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    Una manifestazione pro rifugiati in America

    Immigrazione, meglio essere senza cuore che perdere la propria Patria

    Opinioni
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    Mario Sommossa
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    Il neo-Ministro degli affari interni Minniti è certo un uomo di maggior carattere e competenza del suo predecessore e lo si vede dall'impostazione, a prima vista concreta, che ha dato alla gestione del fenomeno migratorio.

    Purtroppo anche lui, come molti suoi colleghi, cerca di smerciare il suo attivismo come risolutivo mentre la realtà è ben diversa e i problemi sul tavolo restano lungi dall'essere risolti.

    Nello scorso anno sono sbarcati in Italia ben 186.000 cosiddetti "profughi", un numero che va ad aggiungersi a quelli gia' arrivati in precedenza e alle decine di migliaia di "irregolari" entrati in Italia per altre strade o arrivati con regolare visto e rimasti nel nostro Paese anche dopo la scadenza del permesso di permanenza.

    Rilanciare la costituzione di centri di raccolta per l'identificazione e l'espulsione (CPR) è certo buona cosa ma guardando le cifre ipotizzate si coglie subito che l'iniziativa, sempre che sia davvero realizzata, è come una goccia nel mare. Si parla di cento unità, disseminate in varie regioni, che dovrebbero ospitare complessivamente non più di 1600 individui.

    Anche supponendo che si riesca a mandare indietro ogni mese tutti quei 1600 (cosa già impossibile per i motivi che vedremo), il totale farebbe, al massimo, 19.200 "ospiti" l'anno. Considerato tutti quelli già presenti in Italia e quelli che continuano ad arrivare, si tratta, ovviamente, di una cifra insignificante.

    Si è visto nel passato che il meccanismo delle espulsioni, purtroppo, non può funzionare: la prima difficoltà è avere una sicura identificazione (o conoscere almeno la nazionalità reale del soggetto), poi occorre che il Paese coinvolto collabori nel riprendersi il connazionale e anche questo avviene ben di rado. Infine, bisognerebbe stanziare cifre importanti per provvedere, sempre che ci si riesca, al rimpatrio. Quando gli irregolari erano molti meno, uno specialista del settore stimò che espellere sull'arco di cinque anni 150.000 "non autorizzati" ci sarebbe costato un minimo di trecento miliardi di vecchie lire  tra costi per l'identificazione, istruttorie, personale necessario e trasporti. Oggi il costo sarebbe perfino superiore.

    ​L'idea di utilizzare qualche migrante come volontario "gratuitamente" per lavori di pubblica utilità sembrerebbe una bella cosa. E' una procedura già in atto in qualche Comune, ma deciderlo per legge aprirà a contenziosi da parte di "amici del giaguaro" sull'illegittimità' di non retribuire il lavoro e creerà le premesse per l'ufficializzazione della permanenza, complice qualche magistrato "buonista".

    Anche supposto, per assurdo, che tutto vada come auspicato da Minniti, che ne faremmo delle altre centinaia di migliaia tra irregolari e clandestini già presenti o in arrivo? La loro distribuzione in altri Paesi europei non solo è stata rifiutata dalla maggior parte dei partner (sui 40.000 previsti, solo 3200 sono stati ricollocati). Tuttavia il peggio è che, se anche riuscissimo a dirottarne una gran parte, ciò finirebbe per diventare un gentile invito a provarci per tutti quelli che ancora aspettano di poter sbarcare sulle nostre coste.

    Tutto fumo, dunque? E' indubbio che il Ministero agisca con buone intenzioni e il programma di fare nuovi accordi con i Paesi africani di provenienza per facilitare la restituzione di chi non sarà accolto è un'operazione corretta. Anche in questo caso, però, il cammino è pieno di ostacoli, in sostanza insormontabili.

