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05:21 20 Agosto 2019
Una giovane.

L’orgoglio di essere italiani, voce ai talenti d’Italia

© Sputnik . Vladimir Sergeev
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Tatiana Santi
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“Di cosa ha bisogno un grande Paese come l’Italia per riprendersi? Di valorizzare i propri talenti”, inizia così il nuovo libro del giornalista olandese Maarten van Aalderen. Emergere e farsi strada nonostante tutto è possibile anche in Italia, il libro propone un viaggio da Sud a Nord attraverso ventuno storie di giovani eccellenze italiane.

A Roma all'Associazione della Stampa Estera è stato presentato "Talenti d'Italia", il secondo libro della trilogia di Maarten van Aalderen, dedicata ai lati più positivi dello "stivale". Il nuovo volume, pubblicato da Albeggi Edizioni esce a due anni dal successo "Il bello dell'Italia", saggio con 25 interviste ai giornalisti stranieri che lavorano in Italia e i quali raccontano all'autore ciò che più amano del Belpaese.

La copertina del libro Talenti d'Italia da Maarten van Aalderen
© Foto : Tatiana Santi
La copertina del libro "Talenti d'Italia" da Maarten van Aalderen
Maarten van Aalderen, corrispondente del quotidiano De Telegraaf, già direttore della Stampa Estera in Italia, si può considerare praticamente per metà italiano. Da olandese possiede allo stesso tempo però la capacità di osservare l'Italia da fuori, notando il bello dell'italianità così invidiata da tutto il mondo e dimenticata però dagli stessi italiani.

"Nel mondo ci sono milioni di persone che vogliono vivere all'italiana. Questo libro ci fa leggere storie di cui non si parla mai. Dobbiamo recuperare un po'più di orgoglio. Bisogna tutelare i talenti, che il mondo ci invidia e di cui noi a volte non ci rendiamo conto" ha notato il Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, relatore alla presentazione del volume assieme al giornalista Aldo Cazzullo e il presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini.

Spesso criticati ed etichettati da "mammoni" o "choosy" come li definì l'ex Ministro del lavoro Fornero, i giovani italiani si sentono abbandonati in un Paese con il 40% di disoccupazione giovanile. Abbattere la sfiducia, smettere di dare la colpa agli altri, assumersi le proprie responsabilità ed essere inventivi, è questo il consiglio del giornalista van Aalderen.

"La critica è sacrosanta, ma se scivola nella negatività non serve a niente".

Il libro di Maarten è un vero messaggio di fiducia e ottimismo, un libro veramente patriottico, un saggio che punta sull'Italia e crede nell'Italia. Sputnik Italia a margine della presentazione ha intervistato l'autore Maarten van Aalderen.

Maarten van Aalderen
© Foto : fornita da Maarten van Aalderen
Maarten van Aalderen

— Maarten, come ti è venuta in mente l'idea di scrivere questo libro?

Il cervello umano
© flickr.com / A Health Blog
— L'idea è nata durante le 50 presentazioni del mio libro "Il bello dell'Italia". Molti mi hanno detto che vanno bene i complimenti scritti in quel libro dai corrispondenti della Stampa Estera sull'Italia, ma i giovani in Italia non hanno più futuro, c'è una grande fuga di cervelli ed è molto alta la disoccupazione giovanile. È una cosa molto pesante e ho pensato alla risposta che avrei potuto dare a tutte queste preoccupazioni. Ho incontrato alcune persone molto in gamba, le quali hanno dimostrato che invece è possibile anche oggi in Italia emergere e farsi strada. In quel momento, durante i vari incontri mi è venuta in mente l'idea di scrivere questo libro dedicato ai talenti d'Italia, per dimostrare che anche oggi è possibile emergere in Italia in tanti campi diversi. I talenti raccontati nel libro vanno dai 19 e 41 anni.

— Il tema della disoccupazione giovanile è molto sentito, stranamente sono proprio i giovani a far più fatica per trovare un lavoro in Italia. I giovani sono costretti a partire e lasciare l'Italia, Paese bellissimo e invidiato da tutto il mondo. Che approccio hai di fronte a questo fenomeno?

— Un mio amico siciliano su facebook mi ha scritto che è andato proprio in Olanda a cercare lavoro, lì c'è veramente poca disoccupazione. Avrei potuto dire che noi olandesi siamo bravi, ma mi sono sentito di dire: che peccato dev'essere lasciare la terra siciliana, come si faceva una volta quando si emigrava dalla Sicilia. Mi dispiace molto per questo.

