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    La città irachena di Sinjar

    A Sinjar uno dei capitoli di un nuovo conflitto intra-curdo

    © AP Photo/ Seivan Selim
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    Mario Sommossa
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    Tutti conoscono i curdi come il popolo/nazione più numeroso al mondo senza uno Stato che li riunisca e la colpa viene spesso attribuita all’accordo Sykes-Picot. Forse, però, la ragione di quest’assenza ha anche altre origini.

    Probabili discendenti degli antichi Medi, la loro storia è stata una perenne divisione tra varie tribù originarie usate, volta per volta, dai Paesi vicini per farsi la guerra tramite interposta persona. Lo fecero, ad esempio, l'impero ottomano e la Persia e molti curdi si trovarono frequentemente a combattere altri curdi per interessi che non li riguardavano direttamente. Pensando alla loro comprensibile ambizione di voler costituire un unico Stato Curdo (l'inafferrabile Kurdistan, di cui tutti parlano) e mettendo da parte le personali ambizioni dei leader, è oggi difficile comprendere il senso delle lotte intestine, spesso cruente, che ancora attraversano la loro storia recente.

    La bandiera siriana
    © AP Photo/ Alexander Kots/Komsomolskaya Pravda via AP
    L'ultimo degli avvenimenti cui ci riferiamo è lo scontro armato avvenuto pochi giorni orsono attorno alla città di Sinjar, la località salita alla ribalta delle cronache mondiali per la carneficina degli yazidi perpetrata dai feroci miliziani dell'ISIS. Gli yazidi vivono da secoli in quella regione. E praticano una religione sincretica che unisce zarathustrismo, islamismo, ebraismo e cristianesimo. Con i curdi non hanno mai avuto problemi di ordine religioso ma i musulmani più integralisti li hanno sempre guardati con sospetto accusandoli (ingiustamente) di essere adoratori del Diavolo. Dopo la conquista della città da parte dei terroristi e l'uccisione o la riduzione in schiavitù di molti di loro, i restanti avevano costituito una loro milizia che si è battuta a fianco dei Peshmerga iracheni (del Partito Democratico del Kurdistan, PDK) e turchi (del PKK, Partito dei lavoratori del Kurdistan, gruppo giudicato terrorista da molti Governi stranieri e da Ankara) fino alla riconquista di tutto il territorio.

    Finita la battaglia, nell'area restano tuttora milizie yazide supportate dal PKK, altre, sempre yazide, appoggiate dai curdi del PDK, un'Unità di Mobilitazione Popolare (sciita e considerata vicino all'Iran), peshmerga curdo-iracheni del PDK, soldati turchi, esercito ufficiale iracheno e perfino una base americana. La situazione è evidentemente complessa e si è ulteriormente complicata dopo che i turchi hanno formalmente dichiarato di non tollerare una presenza del PKK nella zona, sia essa diretta o indiretta. Hanno aggiunto di essere pronti a un intervento militare se quelle milizie non se ne andranno immediatamente. Ciò che Ankara teme è che si crei un corridoio che da Sinjar (vicino alla frontiera con la Turchia) arrivi fino ad Aleppo, realizzando così una striscia curda lungo tutto il proprio confine. Tale area potrebbe facilmente trasformarsi in quello Stato curdo-siriano che i turchi vorrebbero evitare a tutti costi perché la sua formazione darebbe altra linfa a un desiderio separatista che già alberga tra i curdi di Turchia. Anche per prevenire future "tentazioni", Ankara ha stabilito una propria base militare vicino a Mosul, pure in territorio iracheno, nonostante le proteste, inascoltate, di Baghdad.

    Se, tuttavia, l'esercito turco si muovesse apertamente contro i locali miliziani del PKK, l'esercito iracheno non potrebbe fingere di non vedere e nascerebbe uno scontro aperto tra i due Stati. Inoltre, non si potrebbe escludere che l'Iran, desideroso di fermare le mire egemoniche turche, partecipi a quel conflitto aizzandovi le Unità di Mobilitazione Popolare. Ci troveremmo quindi di fronte a una nuova guerra che, seppur indirettamente, vedrebbe contrapposte Iran e Turchia.

    Probabilmente sollecitato dai turchi, anche Barzani, il Presidente del Kurdistan iracheno e del PDK, ha richiesto che il PKK si ritiri dall'area e gli scontri a fuoco degli scorsi giorni tra i Peshmerga curdo-iracheni e quelli curdo-turchi ne sono la naturale conseguenza.

    Per giustificare la loro permanenza, questi ultimi adducono un loro ruolo di "protettori" dei locali Yazidi vantando una vera o presunta minaccia da parte di milizie sciite. Come risposta, a Erbil è stata favorita la costituzione di un nuovo partito: l'Ezidi Democratic Party, capeggiato da un tale Haider Checho che combatté contro l'ISIS a fianco degli uomini di Barzani come capo di una delle milizie yazide, la Yazidi Protection Force.

    Checho ha immediatamente dimostrato da quale parte sta con il ringraziare pubblicamente il Presidente Barzani per il supporto avuto nella battaglia contro i terroristi, per la costante difesa del popolo Yazidi e per avere riconosciuto immediatamente la costituzione del nuovo partito.

    Pur senza dichiararlo, è così cominciato anche a Sinjar uno dei capitoli di un nuovo conflitto intra-curdo, con la gioia di Turchia, Iran e di tutti coloro che vogliono impedire con ogni mezzo la nascita di un grande Kurdistan unificato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    curdi, PKK, Kurdistan, Iran, Iraq
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