03:46 15 Dicembre 2017
Roma+ 11°C
Mosca+ 1°C
    Demonstrators protest against the Comprehensive Economic and Trade Agreement CETA, a planned EU-Canada free trade agreement, outside the European Commission headquarters in Brussels, Belgium, October 27, 2016.

    Per l’Italia il CETA è un errore, ecco perché

    © REUTERS/ Yves Herman
    Opinioni
    URL abbreviato
    Tatiana Santi
    15290

    Il Parlamento europeo ha dato il via libera al CETA, Trattato di libero scambio fra Ue e Canada, senza ascoltare la voce di milioni di cittadini contrari al progetto. Un rischio per il Made in Italy, un duro colpo alle piccole medie imprese, più potere alle multinazionali. Per l’Italia il CETA è un errore, ecco perché.

    Il CETA, approvato dal Parlamento europeo con larga maggioranza, con voti italiani favorevoli dal Partito Democratico e Forza Italia, decide in pratica le sorti della salute, dell'economia, della sanità e dell'ambiente in Europa. Per l'Italia il trattato è senz'altro ambiguo e rappresenta diversi pericoli.

    Va sottolineato che il CETA entrerà totalmente in vigore solo dopo la sua ratifica da parte di ciascuno dei Parlamenti europei, quindi i giochi non sono ancora finiti. Il dibattito mediatico in merito in Italia però, rispetto a Francia e Belgio, non sembra essere molto attivo. Quale potrebbe essere l'impatto del CETA sul Belpaese? Sputnik Italia ne ha parlato con Fausto Durante, Responsabile per le politiche europee e internazionali della CGIL.

    —  Il Parlamento Europeo ha ratificato il CETA, Trattato di libero scambio fra Europa e Canada. Fausto, secondo lei è stato un errore?

    Fausto Durante, responsabile per le politiche europee e internazionali della CGI
    © Foto: fornita da Fausto Durante
    Fausto Durante, responsabile per le politiche europee e internazionali della CGI

    — Noi come CGIL pensiamo che sia stato un errore molto grave per diversi motivi. Questi grandi accordi commerciali che l'Europa sta negoziando con il Canada, con la Corea e gli Stati Uniti hanno un difetto di origine, sono cioè concepiti come strumenti per l'abbattimento delle barriere tariffarie doganali, ma anche delle barriere regolamentari. Questo è un problema per la sostenibilità del commercio. Il commercio dovrebbe favorire uno sviluppo armonico del mondo, ma questo passa in secondo piano, perché l'abbattimento delle barriere è di ispirazione tipicamente liberista, l'interesse primario è concentrato quindi sui risultati delle imprese e delle multinazionali.

    Questi tipi di accordo vengono inoltre negoziati in grandissimo segreto, c'è un clima di opacità e totale mancanza di trasparenza su chi negozia e in base a quale mandato. L'Unione europea viene meno al principio di trasparenza, di partecipazione democratica e coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni importanti che li riguardano.

    —  Che cosa non torna nel CETA?

    — Viene stabilito il principio secondo il quale un'impresa del Canada che facesse un investimento in un Paese dell'Ue e la quale si ritenesse danneggiata da un contratto collettivo per esempio, può fare causa allo Stato non attraverso i tribunali ordinari, ma attraverso una Corte speciale. Solitamente questo tipo di tribunali privati danno ragione alle imprese, questo mette le multinazionali in una condizione di vantaggio rispetto ai cittadini normali e rispetto agli Stati.

    La bandiera belga
    © Photo: Flickr.com/Anthony Abbott /cc-by-nc-sa 3.0

    Questo sistema, l'ICS, Investor Court System, prevede che le imprese possano fare ricorso, ma gli Stati e i cittadini non possono rivolgersi alla stessa Corte. Siamo testimoni di uno spostamento di potere decisionale nelle mani delle multinazionali. È un ribaltamento della gerarchia dei valori. Un governo che opera nel bene dei cittadini potrebbe essere citato in giudizio ed essere costretto a pagare fior di risarcimenti alle multinazionali.

    —  Quali effetti negativi può causare all'Italia la ratifica del CETA?

    — Siamo molto preoccupati per l'impatto sulle produzioni agricole e sulle eccellenze alimentari che ci sono in Europa. Nel nostro Paese molti prodotti sono regolati attraverso i marchi DOP, DOC, Igp, Igt, parlo dei vini, dei distillati e prodotti alimentari che vengono ottenuti attraverso procedimenti disciplinari molto severi. Ebbene, per questi prodotti, che in Europa se ne contano migliaia, il CETA ne tutela poco più di 200. Questo significa che noi potremmo essere esposti al rischio della contraffazione dei marchi, perché a questo punto sarà legale che un'impresa canadese produca un olio chiamandolo "genovese" e lo venda sul mercato europeo senza subire conseguenze.

