19:47 28 Marzo 2017
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    L'Italia può abbandonare la zona dell'euro?

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    Giuseppe Paccione
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    L'Italia può abbandonare la zona dell'euro?

    Nella tanta confusione che serpeggia nell'opinione pubblica del nostro Paese e nei pseudo esperti del nulla, quest'ultimi bazzicanti in vari studi televisivi, blaterando senza conoscere l'aspetto politico-giuridico se vi sia la legalità dell'uscita dall'Unione Europea, come pure dall'eurozona, di uno Stato membro, è opportuno sgomberare il campo dalle tante inesattezze che, quotidianamente, vengono offerte all'opinione pubblica italiana, creando molta superficialità e ignoranza in materie complesse e delicate come quello concernenti i trattati europei. Ho già avuto modo di affrontare questa tematica con un articolo apparso il 15 marzo 2017 sul quotidiano "La Verità" assieme all'amico giurista Giuseppe Palma.

    La risposta che si può dare, al caso che ci riguarda, non può che essere positiva, nel senso che l'Italia può in maniera serena e tranquilla abbandonare la moneta unica europea. Esistono due modi: o restando nell'Unione Europea salutando definitivamente l'euro ovvero appellandosi al ben noto articolo 50 del TUE, che prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall'Unione Europea, come ha avviato la Gran Bretagna con la Brexit, mediante il referendum popolare. S'immagini che il recesso era stato persino stabilito nel Trattato che adotta(va) una Costituzione per l'Europa, non entrato più in vigore per i referendum francese e olandese che l'avevano bocciato, in base al quale era enunciato che ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'UE.

    Se l'Italia decidesse in maniera convinta di uscire dal sistema monetario ed economico dell'UE, dovrebbe notificare la scelta al Consiglio europeo, il quale fornisce all'UE le indicazioni per concludere con lo Stato che abbandona l'accordo d'uscita. Accordo su cui l'ultima parola spetta al Consiglio che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento UE.

    Tecnicamente, tornare alla moneta nazionale, ovvero alla nostra vecchia lira, sarebbe fattibile e a prevedere il ritorno al passato, de facto, è lo stesso Trattato istitutivo dell'UE, quello firmato nella cittadina di Maastricht il 7 febbraio 1992, ratificato dal nostro Parlamento con la legge del 3 novembre 1992 n.454, in base al quale viene enunciato che in caso di mancato rispetto dei parametri economici, è prevista una fase intermedia di contestazione che, poi, può portare all'inflizione di una condanna che porti il singolo Stato a depositare una somma destinata a garantire la parità monetaria. In questo, almeno indirettamente, il Paese sanzionato esce fuori dal sistema, anticamera dell'uscita forzata dall'eurozona.

    Esiste, tuttavia, un percorso meno traumatico che passa attraverso il diritto di recedere dal trattato europeo o dai trattati regionali. Ci si riferisce a un istituto tradizionale o classico del diritto internazionale. Difatti, secondo l'articolo 56, paragrafo 1, della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati del 1969, enuncia che un trattato che non contenga disposizioni relative alla sua estinzione e che non preveda la possibilità di un ritiro o di una denuncia non può essere oggetto di denuncia o di ritiro, a meno che non sia accertato che era nell'intenzione delle parti di accettare la possibilità di una denuncia o di un ritiro o il diritto alla denuncia o al ritiro non possa essere dedotto dalla natura del trattato. E il recesso è possibile anche in relazione alla sola moneta unica senza dover uscire del tutto dall'UE. In quest'ultimo caso, il nostro Paese, tout court, si troverebbe nella situazione in cui si trovano la Danimarca e la Svezia, ad esempio, e come si è trovata pure la stessa Gran Bretagna che, mediante la decisione referendaria popolare, ha deciso di abbandonare del tutto l'organizzazione internazionale, a carattere regionale, denominata UE: fuori dalla moneta unica europea, ma dentro l'UE. La decisione, in aggiunta, di ricorrere a quella che tecnicamente si chiama denuncia del patto sarebbe di competenza del governo e non del Parlamento.

    Ma qualcuno si porrebbe la seguente questione: che valore acquisirebbe la moneta nazionale una volta tornata legalmente in circolazione? Semplice, quelli precedenti l'entrata in vigore dell'euro o, più correttamente, il suo potere d'acquisto deriverebbe dal sistema economico e produttivo nazionale, con la possibilità di attestarsi anche a un livello più favorevole e conveniente rispetto al valore del cambio che fu deciso, purtroppo, dall'allora Prodi e Ciampi, 1€ a 1936,27 Lit.

    Un ultimo punto da evidenziare sta nel fatto che se uno Stato ha deciso di uscire dalla zona dell'euro, deve uscire dall'UE. In questo caso lo Stato che opta per il recesso dall'Unione Europea deve annullare la precedente legge di ratifica del trattato. Il governo preparerebbe le denuncia dell'accordo, le Camere la voterebbero.

    Altro punto di domanda da porre in risalto è la seguente: per quale ragione in Italia non viene data la parola ai cittadini se restare o no nell'UE e nell'eurozona attraverso un referendum popolare, come è avvenuto in Gran Bretagna che ha deciso di disattendere i trattati UE? Nel nostro Paese, purtroppo, non è possibile perché la nostra Costituzione lo vieta, a causa di due ragioni di impedimento.

