06:53 25 Settembre 2018
La bandiera della Libia

In Libia Russia protagonista

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Tatiana Santi
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La Russia sullo scacchiere libico si muove attraverso canali diplomatici per favorire il dialogo fra Serraj e Haftar, suggellando la sua influenza nel Paese con un importante accordo petrolifero. Nel caos libico, la Russia si riconferma protagonista.

I primi di marzo, confermano fonti governative russe e libiche, il premier Serraj è atteso a Mosca. Il governo russo stringe da tempo accordi anche con il generale Haftar, mantenendo quindi i contatti con entrambi i centri di potere in Libia. La russa Rosneft inoltre ha siglato recentemente con l'ente petrolifero libico National Oil Corporation (NOC) un importante accordo di cooperazione.

Mentre in Europa si parla da tempo di stabilizzazione della regione e l'accordo sul blocco dei migranti siglato fra Gentiloni e il premier Serraj funziona solo sulla carta, la Russia si conquista un ruolo sempre più strategico nella crisi libica. Quali possibili sviluppi attendono la crisi in Libia? E l'Italia come si sta giocando le proprie carte? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Giampiero Venturi, responsabile analisi geopolitiche di Difesa Online. 

Giampiero Venturi
© Foto : fornita da Giampiero Venturi
Giampiero Venturi

— La Russia e la Libia hanno recentemente siglato degli accordi nel settore petrolifero. Giampiero, qual è la portata di questo elemento sullo scacchiere libico?

— L'evento ha un'importanza economica non indifferente, però giustamente il vero riflesso è di ordine geopolitico. Credo non ci sia niente di nuovo, la Russia con questo atto non fa altro che mettere a frutto i legami storici con i Paesi arabi, in particolare con la Libia. A questo proposito mi sembra abbastanza curioso notare la reazione di molti media occidentali, che parlano di ingerenza della Russia in Libia. In realtà i russi stanno in questo teatro da più di quarant'anni. La Russia sta soltanto consolidando delle posizioni storiche che ha sempre avuto, già ai tempi dell'Unione Sovietica.

Tutto va letto nella misura in cui oggi la Russia ha un rapporto di interessi molto importante con la Turchia. Se la Turchia è lo sponsor principale di Tripoli, dei Fratelli Musulmani che sottostanno al governo di Serraj, è evidente che questo sarà un ponte per stabilizzare l'area, o almeno per raggiungere un accordo definitivo.

— È previsto per i prossimi giorni il viaggio di Serraj a Mosca. La Russia sta rafforzando i rapporti diplomatici sia con Haftar sia con Serraj. Possiamo dire che Mosca ha sempre più un ruolo da protagonista in Libia? 

— Sì, assolutamente, Mosca è l'unico attore internazionale che in questo momento ha contatti importanti con i due grandi cartelli presenti in Libia: sia con Haftar, che scaricato dall'Occidente cerca l'appoggio dei russi, sia con Serraj attraverso i legami della Russia con la Turchia. Non c'è nessun altro Paese che abbia questo potenziale diplomatico.

— La Libia per l'Italia e la sua sicurezza è fondamentale. L'accordo sui migranti, stipulato recentemente fra Gentiloni e Serraj, per il momento vale solo sulla carta ed è inefficace, no?

— Bisogna innanzitutto notare un'assoluta carenza di copertura mediatica su quello che sta accadendo in Libia. Noi siamo impegnati con l'operazione Ippocrate a Misurata, abbiamo un legame storico particolare con la Libia, stiamo vivendo inoltre grandi difficoltà nella questione dei migranti. Nonostante tutto questo, comprese le convergenze economiche che abbiamo in Libia, sui media se ne parla pochissimo. Questo è indicativo, probabilmente le cose non stanno andando come dovrebbero andare.

Per quanto riguarda l'accordo sui migranti, piuttosto che giudicare la validità di un patto, bisognerebbe vedere le capacità delle due parti di poter realizzarlo. Da una parte c'è Serraj, che controlla meno di un terzo del Paese e deve rendere conto a cartelli islamici, penetrati dal fondamentalismo. Da un'altra parte c'è l'Italia, che sulla carta si adopera con una serie di formule per mettere fine al dramma umanitario dell'immigrazione, ma alla fine non riesce e non può fare molto, perché è un Paese privo di frontiere.

— Come si sta muovendo l'Italia sullo scacchiere libico?

— Sta seguendo una politica atlantica che ha portato allo sfascio della Libia nel 2011, senza seguire i propri interessi. L'Italia aveva dei privilegi con la Libia, delle corsie preferenziali e oggi si ritrova a doverle difendere e dividere con degli attori che prima non c'erano, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. L'Italia è il Paese in assoluto più danneggiato da un caos architettato ad hoc, perché anche la scelta dell'Occidente di appoggiare Serraj la dice lunga su un'effettiva volontà di unire il Paese, una volontà che probabilmente non c'è. L'Italia si ritroverà con meno esclusive energetiche, meno potere e soprattutto con una massa di disperati, sfruttati dalla criminalità organizzata, un problema sociale fuori controllo.

— Quali possibili scenari prevedi per la Libia?

— Le alleanze non seguono mai una bandiera ideologica, ma interessi economici e il forziere energetico libico è unico al mondo. La situazione è particolarmente complicata. Il ruolo della Russia può essere secondo me incisivo nel momento in cui si recupera la figura di Haftar che, messo da parte troppo in fretta con l'endorsement di Serraj, rappresenta un patrimonio sociale libico importante, cioè quello laico, una classe media stabile sotto il regime di Gheddafi. Questa classe media è stata messa in qualche modo da parte con l'appoggio a Tripoli.

Quello che posso immaginare è un accordo fra le parti, mettendo da parte il più possibile elementi islamisti, nella misura in cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna vogliano effettivamente raggiungere questo traguardo. Sarà molto difficile soprattutto alla luce della transumanza di miliziani dello Stato Islamico dalla Siria, dall'Iraq nei prossimi mesi verso l'Europa e verso l'Africa. La nascita di nuovi cartelli jihadisti potrebbe complicare tutto. Dobbiamo vedere che cosa succederà ora a Mosca fra Serraj e Putin.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, Libia, Russia
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