Alla presentazione del libro Talenti d'Italia da Maarten van Aalderen
© Foto : fornita da Tatiana Santi
Alla presentazione del libro "Talenti d'Italia" da Maarten van Aalderen

Ho iniziato il mio libro parlando proprio di siciliani molto in gamba, quello che fanno si esporta in tutto il mondo, però rimangono fedeli alla Sicilia. A me dispiace molto che molti si sentano costretti a lasciare la propria terra per mancanza di lavoro. Nel turismo penso che la Sicilia per esempio avrebbe tantissimo da offrire e dovrebbe potenziare di più questo settore.

Io vengo da un Paese piccolo, gli olandesi girano sempre il mondo, per un olandese andare fuori è normalissimo, però poi ad un certo punto torna a casa. Fanno esperienze all'estero e poi tornano, non c'è nulla di male. Il fatto che una persona si senta costretta ad andare via mi dispiace tantissimo. Mi auguro di cuore che anche il Mezzogiorno si possa sviluppare. Intanto ho voluto mostrare dei begli esempi, molti di loro hanno scelto consapevolmente di rimanere al Sud.

— Vivi in Italia da tantissimi anni, a parte i talenti che hai intervistato, c'è da dire che i giovani con una disoccupazione al 40% si sentono abbandonati. Che idea ti sei fatto di questa drammatica situazione? Probabilmente è un problema anche di mentalità?

— Ho avuto più volte contatti con persone che cercano lavoro. Io non posso dare lavoro a nessuno, ma posso dare consigli e dico di avere una mentalità giusta quando una persona è alla ricerca di un'occupazione. È importante prendere delle iniziative, non significa mandare curriculum a destra e a sinistra, perché le imprese ricevono migliaia di curriculum vitae. Bisogna essere inventivi di spirito. I talenti che ho intervistato mi auguro siano da esempio e ispirazione per gli altri.

— Non ti sembra che in Italia non si creda nei giovani?

— I giovani devono farsi valere ovviamente, devono dimostrare le loro capacità. La cosa peggiore è se sono rassegnati.

— Hanno però bisogno di avere degli stimoli.

— Questo deve venire anche da loro. Quello che conta è l'auto responsabilità. Ti devi assumere la tua responsabilità. Oggi viviamo in un mondo dove non è più tutto scontato. Una volta se tuo padre era panettiere lo diventavi pure tu, se tuo padre era un contadino, lo facevi pure tu, se il padre era un notaio, pure il figlio lo diventava. Oggi non ci sono più sicurezze, però ci sono delle opportunità che vanno colte, devi prenderti la tua responsabilità e darti da fare.

A mio avviso è sbagliata la mentalità secondo cui lo Stato non c'è, lo Stato non fa nulla per noi. Questo si chiama assistenzialismo. In realtà devi fare in modo di essere inventivo, devi riuscire a creare qualcosa su cui c'è domanda, quello di cui gli altri hanno bisogno. Se c'è una grande mancanza di idraulici, un giovane potrebbe fare l'idraulico per fare un esempio. Bisogna venire incontro alla richiesta nella società.

— Non credi che attorno ai giovani in Italia ci siano parecchi stereotipi e che i giovani non vengano rispettati? In Olanda la società come si rapporta con i giovani, si investe di più nelle nuove generazioni?

— Per quanto riguarda gli investimenti credo si debba puntare tantissimo sulla ricerca, è fondamentale. Su questo sono d'accordo, l'ho ribadito in più interviste. Sono contrario invece all'atteggiamento quando si dà la colpa agli altri, ognuno deve prendere la propria iniziativa.

Il rispetto deve esserci per tutti. In Olanda c'è pochissima disoccupazione, ma devo dire che a essere meno rispettati forse sono gli anziani. Abbiamo un problema opposto. La disoccupazione è un problema per gli anziani, tutto sommato si tratta comunque di cifre relative. Tornando all'Italia, il mio libro vuole dare un messaggio di incoraggiamento e mostrare degli esempi da seguire.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Economia, Lavoro, disoccupazione, occupazione, Giovani, libro, Il ministro Pe i Beni e attivita` culturali, Paesi Bassi, Olanda, Italia
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