20:47 08 Marzo 2021
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Che i traffici dei migranti creino un enorme flusso di denaro per chi li organizza è cosa nota.

E' altresì risaputo (basti pensare a "mafia capitale") che anche nei Paesi di provenienza ci siano molti che ne traggono beneficio: senza voler contare i disonesti che speculano sui servizi che dovrebbero fornire e che invece non danno, ci sono una marea di ONG, più o meno "volenterose" che oramai vivono solo di quello, albergatori e agriturismi in mancanza di clienti, fornitori di pasti e accessori, consulenti vari e chi più ne ha più ne metta. Quel che non si sospetterebbe è che anche nei Paesi europei che rifiutano le accoglienze c'è qualcuno che sui flussi migratori ci vive e lo fa grazie al principio della distribuzione delle competenze tra i vari Stati membri. Che clandestini, rifugiati, irregolari di vario genere possano diventare (sempre che ne abbiano voglia) quella manodopera che, a detta di qualcuno, presto ci mancherà potrebbe essere argomento di discussione ma, intanto, qualche posto di lavoro l'hanno creato proprio per qualche cittadino europeo.

Vi suona strano? Una squadra di nove giornalisti di otto Paesi europei ha deciso di indagare su certi temi comuni, di scambiarsi le informazioni, le fonti e i risultati. E' il progetto chiamato Investigate-Europe e, tra le indagini svolte, ce n'è una che riguarda proprio cosa fa l'Europa, e quanto spende, per "monitorare" gli arrivi e le presenze di extracomunitari nel nostro continente. Il risultato è sorprendente e ci dice molto sull'efficienza e su come sono spesi i soldi che arrivano a Bruxelles.

Cominciamo da Frontex, l'Agenzia europea che dovrebbe controllare i confini dell'Unione. Ha varie sedi disseminate in Europa: una è a Varsavia e il suo nome è Guardia Costiera e di Frontiera Europea (EBCV). Nata nel 2004 con un budget di 6,2 milioni di euro l'anno, oggi dispone di più di 250 milioni e prevede di assumere presto 1000 "guardie" che dovranno essere destinate, volta per volta, verso i Paesi in difficoltà. A Lisbona c'è l'EMSA, teoricamente un'Agenzia per il controllo marittimo nata come piccolissimo ufficio creato dopo il naufragio di una petroliera. Il suo compito era di controllare i trasporti marittimi pericolosi verso l'Europa. Oggi è stata dotata di un'enorme quantità di droni che partiranno dal Portogallo per controllare le coste della Grecia e dell'Italia e cioè a migliaia di chilometri di distanza.

Migranti
© REUTERS / Marina Militare/Handout via REUTERS
Naturalmente i monitor di controllo restano a Lisbona. E' evidente che per volare almeno otto o dieci ore e raggiungere le zone critiche dovranno essere riempiti di carburante e il costo stimato per la loro operatività corrisponde a 12000 $ l'ora. Il suo scopo? Soltanto allertare le operazioni di soccorso. Dopo di che toccherà alle navi in zona intervenire per salvare i futuri naufraghi. Poiché i droni di certo non basteranno, a Vigo, in Spagna, Frontex ha appaltato un controllo satellitare con lo stesso scopo e cioè monitorare i viaggi in partenza dalle coste africane verso l'Europa. Poiché quattro occhi sono sempre meglio di due e sei meglio di quattro, anche a Madrid c'è un altro sistema di controllo satellitare che trasmette le informazioni monitorate all'EMSA di Lisbona, che a sua volta le manda alla Frontex di Varsavia che, finalmente, le ritrasmette ai Paesi interessati.

Anche l'Agenzia Spaziale Europea (ESA), che sta a Parigi, gestisce uno stesso progetto di sorveglianza satellitare delle frontiere. Ma Parigi è una grande città e c'è spazio per molto altro: è lì che è stato dislocato il Centro Studi Europei per la Sicurezza (delle stesse frontiere) e, poiché sono navi e altre attrezzature militari che vengono coinvolte nel controllo del traffico migratorio, anche l'Agenzia per la Difesa, che sta a Bruxelles ha ricevuto qualche compito. In Estonia, a Tallin, c'e' ancora un'altra Agenzia, anch'essa finanziata dalle casse europee. Si chiama EU-LISA e il suo compito è di raccogliere dati su visti, migranti, richiedenti asilo e sospetti criminali. Queste informazioni sono inviate in un apposito ufficio di Strasburgo munito di bunker e il suo back up, per sicurezza, sta invece in Austria a Saint Johann. In questi progetti (o si tratta sempre di un unico stesso progetto?), pensati per coprire gli anni tra il 2015 e il 2020 sono stati impegnati 6 miliardi di euro in arrivo da Bruxelles. Altri fondi, non meglio precisati, sono quelli che ogni Stato deve investire per gestire personale e informazioni raccolte direttamente.

E' ovvio che tutto quanto sopra descritto non basta (sic!) poiché il numero dei migranti in arrivo continua ad aumentare, magari anche proprio grazie alla collaborazione delle navi costantemente stanziate ad hoc nel Mediterraneo (altri costi). La Commissione Europea ha proposto anche di installare in tutti gli aeroporti, nei porti e nelle stazioni ferroviarie dell'area Schengen tanti sistemi informatici dedicati a raccogliere impronte digitali e un'immagine del viso di ogni extra europeo che entra o esce dall'Europa. Il fine, puramente statistico, è di sapere su quante persone rimangono nel territorio europeo dopo la scadenza del visto. Naturalmente, se i soggetti diventati irregolari non sono colti in fallo commettendo qualche piccolo o grande reato, nessuno riuscirà mai a sapere dove si trovano. L'operazione costerebbe circa 500 milioni di euro in aggiunta gli stipendi del personale coinvolto. Tutti i dati raccolti saranno inviati all'EU-LISA di Tallin che li metterà insieme con quelli ricevuti da: Sistema di Informazione Schengen (SIS II, la sede centrale sta a Strasburgo) che riguarda i sospetti, VIS che si occupa dei visti, EURODUCH che conserva impronte digitali e foto dei richiedenti asilo. Chi viaggia in aereo sarà schedato, invece, da una quarta banca dati (PNR). Peccato che il SIS II stia ricevendo dati solo da cinque dei ventisei Paesi dell'area Schengen e, ciononostante, costa gia' 500 milioni di euro. Un European Data Protection Supervisor monitorerà tutte le precedenti attività a livello europeo.

Saranno sufficienti tutti questi controlli per darci maggiore sicurezza? Evidentemente no se gia' dal 2013 esiste EUROSUR con lo scopo ufficiale di "aiutare gli stati membri aumentando la loro capacità di reazione nel combattere il crimine trans frontaliero, l'immigrazione irregolare salvando vite umane".

Centri EUROSUR si trovano in Grecia, Portogallo, Italia e Germania. EUROSUR non ha il compito di registrare i dati che riguardano le persone ma solo gli incidenti che capitano. La sede italiana che prevede di occupare ventisette unità provenienti da polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardia costiera e marina militare (la forestale forse non è coinvolta perché gia' assorbita dai carabinieri) costa 60 milioni di euro più i 44 necessari per "lo scambio di informazioni". La sede portoghese inserisce nel suo sito i dati degli incidenti e le immagini satellitari raccolte dall'agenzia EMSA di Lisbona, ma solo dopo che la stessa li ha mandati a Varsavia e che da là ritornano in Portogallo. Il costo della vita in Portogallo è notoriamente più basso che in Italia e quindi il budget sono di solo 30 + 20 milioni di euro.

Dal maggio 2015 è in vigore la missione EUNAVFOR MED che impiega otto navi da guerra, una portaerei, tre fregate, quattro elicotteri e altri mezzi provenienti da venticinque paesi europei. Queste imbarcazioni sostano nelle acque internazionali tra la Libia e l'Italia e il loro scopo è: "distruggere il traffico dei migranti, azzerare la flotta dei barconi della morte e prendere gli scafisti". Il costo: 18 milioni di euro in arrivo da Bruxelles e 200 dai vari Stati europei (l'Italia ci mette 69 milioni). Risultato? E' sotto gli occhi di tutti ma basta ricordare che la loro presenza nelle acque internazionali ha consentito la nascita delle traversate "low cost". Gli scafisti catturati sono spesso dei migranti cui viene offerto il passaggio gratuito in cambio del pilotaggio dei gommoni. Le imbarcazioni utilizzate sono di bassissimo costo, appena sufficienti per arrivare in acque internazionali dove, tramite un telefono satellitare (il costo principale a carico dei trafficanti) con il numero della Guardia Costiera Italiana già impostato, verrà lanciato l'SOS che obbligherà le navi, già appositamente presenti nella zona, a "salvare" i naviganti in pericolo.

Evidentemente, non pretendiamo di aver enumerato tutti i costi che l'attuale politica europea e italiana nei confronti dei flussi migratori comporta, ma una domanda ci viene spontanea: se veramente gli extra comunitari smetteranno di venire in massa, cosa ne faremo di tutti questi nostri "specialisti" ora impiegati?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
migrazione clandestina, trafficanti di persone, Immigrati, immigrazione, Libia, Europa, Mediterraneo, Italia
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