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    Il Presidente degli USA Donald Trump

    Il difficile mestiere dell'anti-Trump

    © REUTERS/ Carlos Barria
    Opinioni
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    Marco Fontana
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    Se l'esercizio del diritto di protesta contro Donald Trump fosse elevato al rango di professione, l’Occidente avrebbero trovato la soluzione definitiva alla disoccupazione. Nella storia moderna, infatti, non si è mai verificata una critica così feroce e soprattutto trasversale nei confronti di un presidente statunitense.

    Di solito i leader americani erano soggetti agli strali della destra e della sinistra, interna o internazionale, a seconda che militassero nelle file dei Democratici o dei Repubblicani. Trump, invece, sta ricevendo fischi praticamente da ogni personaggio che ricopra un qualsivoglia ruolo in patria o nei palazzi dell'euroburocrazia. Assistiamo a siparietti dell'altro mondo: Madonna, che dopo aver promesso fellatio agli elettori della Clinton partecipa a una manifestazione per la dignità delle donne; la raccolta firme promossa dal movimento Calexit, che dopo la vittoria di Trump sta proponendo la secessione della California dagli Stati Uniti, dimenticando però che se i californiani lasciassero gli USA vedrebbero ridimensionata la forza della Silicon Valley e di Hollywood, data la mole di finanziamenti che piovono dalle varie Agenzie governative; infine la petizione per annullare la visita di Stato in Gran Bretagna da parte del nuovo Mr.President, sottoscritta da 1 milione di inglesi, scelta quantomeno controcorrente se si  pensa che dopo la Brexit in molti non vorrebbero più vedere rappresentanti britannici in giro per l'Europa. Insomma, se non fosse obbligatorio convivere con questi tempi, ci sarebbe da fare armi e bagagli e teletrasportarsi in un'altra epoca. 

    Sostenitrice di Donald Trump alla cerimonia del suo insediamento
    © Sputnik. Владимир Астапкович

    E sono proprio queste iniziative stracariche di incoerenza che rendono stucchevole il mestiere dell'anti-Trump. È evidente come si stia ancora una volta annegando negli stereotipi del politicamente corretto. Ma d'altra parte, cosa c'è di meglio di un po' di slogan belli, roboanti e puri per gettare fumo negli occhi dei normali cittadini? Tanto rimane nascosto (ancora per poco, speriamo) il loro scopo di proteggere gli interessi più meschini dell'alta finanza che ha prodotto la crisi economica e di tutti quei lobbisti che gridando freedom! rights! hanno sostenuto le rivoluzioni colorate, così care a certe fondazioni filantropiche e a centri di influenza geopolitica. La pubblicazione delle email provenienti dai database della Open Society Foundation di George Soros può dare qualche indicazione sul modello di società che si cela dietro alla sollevazione organizzata e sovvenzionata contro Donald Trump. Ahimé, questo scandalo pare troppo poco per aprire gli occhi alla gente e ci vorrà il sacrificio di molti per scoperchiare del tutto la cloaca che fornisce sostentamento ai questi "campioni della libertà". 

    Partendo da queste premesse, alcune domande sorgono spontanee. È possibile contestare un politico che per la prima volta attua immediatamente il suo programma? Non è forse vero che da troppi anni siamo abituati ai giochi di palazzo nei quali l'eletto di turno, all'indomani delle votazioni, straccia i programmi spacciati come dogmi durante la campagna elettorale? È democratico non lasciar governare un presidente regolarmente eletto dai cittadini e insediato da meno di un mese? È credibile un'opposizione che continua a insistere sulla strada di uno scontro frontale con la Russia, presentando invece un fronte diviso in Medioriente? Come non accorgersi che nella pronuncia della Corte d'Appello di Washington contro il decreto anti-immigrati islamici, la matrice ideologica è assolutamente politica, vista l'analogia con un medesimo provvedimento varato dall'amministrazione Obama? È ammissibile che l'Europa continui a difendere il feticcio NATO contro le intemerate di Trump, dopo che in tutti questi mesi non ha mai dato risposte ai dossier presentati dalla Russia sulle connivenze occidentali con il terrorismo islamico?

    Quando Al-Qaeda dice Trump accende la fiamma della jihad, chi è che non vede sullo sfondo i cattivi rapporti tra lo stesso presidente USA e la famiglia Bush? Chi è che paga le coreografie per tutte le migliaia di persone in piazza che manifestano contro Trump, se non i lobbisti che vivono con terrore la possibilità di un ridimensionamento del loro potere grazie a un miliardario che incarna il ruolo politico di anti-establishment? Chi è che non capisce che i veri elettori di Trump sono cittadini privi del denaro per andare a Washington a partecipare al suo insediamento o alle marce di protesta? Da quando le frequentazioni economiche degli scorsi decenni con altri Paesi del mondo sono fonte di preoccupazione per i giornali occidentali mainstream, mentre non valevano per la famiglia Bush o per i Clinton? E da quando la dignità della donna è diventata un motivo di manifestazioni di piazza dei democratici, dopo gli esempi poco edificanti di John Kennedy e Bill Clinton? Insomma, queste domande (e le loro ovvie risposte) ci mostrano quanto sia veramente titanico il ruolo dell'anti-Trump di professione. 

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

    Tags:
    Donald Trump, Europa, USA
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