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07:02 24 Ottobre 2019
Torta con una bandiera dell'UE

Marchetti: “L’allargamento dell’Ue ha impedito integrazione europea”

© REUTERS / Stefan Wermuth
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Il 25 marzo i capi di stato dell'Unione Europea saranno a Roma per celebrare il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma nei quali sono state gettate le basi dell'Europa così come la conosciamo oggi.

L'Europa che ha indubbiamente conosciuto anni migliori, ultimamente sta vivendo i tempi estremamente difficili. L'Ue non ha saputo affrontare in chiave unitaria la crisi economica e quella migratoria, nemmeno riuscita a lanciare una politica estera e di sicurezza comune per contrastare il terrorismo internazionale. E l'ultima svolta, la Brexit, potrebbe avere delle conseguenze imprevedibili sul futuro dell'Europa.

In vista del "compleanno dell'UE" Sputnik Italia ha raggiunto Professore di Relazioni Internazionali della LUISS Giudo Carli Raffaele Marchetti per fare il bilancio di questi sei decenni.

—  Prof. Marchetti, come definirebbe i principali successi e fallimenti dell'Ue negli ultimi 60 anni? A Suo avviso, l‘esperimento europeo è riuscito oppure l'Unione, che è diventato un motore che molto spesso gira a vuoto, dovrebbe pensare alla pensione?

Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli
© Foto : fornita da Raffaele Marchetti
Raffaele Marchetti, docente di relazioni internazionali all’Università Luiss Guido Carli

— Penso che i successi siano molti e ovviamente ci sono dei problemi. Però, a mio avviso, il bilancio è positivo. L'aspetto storico principale è quello che l'Ue ha garantito la pace nel territorio europeo. Questo è un aspetto tradizionale e poi noi adesso viviamo in un sistema in cui i vari stati europei si sono sempre più integrati dal punto di vista amministrativo, educativo, economico e finanziario. Questi sono tutti aspetti positivi perché rendono la vita dei cittadini europei molto più facile che possono viaggiare senza un passaporto, possono investire, creare un'azienda o andare a studiare in un altro paese europeo senza alcun difficoltà. 

Uno dei principali problemi dell'Unione, secondo me, è la mancanza di una maggiore integrazione. Lo vediamo, per esempio, adesso sulla questione degli immigrati perché non c'è stata una interazione vera e propria. Non è stato deciso un sistema unico di gestione e di distribuzione dei flussi migratori.

Dal mio punto di vista il problema è che c'è stata poca Europa, c'è bisogno di svilupparla di più. La crisi migratoria è stata perché la crisi economica ha dato lo spazio ai partiti anti-establishment che hanno utilizzato questa questione per aumentare il proprio peso elettorale. Se non ci fosse stata la crisi economica, probabilmente il problema degli immigranti sarebbe gestita in modo diverso.

— Negli ultimi mesi è diventato quasi di moda di parlare dell'Europa a due velocità. Pensa che la realizzazione di questo concetto potrà aiutare l'Ue a risolvere i suoi numerosi problemi oppure potrebbe causare nuovi divisioni, visto l'opposizione da parte dei paesi dell'est che temono di essere lasciati indietro?

— Tutte due le cose. Da un lato è necessario proprio per i motivi che dicevo prima, cioè alcuni problemi derivano dal fatto che non c'è stata l'integrazione sufficiente. Quindi, l'unico modo per realizzarla è di fare l'Ue a due velocità. Allo stesso tempo, creare due velocità significa provare un certo risentimento da parte di alcuni paesi che saranno esclusi da questa seconda velocità. Un problema storico è stato certamente la gestione dell'allargamento che è stato fatto per i motivi strategici dalla Germania che aveva bisogno di un area di controllo verso l'est, dall'Inghilterra che aveva bisogno che l'Ue non si integrasse in modo troppo approfondito e dagli Stati Uniti che volevano allargare la sfera Ue-NATO contro la Russia. Però questo allargamento ha generato dei problemi perché di fatto ha impedito l'approfondimento del processo di integrazione. Quindi, discorso su due velocità è in qualche modo è mirato a cercare di trovare una soluzione ai problemi fatti dall'allargamento.

— A Suo avviso, all'Ue servono altri allargamenti in questo periodo?

— Se sarà creato il meccanismo a doppia velocità, non c'è problema. Chiaro che l'Ue ha bisogno di tenere aperta questa dinamica di allargamento perché fa parte della sua natura.

— Il fatto che i cittadini di Ucraina e di Georgia potranno adesso viaggiare verso l'Ue senza visto potrebbe essere considerato il primo passo in questa direzione?

— No, lì la situazione è congelata e questo tipo di allargamento non è all'ordine del giorno. Non vedo ne Ucraina, ne Giorgia tra i candidati possibili, a questo proposito penso invece ai Balcani — alla Bosnia e alla Macedonia — è lì che l'Ue potrebbe espandersi in futuro.

—  Il 2017 è un anno importante per l'Europa. In Germania l'Adf (Alternativa per la Germania) nei sondaggi è in costante crescita grazie alle sue parole d'ordine contro le porte aperte agli immigrati. In Francia può vincere il Front National di Marine Le Pen che vorrebbe portare Parigi fuori dall'euro e forse dall'Unione. Quali conseguenze potrebbe avere la loro vittoria per l'eurozona e per l'Ue?

— Sarebbero conseguenze devastanti. Non penso comunque che loro vinceranno anche perché si generebbero come contrapposizione ai grandi coalizioni come nel caso dell'Olanda. 

— I singoli paesi europei come l'Italia parlano molto di necessità di rilasciare il dialogo con la Russia. Prevede una revoca delle sanzioni nel futuro prossimo? Vediamo il reset nei rapporti tra l'Ue e la Russia, a causa della crisi ucraina raggiunti il suo minimo storico? 

— Penso che ci sarà sicuramente un miglioramento che dipende naturalmente dal rapporto che svilupperanno la Russia e gli Stati Uniti. Adesso, ad esempio, in programma c'è una importante visita di Rex Tillerson a Mosca. Immagino che l'Ue seguirà l'orientamento degli Stati Uniti. Se si dovessi riattivare un dialogo, poi naturalmente sarebbe la questione interna dell'Ue, però i paesi che sono intenzionati a rilanciare i rapporti con Mosca, dovrebbero comunque in qualche modo rassicurare i paesi dell'Europa orientale che temono questo dialogo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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