02:50 19 Ottobre 2018
Non una di meno

Lotto marzo: sciopero globale delle donne

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Tatiana Santi
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Giornata di mimose a di auguri, ma anche di sciopero, disagi e lotta. L’8 marzo, festa internazionale delle donne, in Italia e in altre decine di Paesi si scende in piazza. È sciopero globale delle donne, ecco perché.

"Se le nostre vite non valgono noi ci fermiamo" è lo slogan della mobilitazione internazionale che coinvolge una cinquantina di Paesi, fra cui l'Italia. Lo sciopero globale, che ha investito anche i mezzi di trasporto, è stato indetto dal movimento "Non una di meno" e rientra in un programma più ampio con l'obiettivo di stilare un piano femminista dal basso contro la violenza di genere.

Al di là dei disagi provocati dallo sciopero generale, magari provocati anche alle stesse donne che l'8 marzo lavorano, comunque la si pensi sul femminismo: la violenza sulle donne e la diseguaglianza dei diritti nel mondo lavorativo sono due realtà obiettive e ingiuste da combattere. In che cosa consiste la protesta del movimento Non Una di meno? Sputnik Italia ha raggiunto Sara Picchi, attivista di Io Decido, una delle reti promotrici della manifestazione.

— L'8 marzo si sciopera. Sara, potrebbe parlarci di quest'iniziativa promossa in più di 40 Paesi al mondo?

— Sono circa 49 i Paesi che stanno partecipando a questo sciopero globale. È una chiamata che parte dall'Argentina, ma che accogliamo tutte, perché è uno sciopero contro la violenza di genere. Questo è un problema strutturale in tutte le società, quello che subisce una donna in Italia in termini di sessismo è la stessa matrice che affrontano molte donne nel mondo.

Abbiamo voluto aderire anche noi allo sciopero globale, è un percorso nato a novembre scorso, quando più di 200 mila persone sono scese in strada a Roma per una manifestazione nazionale contro la violenza di genere, un problema che riguarda tutti e tutte. Successivamente ci siamo riunite in otto tavoli diversi, perché vogliamo affrontare il problema a più livelli. I temi da noi affrontati vanno dall'educazione all'attività sessuale riproduttiva, dai centri anti violenza al sessismo nei movimenti e ai problemi che affrontano le donne nei processi giudiziari.

Da qui abbiamo ricavato gli 8 punti per l'8 marzo, una mobilitazione che andrà avanti, stiamo scrivendo un piano femminista dal basso contro la violenza maschile sulle donne. Secondo noi per avere un impatto effettivo in una cultura sessista, bisogna partire dalla prevenzione.

— Lo sciopero riguarda anche tutti i trasporti, provocando disagi magari anche alle stesse donne che lavorano l'8 marzo. Perché avete optato per questa soluzione e non un altro tipo di attività?

— Ci siamo scordati che lo sciopero serve proprio per creare un disagio. Noi proponiamo una piattaforma, vogliamo che questa piattaforma sia un elemento di mobilitazione e che arrivi al piano femminista dal basso contro la violenza di genere. Lo sciopero è una forma di protesta con lo scopo di mettere in difficoltà il sistema produttivo. Abbiamo creato anche una modalità per sostenere le donne con dei passaggi d'auto per raggiugere le mobilitazioni dell'8 marzo. Invitiamo all'astensione dal lavoro, chiaramente qualora non si riesca ad astenersi e a sottrarsi, nel caso dei precari per esempio, invitiamo ad adottare dei sabotaggi o lo sciopero dei consumi, mettere uno striscione sul balcone, vestirsi di nero o fucsia. Lo sciopero è rivolto a tutti e a tutte, è un momento di resilienza con un attacco ad un modello di sviluppo che genera violenza.

— Quali sono a suo avviso le battaglie più urgenti da vincere per le donne?

— Lottare contro la violenza sulle donne è l'urgenza più stringente, una donna uccisa ogni tre giorni dall'inizio dell'anno è una guerra che si conduce sul nostro corpo. La scommessa è declinare la violenza nella sua complessità, non semplificarla o banalizzarla. Dobbiamo domandarci sul ruolo della donna oggi in questa società: le donne guadagnano meno, siamo più ostacolate a trovare lavoro, non riusciamo a fare carriera anche essendo spesso più preparate. Viviamo in un sistema patriarcale incancrenito. Inoltre la crisi economia e l'austerità colpiscono prima di tutto le donne. Noi cerchiamo, come movimento dal basso che si occupa tutti i giorni di violenza maschile sulle donne, di offrire competenza per il beneficio di tutte e tutti. Chiediamo un sostegno a fianco della nostra battaglia.

— Strumentalizzare il corpo della donna è ovviamente sbagliato. Spesso però viene strumentalizzato anche il corpo dell'uomo. La battaglia contro questo fenomeno dovrebbe valere in entrambe le direzioni?

tomba etrusca
© Foto : fornita da Tatiana Santi
— Dico che è una battaglia di tutti e tutte, perché sono convinta che certi ruoli culturali limitano anche l'uomo. Noi facciamo anche dei laboratori nelle scuole, convincere i bambini che se loro piangono sono delle femminucce è limitare anche loro. La questione della violenza non è una questione femminile, è una questione che dovrebbe appartenere a tutti, perché gli effetti delle relazioni violente vanno al di là dei singoli, riguardano la famiglia e la comunità.

— Quando si strumentalizza il corpo dell'uomo o si fanno battute a sfondo sessuale per rapporto ai maschi non fa lo stesso scalpore però, vero?

— Non ci deve essere una cultura che ci rinchiuda in ruoli sessuali così prestabiliti. È una costruzione culturale scoordinata rispetto alla realtà: una donna non si ritrova nell'immagine della "figa con le tette" in pubblicità, allo stesso tempo non c'è una degna rappresentazione dell'uomo. Mi viene in mente la pubblicità di Dolce e Gabbana di qualche anno fa che simulava uno stupro. C'era una fotografia con una donna sdraiata e tutti gli uomini intorno. Questa pubblicità ha subito molte critiche gli anni scorsi. Al di là che noi non vogliamo essere raffigurate in questa maniera, non credo neanche che gli uomini abbiano piacere a vedersi raffigurati come violenti per eccellenza.

— Qual è il vostro auspicio per il futuro? Quali sono i vostri prossimi passi dopo l'8 marzo?

— Il nostro progetto più ampio è la stesura di un piano femminista contro la violenza di genere. A fine mese avremo un altro appuntamento per rincontrarci in tavoli e terminare la stesura di questo importante piano.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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diritti, Intervista, donne, 8 marzo, Europa, Italia
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