    Il primo impedimento è rappresentato dal ben discusso articolo 75, paragrafo 2, della Carta fondamentale che non prevede il referendum abrogativo per le leggi di carattere tributario e di bilancio, di amnistia e di indulto, e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, per cui i padri costituenti hanno voluto riservare ai due rami del Parlamento, cioè la Camera dei Deputati e il Senato, la tutela di alcuni interessi fondamentali dello Stato. In merito a ciò, si può rilevare che tale limite è stato individuato dai giudici della Corte costituzionale, ai quali è stato attribuito il potere di esercitare, in via preventiva, il controllo di ammissibilità delle richieste referendarie, nel senso che solo la Consulta ha il diritto di giudicare se le richieste di indire referendum abrogativi siano ammissibili in virtù dell'articolo di cui si è accennato prima (art.2 della costituzionale dell'11 marzo 1953, n.1). I giudici, garanti della costituzione italiana, in un'altra sentenza — la n.16 del 1978, hanno asserito che è inammissibile la richiesta sull'abrogazione di leggi a contenuto vincolato emesso dall'UE. Si tratta di una limitazione emersa in alcune sentenze di questo secolo dalla stessa Consulta, come, a titolo di esempio, quelle n.31, 41 e 45 del 2000, con le quali si precisava che non può ritenersi ammissibile un referendum che miri all'abrogazione di una normativa interna avente contenuto tale da costituire per lo Stato italiano il soddisfacimento di un preciso obbligo derivante dall'appartenenza di un'organizzazione internazionale a carattere regionale quale l'UE. In base al modus cogitandi ovvero al ragionamento che i giudici della Corte costituzionale, difatti, se la normativa nazionale fosse abrogata, lo Stato italiano si troverebbe inadempiente rispetto agli obblighi imposti a livello di UE o comunitario, ragion per cui la normativa in questione non può essere oggetto di un quesito referendario.

    Il secondo impedimento è riscontrabile dalla lettura dell'articolo 80 della Costituzione in base al quale le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Da ciò si deduce che il Parlamento è l'unico ad avere il potere di ratificare con legge i trattati internazionali.

    Per dare ai cittadini la possibilità di ricorrere allo strumento referendario sui trattati europei, sarebbe necessario, in via preliminare, una modifica della nostra carta fondamentale. Infatti, l'articolo 75 della Costituzione è ostativo, nel senso che per superare tale inibizione o divieto sarebbe necessario una legge ad hoc di deroga costituzionale; secondo l'articolo 138 della Carta costituzionale le leggi di revisione della costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascun ramo del Parlamento nella seconda votazione. Affinché si abbia un referendum è necessario cambiare un articolo della Costituzione, solo così si raggiungerebbe quell'obiettivo di capire se gli italiani sono a favore o no all'uscita dall'eurozona come pure dall'UE.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

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    • avatar
      Pietro
      Secondo me e' purtroppo impossibile pensare che avremo il coraggio di uscire per i fatti nostri.
      Purtroppo ci portiamo ancora dietro la sudditanza usa post guerra, senza contare il perenne complesso ingiustificato verso la Germania e nord europa per cui siamo in grado di darci martellate sui coglioni solo perche' "ce lo dicono i piu' bravi".
    • HaraldIn risposta Pietro(Mostra commentoNascondi commento)
      Pietro,

      "per cui siamo in grado di darci martellate sui coglioni solo perche' "ce lo dicono i piu' bravi".

      ahahahah perfetto concordo ahahaha
      Un saluto
    • belli corrado
      Basta richiedere l'originale del TRattato di Lisbona e vedrete che non c'è bisogno di fare tanto baccano, loriginale del Trattato di Lisbona NON ESISTE, quello che firmarono i rappresentanti dei governi che entravano a far parte di questa scassata EU erano esclusivamente carta straccia senza alcun valore giuridico..ovvero sotto le prime 10 pagine scritte e casaccio NON c'era nulla e per giunta solamente in lingua inglese, cosa che la maggior parte dei partecipanti all'orgia truffaldina non era capace di DECIFRARE, fino a qualche decennio fà la pagina ufficiale del Parlamento europeo veniva pubblicata in sole tre lingue-Inglese--Francese e Tedesco, al fine che i cittadini degli altri stati della UE dovevano fare una traduzione che durava ore e avolte giornate intere, chi avrebbe perso tutto questo tempo ???? solo pochi , solo dopo ripetute richieste fatte dal governo polacco e del governo della Repubblica Ceca decisero di scriverlo inaltre lingue, rimasero fuori l'Italia, la Grecia, la Spagna ed il Portogallo, coincidenza????? in seguito dopo che il Trattato di Lisbona venne cambiato ben 4 volte dal suo contenuto originale ,venne pubblicato anche nelle lingue sopra citate, naturalmente con l'introduzione della PENA DI MORTE in caso di insurrezione dei popoli che ne fanno parte, a decifrare il contenuto CRIMINALE nascosto in diversi passaggi dei paragrafi fù il Professore Schachschneider "Austriaco" , ancora oggi è in corso un processo contro i fautori dell'ultima versione del Trattato di Lisbona , nell'articolo sotto scritto in diverse lingue (non in Italiano) c'è il testo per la quale queste persone sono state chiamate a rispondere dei loro crimini CONTRO l'UMANITà ,:

