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08:37 19 Ottobre 2019
L'Europa a due velocità

Un’Europa a due velocità: il sogno europeo è finito?

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Che ne sarà dell’Europa? In vista dei 60 anni dai Trattati di Roma il modello di “un’Unione europea a due velocità” diventa una necessità sempre più concreta. Resta da individuare però quali siano i rischi e a quali Stati gioverà il progetto. Il sogno europeo è finito?

Un'Europa a geometria variabile effettivamente esiste già: alcuni Paesi hanno l'euro, altri no e non tutti gli Stati fanno parte di Schengen. Ora il progetto prende una forma sempre più tangibile. Una "direzione di marcia necessaria" ha sottolineato il premier Gentiloni, Angela Merkel ha specificato che la parola d'ordine rimane "l'unità", ma "un'unità nella diversità". Diversi membri dell'Ue però, in primis la Polonia, si sono detti da subito contrari al progetto annunciato in vista del vertice europeo del 25 marzo.

Pasquale Lucio Scandizzo, docente di economia della cultura all’università di Tor Vergata, presidente di “OpenEconomics”
© Foto : fornita da Pasquale Lucio Scandizzo
Pasquale Lucio Scandizzo, docente di economia della cultura all’università di Tor Vergata, presidente di “OpenEconomics”
Con la formazione di diversi "club" all'interno dell'Unione europea c'è il rischio che si formi un'Europa di serie A e una di serie B? Per l'Italia questo modello europeo rappresenterà un vantaggio o un limite? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Pasquale Lucio Scandizzo, docente di economia della cultura all'università di Tor Vergata, presidente di "OpenEconomics", società che si occupa di valutazioni politico-economiche.

—  "Un'Europa a due velocità", professore Scandizzo, di che cosa si tratta esattamente?

—  Possono esserci due interpretazioni secondo me. Da una parte è la costatazione che in Europa già ci sono due velocità, quella dell'eurozona e quella del resto dell'Europa. Questo fenomeno si estende anche all'interno dell'eurozona, dove ci sono altre due velocità, abbiamo i Paesi con economie più avanzate come la Germania e l'Olanda e Paesi con un'economia in difficoltà come quelle della Francia, dell'Italia, della Spagna e così via. In Europa ci sono più velocità, almeno due, ma possono essere di più.

La seconda interpretazione è di tipo economico. L'Europa deve tener conto che non può andare alla stessa velocità e che dovrebbe ristrutturarsi secondo un modello che consenta ai Paesi i quali si vogliono integrare più strettamente di marciare ad una velocità di integrazione diversa.

—  C'è il rischio che si formi un'Europa di serie A e una di serie B?

—  È difficile dirlo, perché non ci sono molto esperienze a riguardo. Noi possiamo basarci sui trattati di libero scambio che esistono oggi fra i vari gruppi di Paesi. Ci sono dei club di Paesi che viaggiano a diverse velocità e in un certo senso competono fra di loro. Se pensiamo la performance economica come ad una sorta di campionato di calcio, tutti quanti vorrebbero stare in serie A e tutti vorrebbero vincere lo scudetto. Questo non è possibile.

—  Si parla già di una velocità costituita da Germania, Francia e Italia e di una seconda velocità costituita dagli altri Paesi. Alcuni membri dell'Ue, come la Polonia, si sono detti contrari a questo tipo di Europa. Che ne pensa?

—  Secondo me qui c'è un equivoco in merito al concetto di "due velocità". Anche Sarkozy in un suo celebre discorso parlò di un'Europa a due velocità. Sostanzialmente lui diceva che un'Europa voleva integrarsi formando una sorta di super Stato, l'eurozona, poi ci sarebbero stati gli altri 27 Paesi, successivamente 32, 35 e così via. Chiaramente tutti questi Stati sono molto diversi e numerosi, è impensabile che possano diventare una Federazione, per loro va pensata una forma confederale, diceva Sarkozy. Per questo concetto rimasto nella memoria collettiva, secondo me, reagiscono male Paesi come la Polonia.

Il discorso della Merkel e la situazione attuale in generale vanno interpretati in modo molto più limitato a mio avviso. Potrebbero esserci dei club diversi con delle regole diverse e tutti Paesi convergerebbero in un mercato comune, il quale sarebbe il super club uguale per tutti. Dei Paesi più omogenei fra loro potrebbero entrare attraverso dei trattati in un'Unione più stretta.

La maggiroanza dei leader europei capiscono che il solo possibile futuro dell'Europa è “L'Europa a più velocità”
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
La maggiroanza dei leader europei capiscono che il solo possibile futuro dell'Europa è “L'Europa a più velocità”

— Quali conseguenze potrebbero esserci a suo avviso per l'Italia con questo nuovo tipo di Europa a due velocità?

—  Io credo che l'Europa dovrebbe essere a più velocità, l'Italia potrebbe allora essere in un club diverso da quello dell'eurozona. C'è un compromesso fra l'integrazione e la flessibilità. Questo nuovo tipo di Europa potrebbe essere una soluzione per l'Italia, perché il nostro Paese vive un dilemma notevole in termini di politica economica fra obbedienza a regole molto rigide disegnate sulla base di economie diverse dalla nostra, e il problema di mantenere la possibilità di politiche economiche e monetarie più flessibili.

Un sistema che permettesse a una parte dell'eurozona di aggregarsi secondo regole un po' più flessibili potrebbe essere una soluzione positiva per l'Italia riducendo così il costo in termini di crescita economica.

—  Lei è abbastanza ottimista quindi per l'Italia nel contesto del nuovo modello di Europa?

— Ottimista non è la parola giusta, sarei favorevole ad una flessibilità maggiore delle velocità europee.

— Per l'Italia capitare nel gruppo con la Germania potrebbe rappresentare uno svantaggio? Potrebbe portare a seguire ancora più strettamente le regole dettate da Berlino?

—  Dovremmo giudicare questo fatto con una certa prospettiva storica. La Germania in questo momento si trova in una situazione in cui può seguire agevolmente delle regole rigide, però nel passato prima della crisi finanziaria e anche subito dopo abbiamo visto che la Germania anch'essa era in difficoltà, mentre altri Paesi andavano meglio.

I club non possono sempre essere gli stessi e non necessariamente la Germania sarà sempre il vincente. Anche la Germania può aver bisogno di maggiore flessibilità. Un'Europa a geometria variabile in cui ci sono diversi club e dove è possibile temporaneamente cambiare la propria membership da un club all'altro, secondo me, accrescerebbe la possibilità di fare politiche economiche efficaci.

—  A chi gioverebbe di più un'Europa a diverse velocità?

—  Questa soluzione secondo me gioverebbe ai Paesi in difficoltà e che non hanno spazio d'azione nella politica fiscale e monetaria, i Paesi mediterranei soprattutto. È un problema comunque sia congiunturale, in una prospettiva futura potrebbero avvantaggiarsi tutti i Paesi se aumentasse la flessibilità per tutti. La flessibilità è una forma di potere e ricchezza.

—  In vista del vertice del 25 marzo a Roma secondo lei si arriverà all'accordo per l'Europa a più velocità?

— Il prossimo vertice potrebbe mettere le premesse per trovare l'accordo. Per trovare delle regole più flessibili che possano costruire un'Europa a geometria variabile secondo me c'è bisogno di tempo, un vertice non basta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Unione Europea, Economia, Europa, Italia
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