16:07 28 Aprile 2017
    Donbass bandiera

    Imprenditori italiani in missione nel Donbass

    © Sputnik. Maksim Blinov
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    Marina Tantushyan
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    Dal 21 fino al 23 febbraio cinque imprenditori ed investitori italiani saranno in visita nella Repubblica popolare di Donetsk (DNR). Il loro scopo è conoscere di persona la situazione ed iniziare a prendere contatti con le istituzioni della Repubblica e con gli imprenditori locali. Secondo loro, l'economia può e deve precedere la politica.

    Alla vigilia di questa importante visita Sputnik Italia ha intervistato il capodelegazione, 
    vicepresidente dell'Associazione Lombardia-Russia Gianmatteo Ferrari che ha parlato dello scopo principale della missione.

    Cosa vi ha spinto di organizzare questa missione?

    Bambini e una donna che vivono in un rifugio antiaereo in uno dei quartieri nella periferia di Donetsk.
    © Sputnik. Gennady Dubovoy
    A novembre dell'anno scorso sia io che il nostro segretario Luca Bertoni abbiamo partecipato alla prima visita organizzata dall'Associazione Veneto-Russia per gli imprenditori veneti. Abbiamo voluto replicare la stessa missione con gli imprenditori lombardi perché vogliamo aiutare le popolazioni di Donetsk e Lugank ad avere quelle imprese che adesso non hanno più.

    A causa della guerra l'economia della DNR si è praticamente azzerata, però c'è una forte volontà di farla ripartire. Potrebbe specificare, cosa possono fare gli imprenditori ed investitori italiani in partica per migliorare la situazione?

    In quelle due repubbliche ci sono miniere di carbone, acciaierie e centrali elettriche però gli manca un po' il know-how per quanto riguarda il settore agroalimentare e noi vorremo aiutarli portando gli imprenditori del settore ad investire nelle loro nazioni per aprire delle attività commerciali. Per esempio, un caseificio che lavori in latte e faccia del formaggio oppure delle serre per l'insalata, ecc. Noi non chiediamo ai nostri imprenditori di delocalizzare perché ovviamente che il prodotto che viene fatto in queste due repubbliche, resterà evidentemente li e non sarà esportato in Europa.  

    Quali opportunità invece potrebbe aprire questa missione per i produttori italiani?

    Centro di rappresentanza DNR a Torino
    © Foto: fornita da Eliseo Bertolasi
    Nel Donbass ci sono varie agevolazioni di tipo fiscale e giuridico. Queste cose ne abbiamo sapute durante il nostro primo viaggio nel Donbass a novembre. Ci hanno detto che gli imprenditori stranieri che vanno ad investire nel loro territorio pagheranno zero tasse per 20 anni se non anche di più. L'agevolazione anche sta nel fatto che, visto che si tratta di un economia che deve ripartire da zero, gli stipendi sono bassi perché il costo della vita è bassissimo. Gli imprenditori che portiamo noi, guardano ovviamente al lato economico, però lo fanno più che altro per aiutare queste popolazioni a ripartire. Il fatto che le tasse siano a zero certamente è un bel incentivo, però di secondaria importanza.

    L'Italia è stata fortemente colpita dalle sanzioni imposte alla Russia. Pensa che dopo la vostra missione gli imprenditori italiani potranno tramite la DNR esportare la loro produzione in Russia sorpassandosi l'embargo?

    Questo sicuramente potrebbe essere una opzione. L'Italia ha perso circa 4-5 miliardi di export nel settore agroalimentare. È chiaro che se uno apre un'attività che va a produrre in queste due repubbliche dei prodotti che sono sotto embargo, probabilmente ci potrebbe essere possibilità anche di esportarli in Russia. Però questo non è il nostro obiettivo primario. È soltanto un beneficio che potremmo ricavare.

    Durante questa visita avete previsto di firmare accordi con le autorità locali?

    Givi
    © Sputnik. Ирина Геращенко
    Per adesso si tratta di un viaggio puramente conoscitivo — i membri della nostra delegazione vedranno il territorio, le richieste di cui hanno bisogno e cercheranno di capire nella pratica tutto quello che serve. E poi se tutto andrà bene, penso, che ci sarà un secondo viaggio nel quale si comincerà ad operare in maniera effettiva e produttiva.

    Avete in programma una visita simile anche nella Repubblica Popolare di Lugansk?

    Durante questo viaggio, sicuramente no, perché non riusciamo ad avere tempistiche tecniche. Vediamo se riusciamo ad organizzare nei mesi futuri una missione anche a Lugansk.

    L'ultima visita dei consiglieri regionali italiani in Crimea ha fatto arrabbiare il Consolato Generale dell'Ucraina a Milano, che ha scritto una lettera di diffida secondo la quale la loro missione viola il codice penale dell'Ucraina. Avete avvertito pressioni?

    Al momento non ci hanno ancora fatto sapere nulla. C'è da dire che siamo già stati messi in black list con il primo viaggio che abbiamo fatto. Il governo ucraino ha un sito sul quale segnala le persone che sono andate a Donetsk o a Lugansk e quindi di noi già sanno tutto. Però anche se dovessero farci pressioni, noi comunque andiamo avanti. Ci interessa poco.

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    Tags:
    Economia, visita, Lombardia, Donbass
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