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    I soldati intrappolati all'interno di un rifugio durante un bombardamento pesante

    Donbass, un reporter italiano nel cuore della guerra

    © Foto: Giorgio Bianchi
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    Tatiana Santi
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    La situazione nel Donbass resta molto tesa, come dimostra la storia di un reporter italiano finito recentemente sotto le raffiche delle forze governative nei pressi dell’aeroporto di Donetsk. Ecco la testimonianza di Giorgio Bianchi, dal cuore della guerra nel Donbass.

    Il fotoreporter Giorgio Bianchi, recatosi in Ucraina numerose volte negli ultimi anni documenta una guerra mai finita, che l'Occidente si ostina a non vedere, seppure si tratti di un conflitto al centro dell'Europa. Bianchi, oltre a collaborare attualmente con la testata Difesa Online, lavora come reporter freelance e segue diversi progetti personali sulla guerra nel Donbass.

    Nei pressi dell'aeroporto di Donetsk impegnato nella realizzazione di un servizio, Giorgio, rischiando la vita, si è ritrovato coinvolto in un bombardamento dell'esercito governativo. Fortunatamente rimasto illeso, Giorgio Bianchi ha rilasciato un'intervista sull'accaduto a Sputnik Italia.

    — Giorgio, ci parli dell'incidente avvenuto a giorni. Che cosa le è successo nel Donbass mentre stava filmando?

    — Mi trovavo nei pressi dell'aeroporto di Donetsk. A luglio, quando già mi recai qui, si trattava di una zona relativamente sotto controllo, in seguito all'avanzata delle forze governative di gennaio e febbraio ora è diventata una zona poco sicura.

    Questi giorni mi trovavo qui per un'intervista al volontario italiano Massimiliano Cavalleri, nome di battaglia Spartaco, che combatte per la causa separatista dal 2014. Non ha mai lasciato il fronte ed è stato ferito più volte, Spartaco è la persona più indicata da intervistare, parlando la mia stessa lingua, per avere testimonianze dirette.

    Per la mia sicurezza non ero stato mandato nella sua postazione, che si trovava in concomitanza con le piste di atterraggio degli aerei, a poche centinaia di metri dalle forze governative. Lui mi è venuto incontro e ci siamo recati per un giro di perlustrazione della zona, ad un certo punto ci siamo trovati in colonna ad attraversare un campo fra una villetta distrutta e l'altra e in lontananza si vedeva un barlume.

    — A quel punto che cos'è successo?

    — In quel momento mi sono voltato verso quel chiarore per capire che cosa fosse, all'improvviso mi è piovuta addosso una pioggia di proiettili trancianti, che mi hanno sfiorato. Mi sono buttato per terra, mentre i militari si sono riparati dietro una casa adiacente. Strisciando sono riuscito a tornare indietro.

    Alle mie spalle c'era un videoreporter militare che filmava la scena. Il video prodotto da una televisione locale mostra le mie immagini e le sue: nelle mie si vede la pioggia di pallottole, nelle sue ci sono io che mi butto a terra. Poi abbiamo cercato un posto sicuro, c'è stato un breve conflitto a fuoco. Abbiamo trovato rifugio in una baracca attendendo che la situazione si calmasse.

    — Per chi avesse ancora dei dubbi, ora possiamo affermare definitivamente che la guerra nel Donbass continua. Lei l'ha vissuta sulla sua pelle.

    — La guerra qui non è mai finita. Per la testata Difesa Online stavo proprio scrivendo un mio pezzo dove volevo anche presentare un'intervista a Spartaco, che racconta la situazione sul campo. C'è stato un avanzamento, la stessa atmosfera in città a Donetsk è cambiata, in estate era molto più rilassata, adesso si sentono i fragori delle esplosioni in lontananza.

    Per il terzo anno consecutivo mi reco nel Donbass per raccontare una guerra che l'Occidente si ostina a non vedere, noi cittadini comunitari nei confronti di questa tragedia ci stiamo comportando come se avessimo un elefante coperto di fango nel soggiorno di casa e fingessimo di non vederlo. La guerra c'è, solo chi non vuole vedere non si accorge di quello che sta accadendo.

    — Oltre ai suoi pezzi per Difesa Online sta anche preparando un film documentario sulla guerra nel Donbass?

    — Stiamo cercando con fatica, perché trovare dell'interesse nei confronti di questa situazione è difficile da parte dei produttori. In passato mi sono recato nel Donbass in compagnia dei giornalisti Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi, i ragazzi hanno realizzato dell'ottimo materiale video. Io mi occupo di fotografia, anche se in questo caso giravo dei video. Contavamo di fare un lavoro moderno su questa guerra: un film documentario multimediale con foto e video cercando di utilizzare tutti i mezzi espressivi, anche la parola con una voice off che raccontasse la voce interiore di noi reporter rispetto ad un conflitto che conosciamo bene.

    — Durante i suoi viaggi nel Donbass che cosa l'ha colpita di più?

    — Oltre alla collaborazione con Difesa Online e al mio lavoro sul film, sono anche un reporter freelance e seguo una mia linea con dei progetti personali sulla guerra nel Donbass. Cerco di raccontare l'aspetto umano del conflitto. Una delle mie vecchie storie si chiamava "Fragile" ed era intesa la fragilità dell'animo dei civili, dei bambini e dei soldati. È una guerra che li ferirà per sempre.

    A luglio ci siamo ritrovati nel villaggio Spartak, stavamo intervistando in una di queste casette-bunker un comandante militare. L'intervista video si può rivedere su youtube, è stata pubblicata da "Gli occhi della guerra", si sentono in lontananza dei fragori, poi un fischio assordante causato da un proiettile di artiglieria che vola sopra la nostra testa e cade a 5 metri da quella casetta. A seguire ne è caduto subito un altro, erano due colpi da artiglieria: uno da 122 mm, l'altro da 150 mm. Il secondo ha lasciato fuori dalla casa un cratere largo 3 metri per 2 di profondità. La terra ci è caduta sulla testa. Abbiamo appena fatto in tempo a rifugiarci nel bunker che è caduta sulla nostra testa una pioggia di colpi.

    I soldati intrappolati all'interno di un rifugio durante un bombardamento pesante
    © Foto: di Giorgio Bianchi
    I soldati intrappolati all'interno di un rifugio durante un bombardamento pesante

    Siamo rimasti per 3 interminabili minuti sotto il fuoco dell'artiglieria governativa e io ho fatto delle foto in quel bunker dove si vede la faccia stravolta di questi uomini, che in quel momento cessano di essere soldati, volontari o come li chiama qualcuno terroristi. Davanti a me vedevo dei ragazzi più o meno della nostra età che combattono per un loro ideale e sono costretti a vivere in quelle condizioni veramente assurde. Questa è la loro quotidianità.

    Segue

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Crisi in Ucraina, Donbass, Italia
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