      www.nocensura.com/2012/12/denunciati-herman-achille-van-rompuy-e.html#more

      tenete in mente che l'Inghilterra è uscita dall'europa dopo aver ricevuto la documentazione originale del Trattato di Lisbona paragonandola con le altre versioni manipolate che non corrispondono con la prima, non solo è uscita dalla UE ..ma adesso chiede pure un risarcimento di 10 Miliardi di Euro, chi paga????? se in Italia ci fossero politici con le palle farebbero la stessa cosa che ha fatto l'inghilterra e quello che stanno facendo altri stati , ma..siccome in Italia c'è il Vaticano che a sua volta fù uno dei promotori per la costituzione degli Stati Uniti d,Europa nel lontano 1904 "in America " con la presidenza dei Rockeffeller e il Psicopatico Pazzo criminale Kalergi, lo IOR era presente al Congresso e spingeva per la fondazione di questa Europa, se i cittadini degli stati facenti parte a questa europa dei Criminali viene informata costantemente, in un mese ogni stato riacquisterebbe la propria sovranità giuridica , monetaria senza alcun bisogno di ricorrere a processi inutili , fateci caso..nessuna di queste persone che si trovano nella denuncia ha visitato l'Inghilterra dal giorno in cui è stata presentata, nemmeno I Mass Merd Media ne parlano , anzi li elogiano e li sostengono, anche loro complici in assoluto-

      Saluti
    • belli corrado
      Un altro articolo scritto alcuni anni fà riguardante non solo l'Europa ,ma anche quello che stiamo vedendo oggi :

      www.coblog.info/article/2688/54993
    • belli corrado
      Una piccola correzione : i Trattati di Roma NON sono validi, naturalmente anche quello di Lisbona non è valido perchè non contiene le dichiarazioni scritte nei Trattati di Roma:

      www.informarexresistere.fr/2014/05/20/i-trattati-di-roma-del-25-marzo-1957-sono-validi-no

      scusate per lo sbaglio , per alcuni chiarimenti potete contattarmi-

      books.google.it/books?id=F5kbDAAAQBAJ&pg=PA101&lpg=PA101&dq=i+trattati+di+roma+non+sono+

      Saluti-
    • avatar
      robfest
      Ogniqualvolta leggo di come l’Italia potrebbe uscire dalla UE e dalla moneta comune europea non riesco a capire come si possa continuare a perdere tempo nel pensare che questo possa accadere in questo periodo per volontà degli stessi cittadini. Ma è fuori di dubbio che la grande maggioranza che io reputo essere attorno al 65 percento della popolazione non ha assolutamente in mente di fare quello che ritiene un atto negativo per la propria posizione economica. L’Italia è un paese di anziani pensionati (anche se questo cambierà fra una decina di anni), con un corposo apparato pubblico generalmente ancora parassita, in alcune regioni la popolazione vive quasi unicamente di pensioni di invalidità o sussidi pubblici finti. Alle già citate categorie infine assommiamo coloro che ancora detengono un dignitoso impiego dipendente o una attività professionale e il risultato è che agli italiani al momento non li interessa minimamente di cambiare qualcosa per aiutare il restante 35 percento della popolazione in sofferenza. Mano a mano che la percentuale cambierà si potrà sperare in qualcosa, non è un problema di èlites, burattinai, illuminati o altre fesserie. E’ questione umana normale, anche se schifosa e ripugnante : le persone sono egoiste e se ne fregano del prossimo salvo poi piangere e chiedere aiuto quando sono deboli.
    • avatar
      xplorer
      L'Italia può abbandonare la zona euro? Si, il suicidio non le viene impedito.

      Purtroppo è una nota, collaudata ed efficace strategia quella di insinuarsi in un "sistema nemico" e demolirlo dall'interno: l'Europa di Ventotene era la nostra salvezza per evolvere e prosperare, non è stata fermata, cosa praticamente impossibile, è stata conquistata e demolita dall'interno.

      A chi pensa che l'Euro sia un problema: siete stati abilmente circuiti, insieme a coloro che pensano che la nostra Costituzione non vada bene. Il problema dell'Europa è che non è istituzionalmente unita, non abbiamo una fiscalità comune, un Governo comune, una difesa comune ecc. Di questo abbiam bisogno, non di seguire quel che gli "eurocrati" attuali vogliono ovvero separarci ulteriormente.
    • GIUSEPPE
      VOGLIO RICORDARE AGLI AMICI LETTORI DI QUESTO MIO CONTRIBUTO CHE GLI STATI SONO SEMPRE SOVRANI E INDIPENDENTI E, COME TALE, HANNO IL POTERE DI RECEDERE DA QUALSIASI TIPO DI TRATTATO BILATERALE O MULTILATERALE. BREXIT DOCET!
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