    Un esempio è quanto fatto con il Governo libico di Tripoli. Di là dalla firma delle parti, la certezza è che tutto resterà un puro desiderio. Se l'accordo fatto da Berlusconi con Gheddafi aveva come unica alea la volontà del dittatore di rispettarlo, con Serraj la sua personale volontà non vale nulla, anche qualora fosse sincera. In realtà Tripoli non controlla quasi nulla nel suo Paese ed è in pratica un fantoccio, voluto dall'ONU e appoggiato da noi, con un potere ininfluente. Metà del Paese è controllata dal Gen. Haftar che ha sede a Tobruk ed è appoggiato da Russia ed Egitto e, anche sul resto del territorio, sono le locali milizie a gestire il vero potere. Perfino la polizia che si occupa di terrorismo e immigrazione, al di là della forma, e'una milizia che risponde al nome di Rada e che e' controllata da un certo Azouz Kara.

    Immediatamente dopo la firma del trattato di amicizia Italia — Libia, i nostri giornali han dato grande enfasi a un intervento della marina libica che ha fermato un'imbarcazione diretta in Italia. C'era da aspettarsi che ciò avvenisse dopo la firma perché il Governo di Tripoli, che riceverà da noi soldi e materiali, doveva dimostrare la propria capacità di collaborare. Non è credibile però che il fatto si ripeta con la necessaria frequenza perché la corruzione in Libia è endemica.  Già esistono e continueranno forme occulte di collaborazione tra i trafficanti e i loro presunti "controllori" ed è difficile immaginare che si arresteranno, considerate le cifre enormi legate ai traffici di persone.

    ​Da gennaio al 10 febbraio di quest'anno sono sbarcati in Italia ben 9446 migranti con un aumento di ben 3416 persone rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Con l'arrivo della bella stagione gli sbarchi prenderanno nuovo vigore e altre centinaia di migliaia di clandestini cercheranno di sbarcare sulle nostre coste.

    Ciò che realmente lega le mani a qualunque volontà di controllare il traffico (in realtà è, tecnicamente, un'invasione, anche se qualcuno rifiuta di chiamarla in questo modo) è il mito dell'"accoglienza" e l'ipocrisia di voler fingere di credere di trovarci di fronte a "perseguitati". Chiunque sia intellettualmente onesto sa che più del novanta per cento dei "profughi" è semplicemente alla ricerca di migliorare le proprie condizioni di vita, attirato dalla chimera di un'Europa in cui tutti sono ricchi.

    Ammettiamolo: è un'ambizione legittima (da parte loro) ma noi dobbiamo renderci conto che non siamo di fronte a uno/due milioni di africani che verranno, bensì a decine di milioni che ne hanno il desiderio e attendono di farlo. Ogni sbarco che riesce, ogni immigrato che sarà ospitato per mesi, rifocillato, magari regolarizzato, costituisce un incoraggiamento per tutti gli altri. Fino a quando chiuderemo gli occhi su questa realtà' per assecondare chi manifesta con i cartelli "benvenuti"? Quanti ne vorremo (e potremo) "accogliere"?

    Tutti sappiamo che queste migrazioni, per una miriade di motivi, non sono un problema di facile soluzione e tuttavia tutti sappiamo anche che non possiamo continuare come ora. L'annuncio di Minniti è buono per cercare di tranquillizzare temporaneamente i più preoccupati ma, di là del "fumo", ahimè, non c'e' "arrosto".

    Forse occorrerebbe più coraggio da parte di chi ci governa e, poiché non abbiamo le autorizzazioni necessarie per agire direttamente sulle coste libiche, dovremmo cominciare con lo impedire che le nostre navi militari escano dalle nostre acque territoriali per raccogliere le imbarcazioni che si fanno venire a prendere in acque internazionali. Se non si possono fermare le partenze, rendiamo almeno più costoso e più pericoloso l'imbarcarsi, sperando, almeno così, che ciò possa fungere da deterrenza per molti.

    E poi si pretenda l'intervento dell'ONU per obbligare, pena la cessazione degli aiuti, che i Paesi di maggiori partenze badino a controllare i propri confini e, dopo aver collaborato veramente alle identificazioni, accettino la restituzione dei loro concittadini respinti dall'Europa.

    Siamo senza cuore? Forse! E tuttavia: qualcuno di noi preferisce perdere la propria patria?

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    immigrazione, Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Libia, Italia
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