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09:54 12 Novembre 2019
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Google, il Ministero della Verità

© AP Photo / Keystone, Walter Bier, file
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Oggigiorno non si parla che di fake news e di disinformazione, anche se le notizie false così come il fact checking sono sempre esistiti. Come identificare le notizie false nel mare infinito dell’informazione? Tranquilli, ora ci pensa Google, il Ministero della Verità.

Google ha lanciato un sistema di verifica globale dell'informazione, secondo il quale diverse compagnie specializzate analizzeranno le notizie, che verranno affiancate in seguito da una sorta di marchio con la conclusione: falsa, vera e via dicendo. A catalogare le notizie secondo il sistema di Google vi saranno anche la BBC, la CNN e il New York Times. Di quale oggettività possiamo parlare?

Sembra che il problema delle notizie false nasca solo oggi, si tratta bensì di una vecchia storia riguardante tanto i media on-line quanto i giornali stampati. È sempre più evidente oggi la tendenza a controllare e censurare il web, che dà spazio alle voci fuori dal coro e alle notizie più scomode. Con il sistema lanciato da Google non c'è il rischio di favorire la manipolazione e la strumentalizzazione delle notizie?  Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Bruno Saetta, avvocato che si occupa di diritto dell'informazione e delle nuove tecnologie.

— Google ha lanciato un sistema di verifica globale delle notizie. Sarà Google a decidere quali notizie sono false e quali no. Avvocato Saetta, possiamo dire che Google diventa così il Ministero della Verità?

— A mio parere si tratta di una scelta quasi obbligata da parte di Google, tra l'altro non è l'unico che si sta avviando sulla strada del "Ministero della Verità", anche Facebook ha i suoi strumenti per la verifica delle fake news. È una scelta obbligata perché da quando è iniziata la questione delle fake news, tutti i governi, principalmente quello tedesco, hanno avviato sanzioni elevate se le notizie false non vengono rimosse, nel caso tedesco entro le 24 ore. Anche la Francia e l'Italia hanno avanzato dei disegni di legge che dovranno imporre degli obblighi abbastanza stringenti ai social media per la rimozione delle fake news. Google e Facebook anticipano questa mossa e preparano un proprio strumento per "risolvere" il problema delle fake news.

— Che idea si è fatto di questo strumento?

— Il problema è la definizione stessa di "fake news". Quello che per me può essere una notizia falsa, può non esserlo per un altro. Anche dei post ironici e satirici si possono considerare allora come delle fake news. Il problema è che non esiste una definizione condivisa. Entriamo quindi in un terreno abbastanza inesplorato, c'è il rischio quindi di strumentalizzazione e di abusi.

Come si cerca di risolvere il problema? Sono diverse le soluzioni. Innanzitutto quella legislativa e sanzionatoria, come la legge tedesca che impone la rimozione delle fake news con sanzioni al motore di ricerca o al social media. Per la Germania, le condizioni sono stringenti, in sole 24 ore la notizia dev'essere eliminata. È lo stesso strumento che si applica per il copyright, la differenza è che la violazione del copyright è più semplice da stabilire. È molto più complesso stabilire se si ha a che fare con una fake news o meno.

Esiste un'altra soluzione che è quella di Google e di Facebook, la quale non è legislativa, ma privata, allo stesso tempo comunque sanzionatoria. Secondo il sistema di Google verrà affiancato al link della notizia una sorta di "marchio d'infamia", seguito dalle indicazioni degli editori, i quali avranno valutato la notizia. Chi sceglie gli editori, e gli editori quali parametri utilizzano per stabilire se una notizia è una fake news o meno? Occorre a mio avviso quindi una massima trasparenza, anche perché le notizie marchiate da Google perderanno tutta la loro autorevolezza.

— Al progetto di Google può aderire qualsiasi testata ritenuta autorevole. Sono già entrante nel progetto la BBC, la CNN, The New York Times. Non si rischia con questo sistema in realtà che possa avvenire una manipolazione delle notizie? Le testate succitate per esempio non ammetteranno mai di produrre delle fake news, no?

— Il rischio è proprio questo! Noi diamo in mano a degli editori tutto il potere dell'informazione e quindi quello di istituire una sorta di Ministero della Verità. Magari questi editori utilizzeranno il sistema nel migliore dei modi, ma i rischi ci sono. È essenziale che ci sia trasparenza massima, bisogna fare chiarezza: chi sono gli editori, come vengono scelti questi editori, quali sono i criteri per la valutazione delle fake news. Altrimenti questo sistema può essere estremamente pericoloso.

— Le informazioni scomode al sistema, all'establishment o a qualsiasi potere vengono etichettate oggi comodamente come delle fake news? Le notizie false però come anche il fact checking sono sempre esistiti. L'odierna paranoia attorno alle fake news non sa un po'di censura?

— Il problema sta proprio qui. Per la libertà d'espressione e per la democrazia si è sempre ripetuto che occorre maggiore pluralismo. Finché questo pluralismo ce l'avevano solo i giornali non c'era nessun problema. Adesso con internet i giornali hanno perso il controllo delle informazioni. Oggi anche un semplice cittadino può aprire un blog e fare informazione tutelato dall'articolo 21 della Costituzione.

Sembra che il problema delle fake news nasca solo adesso con internet, quando in realtà questo fenomeno c'è sempre stato. Anche i giornali cartacei producono delle fake news. Attorno a questa ampia discussione possiamo dedurre due aspetti: innanzitutto una crisi dei giornali, che cercano dei modi per recuperare terreno e tenersi a galla, il secondo aspetto è il problema del controllo dell'informazione, ovvero sia vediamo i tentativi di sottrarre terreno agli editori che si stanno affermando on-line.

— A suo avviso qual è la soluzione per controllare l'informazione e identificare le fake news?

— Si tratta di una soluzione che non istituirebbe il cosiddetto Ministero della Verità, una misura non di tipo sanzionatorio. Bisognerebbe creare all'interno delle scuole una capacità critica, dare ai bambini i criteri per approcciarsi alle notizie, on-line e off-line, tutto in maniera costruttiva. Va insegnato ai ragazzi come cercare le notizie, le fonti e le risorse per valutare da soli se sono di fronte ad una fake news o meno.

Questa sarebbe la soluzione migliore, chiaramente ha due problemi: è lo Stato che dovrebbe metterci dei soldi, in secondo luogo occorre del tempo. Sembra però che i politici non vogliano spendere.

— Le notizie false sono un grosso problema del giornalismo, ma censurare il web o indire un Ministero della Verità non sembra effettivamente la soluzione migliore. Il segreto sta nello sviluppare il senso critico e magari consultare più fonti? Ad esempio un lettore potrebbe leggere il Corriere della Sera, The Guardian e Sputnik?

— Esatto! Invece del marchio "discutibile" che Google e Facebook hanno intenzione di affiancare alle notizie, sarebbe più utile indicare ulteriori fonti sulla notizia, le quali propongono ricostruzioni completamente differenti. Nella famosa bolla che si crea on-line gli algoritmi tendono a dare alle persone dei link su argomenti più vicini a quelli già visti dalla persona. Ad esempio se una persona è di destra, gli algoritmi propongono altri articoli di destra e viceversa. Sarebbe più utile se gli algoritmi facessero il lavoro contrario, per permettere ai lettori di vedere le due facce della medaglia e poi eventualmente decidere. L'impressione è che si stia andando nella direzione opposta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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