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    La situazione in Siria dopo l'attacco USA

    Dieci domande a chi plaude ai missili sulla Siria

    © Sputnik. Michail Voskresensky
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    Marco Fontana
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    Una premessa: solo dei mostri resterebbero indifferenti alle terrificanti immagini dei bambini agonizzanti, diffuse a seguito dell’attacco dell’esercito siriano nella provincia di Idlib.

    Vedere quei corpi martoriati non può che stimolare il desiderio di vendicare la strage di innocenti. L'attacco c'è stato veramente: lo ha ammesso lo stesso governo siriano. Ed è un fatto che la provincia di Idlib sia in mano all'Isis, lo si sa dal 13 novembre 2016, quando Mosca e Damasco annunciarono un'offensiva per neutralizzare in quella zona stabilimenti per la produzione di diversi tipi di armi di distruzione di massa. È un fatto che il presidente siriano Bashar al-Assad si fosse dichiarato pronto a colloqui diretti coi rappresentanti di tutti i gruppi di opposizione, anche quelli armati. Lo aveva riferito Dmitrij Sablin, deputato della Duma e coordinatore del gruppo per i contatti con il Parlamento siriano, dopo un incontro con lo stesso Assad: era in corso un processo di pace, sicuramente non facile viste le continue provocazioni, ma era in corso e di fatto teneva fuori i Paesi occidentali. Da qui in poi vi sono solo interpretazioni e giochi di propaganda: la mia opininone è una delle tante e non pretendo che assurga a verità, ma voglio esprimerla liberamente in un mondo che definisce fake news ogni idea fuori dal pensiero unico.

    La situazione in Siria dopo l'attacco USA
    © Sputnik. Michail Voskresensky

    Assad ha negato di aver impiegato agenti chimiche nell'attacco del 5 aprile: d'altra parte non si capirebbe perchè — in accordo con la Russia — dopo aver consegnato 1.900 tonnelate di gas dovrebbe farne uso nel mezzo di un percorso di pace, sapendo che si verrebbe a saperlo subito. Il capo della diplomazia siriana Walid al-Mouallem ha commentato così in una conferenza stampa successiva all'eccidio di Idlib: Vi posso assicurare ancora una volta che l'esercito arabo siriano non ha utilizzato e mai utilizzerà questo genere di armi contro il nostro popolo, contro i nostri bambini e nemmeno contro i terroristi che hanno ucciso la nostra gente. Il portavoce del ministero della Difesa della Federazione Russa, Igor' Konašenkov, sostiene che in un raid dell'aviazione siriana sia stato colpito un deposito contenente attrezzature militari dei terroristi: le stesse di cui era nota l'esistenza già nel novembre scorso.

    Sui giornali occidentali si è immediatamente aperto contro Assad un ridicolo processo per direttissima per crimini di guerra, in cui naturalmente è risultato colpevole. È proprio questo atteggiamento che fa divergere la mia opinione da quella elargita a uso e consumo del cittadino medio. Di un cinismo sconcertante è l'editoriale di Adriano Sofri su Il Foglio, dal titolo emblematico Una foto per fermare la valanga: addita tutti coloro che ragionano con cautela su questa vicenda come nemici che non conoscono la sottile linea rossa da non valicare in simili casi: dunque per lui una foto può legittimare la guerra a uno Stato sovrano. Ora porrò dieci domande alle quali mi piacerebbe rispondesse chi è sicuro che la linea rossa per avviare un'escalation di violenza possa essere fatta di immagini mostrate sulla stampa.

    1) Perché dall'inizio della guerra in Siria due terzi delle foto sul mainstream sono di bambini e ragazzi colpiti durante gli attacchi governativi?

    2) Con tutti i satelliti militari americani e israeliani che filmano il territorio siriano non si potrebbe documentare facilmente se è stato colpito un silos di gas nervini oppure no? Come mai queste fantomatiche prove non vengono esibite?

    3) Perché un Presidente che sta trattando la pace dovrebbe lanciare un attacco chimico, mentre poteva colpire con armi tradizionali, ben sapendo che avrebbe provocato una reprimenda dell'ONU?

    4) La Turchia fino a ieri commerciava petrolio con l'Isis e mezza Europa ha bandito esponenti del suo governo che dovevano tenervi dei comizi: perché ora invece è un soggetto credibile?

    5) Americani e britannici sostennero la seconda guerra all'Iraq adducendo la presenza di armi chimiche poi smentita dalla storia: come possono essere autorevoli nella loro ricostruzione senza prove e processi?

    6) Fino a quando esisterà il diritto di veto all'Onu, è possibile che venga disatteso unilateralmente dagli USA?

    7) Non è forse plausibile che Trump, accerchiato in patria dai suoi oppositori, abbia deciso di sviare l'attenzione utilizzando la Siria?

    8) Chi ha finanziato i ribelli che oggi attentano alla sovranità della Siria? E chi li ha riforniti di armi chimiche?                 

    9) Possibile che gli attacchi di Russia e Siria contro l'Isis colpiscano sempre gli ospedali?

    10) Come mai non arrivano foto di minori uccisi in Iraq e in Libia? Forse i danni collaterali non esistono dove attaccano i Paesi NATO? E il caos che ora vi regna, non essendo stata presentata un'alternativa ai "dittatori" locali, non potrebbe scoppiare anche dopo l'eventuale deposizione di Assad?

    Ecco, se rispondete a queste domande nel mio stesso modo, capirete perché la mia posizione coincide con quella dell'arcivescovo di Aleppo, monsignor Jean-Clement Jeanbart: La scelta di Trump di bombardare postazioni aeree siriane non la capisco e ritengo sia uno sbaglio strategico. Perché agire così velocemente, senza consultare nessuno? Forse non voleva che la Russia ponesse un veto alla sua azione? Così facendo ha aggiunto morti ad altri morti. Se prima era buio, ora il futuro è ancora peggio. Non sappiamo cosa altro potrà accadere. Speriamo che questo errore possa portare tutte le parti in lotta a riconsiderare le rispettive posizioni. Decidano seriamente di lavorare per la pace con soluzioni politiche e non con le bombe.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Armi chimiche, Crisi in Siria, Walid al Muallem, Donald Trump, Bashar al-Assad, Russia, USA, Siria
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