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    Sostenitrice di Donald Trump alla cerimonia del suo insediamento

    Trump, l’America e l’Italia

    © Sputnik. Владимир Астапкович
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    Tatiana Santi
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    Donald Trump ha fatto intendere che per gli Stati Uniti l’Unione europea non rappresenta un interlocutore e d’ora in poi conteranno maggiormente i rapporti bilaterali con i singoli Paesi europei. Quali relazioni si formeranno fra l’America e l’Italia nell’era Trump?

    L'Italia è un partner strategico per gli alleati americani, soprattutto per il suo ruolo chiave nel Mediterraneo. Il Segretario di Stato americano Tillerson infatti si è già espresso in merito, sottolineando l'importanza dell'Italia nella questione libica.

    Paolo Messa, Direttore del Centro Studi Americani
    © Foto: fornita da Paolo Messa
    Paolo Messa, Direttore del Centro Studi Americani
    È di questi giorni la prima telefonata fra Trump e il premier Gentiloni, nella quale i due leader hanno riaffermato gli sforzi comuni nella lotta al terrorismo, l'importanza della NATO e della collaborazione Stati Uniti-Unione Europea in tema di sicurezza. Ovviamente è stata sollevata anche la questione relativa ai dossier caldi come la crisi siriana e quella ucraina.

    Il mainstream italiano non fa che demonizzare il presidente Donald Trump, democraticamente eletto dal popolo americano, ma da un punto di vista critico come cambieranno i rapporti fra gli Stati Uniti e l'Italia con la nuova amministrazione americana? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Paolo Messa, Direttore del Centro Studi Americani.

    —  Direttore Messa, con il presidente Trump secondo lei come cambieranno i rapporti fra Stati Uniti e Italia?

    —  La relazione fra Stati Uniti e Italia è sempre stata storicamente molto forte. Si tratta di un legame che non è mai cambiato con il susseguirsi degli inquilini a Palazzo Chigi e alla Casa Bianca. La scommessa è che il rapporto con Donald Trump sarà orientato, come in passato, alla massima collaborazione.

    Semmai sarà interessante comprendere quale potrà essere nei prossimi mesi e nei prossimi anni la dinamica della relazione fra Unione europea e Stati Uniti.

    —  Trump infatti ha già fatto capire che vorrà trattare con i singoli Paesi europei e non con l'Unione europea nel suo insieme.

    —  Bisognerà vedere non soltanto se questo orientamento del presidente andrà consolidandosi nei prossimi mesi, ma anche se l'Unione europea sarà capace di proporsi come interlocutore bilaterale.

    —  Che ruolo può avere l'Italia con l'amministrazione Trump nel Mediterraneo e nei rapporti con la Russia a suo avviso?

    —  Innanzitutto, sono convinto che nelle relazioni fra Stati Uniti e Russia non ci siano spazi per mediazioni terze. Sarà un rapporto diretto, sorrido quando sento quelli che vorrebbero candidare l'Italia al ruolo di pontiere fra Washington e Mosca: sono due Paesi che non hanno bisogno di altri ambasciatori per parlarsi direttamente.

    L'Italia può e deve giocare un ruolo strategico, anche in Europa, per consolidare l'asse transatlantico attraverso la NATO garantendone un migliore bilanciamento. L'Alleanza non può essere strabica e guardare solo ad Est, ma deve avere una visione a 360 gradi, rispetto alla quale il Mediterraneo rappresenta un quadrante davvero significativo. L'Italia è un attore protagonista: non è un caso che sia il Segretario di Stato Tillerson sia il Segretario della Difesa Mattis abbiano parlato esplicitamente del ruolo del nostro Paese in Libia. 

    Nei prossimi mesi fra Tripoli e Tobruk si giocherà una partita diplomatica importante, dove bisognerà trovare un equilibrio virtuoso fra le diverse posizioni internazionali che sono andate a determinarsi nella sponda sud del Mare Nostrum.

    —  Con Trump sembra più possibile l'annullamento delle sanzioni alla Russia. Questo sarebbe un passo molto conveniente anche per l'Italia, così danneggiata dalle misure restrittive antirusse, no?

    —  La questione dell'Ucraina e del suo destino è così seria che non può essere risolta in battute estemporanee a cui talvolta la politica italiana si presta con superficialità.

    Non mi pare ci sia ancora nella nuova Amministrazione americana un'idea precisa e condivisa rispetto alle sanzioni. Mentre è chiarissimo che il presidente Trump intende stabilire un clima di dialogo ben diverso con la Russia, il che implica una responsabilità maggiore da parte di entrambi i leader.

    Quanto al tema specifico delle sanzioni, mi pare che tutti, compresa la Casa Bianca, abbiano un atteggiamento assai prudente. Le sanzioni non sono un atto unilaterale dell'Occidente contro la Russia ma sono la conseguenza di una crisi internazionale. Prima si trova una intesa e poi verranno meno le sanzioni. È evidente a tutti che all'Ucraina, ai Paesi europei, alla Russia e agli Stati Uniti conviene superare questa difficoltà e riprendere sia gli scambi commerciali sia migliori relazioni diplomatiche. 

    —  Trump è molto criticato e a volte demonizzato dalla maggior parte dei giornalisti italiani. Alla fine la sua elezione non è una tragedia per gli interessi nazionali italiani, no?

    — Sono un cultore della democrazia, e in particolare di quella americana. Credo che la volontà dei cittadini debba essere sempre rispettata e mai irrisa. Gli Stati Uniti hanno scelto il loro presidente, questo presidente si chiama Donald Trump. I cittadini hanno anche scelto i loro rappresentanti nel Congresso e l'Amministrazione sta costruendosi. Il diritto di critica è sacrosanto, però credo che sia saggio avere — politici e giornalisti — un atteggiamento più sereno. Abbiamo così tante polemiche in casa nostra che non mi pare saggio pretendere di esportarle, o — come sembra in questo caso — importarne di nuove.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Donald Trump, Italia, USA
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