i Paesi che finanziano Daesh?

—  Le sanzioni ai Paesi che finanziano Daesh vanno fatte, bisogna che si prenda una posizione molto rigida, forse ci sono degli interessi sotto e questo non è ammissibile. I Paesi di cui si sa che finanziano Daesh devono essere embargati dall'Europa, dall'America e da altri Stati. Faccio il tecnico, non voglio discutere di ciò che politicamente uno Stato fa o non fa.

Da tecnico posso dire: un Paese che viene scoperto a finanziare i terroristi deve essere embargato. Le sanzioni economiche pesanti sono la prima misura da adottare, inoltre ci dev'essere un controllo dei sistemi bancari e finanziari soprattutto degli Stati non europei non allineati alle regole di vigilanza europea.

Non capisco perché in certi Stati del Medioriente, ma anche anche in Africa e in Asia ci sia libertà di transazioni senza controlli. Esiste un sistema di banche che consente appoggio a finanza islamica proveniente da illecito, donazioni o contribuzioni di charities che non si può più tollerare.

—  La Russia è stata colpita recentemente da un attentato terroristico a San Pietroburgo, anche se in Italia se n'è parlato poco. Il terrorismo è un nemico comune, lo dimostra la lunga lista di attentati compiuti ovunque in Europa e in Russia. L'unico modo per combatterlo sarebbe unirsi: Stati Uniti, Russia e Europa, no?

—  I terroristi non distinguono fra le vittime e i target. Certamente siamo tutti quanti esposti. La Russia come l'America, come quasi tutti gli Stati del mondo sono esposti a questo rischio, perché i terroristi hanno dichiarato guerra al mondo occidentale e progredito, all'Europa, alla Russia e all'America. La Russia in primo piano sta facendo molto nel guidare la coalizione che sta bombardando la Siria e l'Iraq. Si devono sedere ad un tavolo i potenti della Terra, la Russia, l'America, l'Europa e la NATO, devono trovare una soluzione o più soluzioni a questo problema, che si sconfigge e si contiene solo con l'accordo delle forze internazionali. Non possiamo pensare che le grandi potenze continuino a farsi la guerra, gli spionaggi quando c'è un attentato, che è una sconfitta per tutti dovunque esso avvenga. L'Europa, la Russia e l'America devono sedersi allo stesso tavolo finalmente per una strategia comune.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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lotta contro il terrorismo, Europa, UE, Crimea, USA
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