    È possibile perfino che per l'abbattimento della regolamentazione sulla qualità e la salubrità degli alimenti, si introduca in Europa carne derivante da procedimenti dove vengono usati gli ormoni della crescita, gli antibiotici e in cui si fa uso di OGM. Le carcasse degli animali vengono lavate con il cloro nel Nord America, in Italia quest'idea ci farebbe rabbrividire.

    I prodotti ottenuti in quella maniera invaderanno i nostri mercati e i cittadini saranno invogliati ad acquistarli perché costeranno meno. Questo però comporterà problemi dal punto di vista della salute.

    Ceta
    © Sputnik. Vitaly Podvitsky
    Ceta

    —  La ratifica del CETA è definitiva o la faccenda non è ancora chiusa e le cose possono cambiare?

    — Il Parlamento europeo ha dato il suo formale via libera al CETA, che può entrare in vigore per alcune sue parti generali, ma non specifiche. Per entrare in vigore nella sua pienezza il CETA ha bisogno di essere ratificato dai Parlamenti di ciascuno degli Stati dell'Unione europea. Secondo la procedura che si è scelto di adottare, se soltanto un Parlamento dovesse respingere il CETA, il trattato non potrà mai essere considerato in vigore.

    Quindi noi che facciamo parte di una campagna europea molto grande che si chiama Stop TTIP-Stop CETA, lavoreremo nel corso di questo periodo, si pensa ad almeno un paio d'anni, per fare in modo che i Parlamenti possano esprimere la loro voce raccogliendo le preoccupazioni della società civile, dei consumatori, dei sindacati e delle medie piccole imprese, minacciate dal gigantismo industriale nordamericano. Proveremo a ribaltare questo esito.

    —  Secondo lei in Italia a livello governativo verrà discusso dovutamente questo problema e i media gli dedicheranno abbastanza spazio?

    Proteste contro il Ceta a Bruxelles
    © REUTERS/ Francois Lenoir

    — Fino a questo momento il dibattito pubblico in Italia sul CETA e sul TTIP è stato largamente al di sotto delle aspettative, mentre è stato più vivace in Belgio, in Francia e in Germania. Non a caso sono i Paesi dai quali è venuta maggiore opposizione al CETA.

    Metteremo in campo diverse iniziative perché i cittadini italiani siano informati, sappiano precisamente quando il Parlamento dovrà discutere e decidere sul CETA. Il Parlamento europeo ha dato il via al CETA, ma ha dimenticato che le sue Commissione Ambiente e Commissione Lavoro avevano chiesto all'aula di respingere il CETA, preoccupate per gli impatti del trattato sul lavoro e l'ambiente.

    Più di 3 milioni di persone inoltre hanno partecipato ad una consultazione sul commercio internazionale dicendo di non essere favorevoli a questo modo di intendere i trattati. Queste persone non sono contrarie ai trattati internazionali, loro vogliono un altro tipo di commercio internazionale, che favorisca la diffusione dei diritti sociali per tutti i Paesi, con l'obiettivo di ridurre le diseguaglianze nel mondo.

    —  Diversi eurodeputati italiani hanno votato a favore del CETA. Che cosa risponderebbe ai politici che hanno definito il CETA una bella occasione per espandere il "Made in Italy"?

    —  I marchi delle eccellenze italiane non hanno bisogno del CETA o del TTIP per diffondersi in tutto il mondo. Hanno un grande mercato, perché sono prodotti di altissimo livello e sicuri dal punto di vista del controllo alimentare.

    Non è chiaro in quale misura le imprese italiane potranno partecipare agli appalti in Canada e negli Stati Uniti, mentre è sicuro che noi stiamo aprendo il mercato europeo agli appaltatori canadesi. I vantaggi di questi accordi sono pari a zero. Per esempio il NAFTA ha significato per i Paesi meno sviluppati —700 mila posti di lavoro. Il CETA prevede inoltre che anche i servizi pubblici fondamentali possano essere compresi dentro queste logiche commerciali. Questo riguarderebbe anche l'acqua e la gestione del suolo.

    Le previsioni parlano di vantaggi minimi. È possibile che per raggiungere uno 0,1% di crescita si debbano mettere a rischio i diritti del lavoro e la salubrità degli alimenti che si consumano? È possibile creare tribunali pensati solo per le multinazionali? C'è un cedimento di tipo culturale, sul quale noi non possiamo concordare. Noi non siamo soli, i consumatori, gli agricoltori, le piccole e piccolissime imprese protestano. Il governo italiano dovrebbe tenere conto di tutto ciò, invece si è deciso ancora una volta senza ascoltare la voce dei cittadini. Speriamo di invertire questa tendenza nel processo di ratifica nazionale.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Trattato Ceta, libero scambio, Canada, Europa, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik