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    La NATO non si tocca, parola del governo italiano

    © Sputnik. Alexander Vilf
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    Tatiana Santi
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    La Camera ha affossato la proposta di legge di iniziativa popolare sui trattati internazionali, sulle basi e servitù militari. Con due emendamenti la maggioranza ha praticamente cancellato il testo proposto dal Movimento 5 stelle. La NATO non si tocca, parola del governo italiano.

    Dormendo su 90 bombe atomiche, avendo un territorio disseminato di basi militari statunitensi e NATO, i cittadini italiani giustamente qualche domanda se la pongono, ma non vengono ascoltati dal governo. Una legge d'iniziativa popolare sulla revisione della NATO è stata depositata già nel 2008. Il Movimento 5 stelle ha portato in aula la proposta di legge con lo scopo di aprire un dibattito sull'adesione italiana nella NATO, non per uscire dall'Alleanza Atlantica. L'iniziativa popolare è finita con un nulla di fatto.

    Manlio Di Stefano
    © Foto: fornita da Manlio Di Stefano
    Manlio Di Stefano

    Sono tante le domande che preoccupano i cittadini, soprattutto gli abitanti della Sicilia e della Sardegna, veri laboratori di guerra americani. Le preoccupazioni maggiori riguardano la presenza delle testate nucleari sul suolo italiano in contrasto con il Trattato di non proliferazione, gli effetti collaterali sulla salute dei cittadini causati dal sistema di telecomunicazioni Muos a Niscemi e i danni all'ambiente.

    La NATO inoltre potrebbe costare all'Italia fino a cento milioni di euro al giorno, nonostante tutto ciò il governo non è disposto a sollevare il tema e ad aprire un dibattito in merito, perché? Evidentemente le risposte si celano nei protocolli tuttora segreti sottoscritti negli anni '50-'60 fra l'Italia e gli Stati Uniti. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista il deputato del Movimento 5 stelle Manlio Di Stefano. 

    — Manlio, hai presentato la proposta di legge di iniziativa popolare risalente al 2008, dove si propone una riforma della NATO. Di che cosa si tratta esattamente? 

    Sostenitrice di Donald Trump alla cerimonia del suo insediamento
    © Sputnik. Владимир Астапкович

    — La nostra proposta "parlamentarizza" l'adesione dell'Italia alla NATO, cioè riporta in ambito parlamentare per esempio tutte le scelte relative all'utilizzo delle basi e al traffico di armi sul nostro territorio. Vorremmo che tutto tornasse in ambito parlamentare anziché solo in ambito governativo. È importante andare in questa direzione per garantire il rispetto per l'ambiente e per la salute dei cittadini, soprattutto nelle zone dove vi sono servitù militari NATO, basti pensare alla Sardegna, alla Sicilia con il Muos, alle basi Dal Molin, Camp Darby e molte altre.

    — Il Muos è un caso eclatante dove sono stati registrati dei danni alla salute dei cittadini. Sul suolo italiano inoltre si trovano circa 90 testate nucleari, fenomeno che va in contrasto con il Trattato di non proliferazione. I problemi da voi sollevati sono molto grossi e riguardano direttamente i cittadini italiani, no?

    — Noi infatti stiamo denunciando l'insicurezza che viviamo oggi. Al di là dell'impatto immediato sia sull'ambiente sia sulla salute, c'è il rischio anche atomico. Basti pensare che le 90 bombe fra Ghedi e Aviano sono al centro di sistemi di reazione degli altri Paesi fuori dalla NATO. Mi sembra evidente che anche la Russia come altri Paesi possano avere dei sistemi di reazione puntati verso l'Italia e mi sembra anche normale. Noi questo rischio però non vogliamo correrlo, una bomba come la B61-12 sul nostro territorio basterebbe a disintegrare il territorio italiano.

    — Il Partito Democratico come reagisce a queste vostre iniziative?

    — Il Partito Demografico porta in aula due modifiche che cancellano gli articoli 1,2,3 e 4,5,6. Praticamente cancellano l'intera legge che non verrà votata con il voto finale, perché salta l'intero impianto degli articoli. C'è una chiusura totale da parte del Partito Democratico.

    — Perché il Partito Democratico non ha mai discusso e non vuole discutere ora questi problemi così importanti secondo te?

    — Perché è un partito legato a doppio filo con un ambito profondamente atlantista evidentemente con dei favori da ricambiare a qualcuno. Quindi il partito non si può esporre su questi temi.

    Parliamoci chiaro, noi non abbiamo chiesto con questa legge di uscire dalla NATO, che capisco oggi possa essere inteso in termini destabilizzanti nello scenario europeo. Noi abbiamo solo chiesto di modificare la nostra partecipazione alla NATO, che è ben diverso. L'articolo 12 della NATO prevede che dopo 10 anni dall'adesione all'Alleanza qualunque Paese membro può avviare una richiesta di modifica della NATO.

    — Forse il motivo del silenzio del governo italiano in merito al tema delle basi lo possiamo trovare nei protocolli tuttora segreti come il BIA (Bilateral Infrastructure Agreement) del '54 firmato da Italia e Stati Uniti?

    — Sicuramente, come è segreto anche il protocollo del '61 sullo stoccaggio delle armi atomiche in Italia. Questo è un altro problema serio, nella nostra legge noi parliamo e diamo una regola chiara sugli accordi segreti, quali possono e quali invece non posso esserlo.

    La nostra proposta di legge andrebbe a normare il modo in cui si prendono certe misure e poi a farle votare. Il Partito Democratico non è nemmeno arrivato a questo livello di analisi, ha bocciato la proposta tout court il giorno stesso in cui è arrivata in Commissione.

    — Adesso che lo stesso presidente americano Trump ha definito la NATO "obsoleta", è nata un'occasione d'oro per aprire un dibattito in merito alle basi e all'adesione italiana nell'Alleanza Atlantica. Con Trump è possibile che il governo italiano finalmente affronti questo problema?

    — No, non credo proprio, vi ricordo che il PD è lo stesso partito tramite il governo italiano che ha finanziato la campagna elettorale della Clinton ed è legato ai democratici americani.

    Hai ragione quando dici che sarebbe il momento giusto per riflettere sulla NATO ora che Trump l'ha dichiarato obsoleta. Anche in Francia si parla di riforma se non uscita dalla NATO. È proprio il momento giusto.

    — Rimane la speranza che a livello mediatico si parli sempre di più della NATO, delle basi americane sul suolo italiano e dei loro danni. Quale messaggio vorresti lanciare?

    — Uno dei motivi per i quali abbiamo mandato avanti la proposta è farne parlare a livello nazionale. Oggi serve una NATO meno aggressiva e più trasparente per la stabilità del continente europeo.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Intervista, NATO, Europa, Italia
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