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    La situazione in Libia

    Libia, il blocco dei migranti può funzionare?

    © Sputnik . Andrey Stenin
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    Tatiana Santi
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    L’Unione europea si sveglia e propone di bloccare i flussi migratori dalla Libia verso l’Italia. Il premier Gentiloni e il governo di unità nazionale di Serraj hanno firmato il memorandum sul contrasto all’immigrazione illegale, ma il blocco può funzionare?

    Secondo Donald Tusk l'Europa è in grado di fermare il flusso migratorio dalla Libia verso l'Italia attraverso un blocco navale per impedire le partenze dei trafficanti dai porti libici. Si tratterebbe di aiuti finanziari, addestramenti della guardia costiera libica e rimpatri, ovviamente ci sono diversi "ma".

    Giuseppe Paccione
    © Foto : fornita da Giuseppe Paccione
    Giuseppe Paccione

    Sorgono dei dubbi a partire dalla forte instabilità della situazione politica in Libia, dove di fatto non c'è un punto di riferimento solido, chi può garantire che le trattative con Serraj reggano? Inoltre il governo di unità nazionale non ha concesso alle motovedette europee di operare nelle acque libiche. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Giuseppe Paccione, esperto di diritto internazionale e dell'Unione europea.

    — In che cosa consiste il piano per il blocco di migranti dalla Libia proposto dall'Ue?

    — Più che piano lo definirei come una dichiarazione che il Consiglio d'Europa, costituito dai capi degli Stati europei, ha voluto approvare. Questa dichiarazione si rifà al progetto presentato dall'Unione europea, dal Commissario per le questioni migratorie e dall'Alto Rappresentante della politica estera, della sicurezza e Difesa comune. Il piano si chiama "migrazione nella rotta del Mediterraneo centrale".

    I capi di Stato hanno valutato questo piano che è molto interessante, ma non del tutto realizzabile, perché per poter realizzare il blocco all'interno del mare territoriale di uno Stato, in questo caso della Libia, è necessario avere il consenso dello Stato sovrano. Attualmente il governo libico ha deciso di non concedere questa possibilità alle navi che operano in ambito internazionale, mi riferisco all'operazione Sophia, la quale serve a contrastare proprio il traffico di migranti.

    — Quali sono le particolarità del progetto attuale?

    Su-22 fighter jet at the Syrian Air Force base in Homs province
    © Sputnik . Iliya Pitalev

    — Innanzitutto di rispettare la delicatissima questione dei diritti umani. In secondo luogo lo scopo è di aiutare le guardie costiere libiche, quindi istruirle e finanziarle sia economicamente sia logisticamente. Non solo, nella dichiarazione dell'Unione europea è anche prevista la creazione di punti di crisi, i cosiddetti hotspot, già presenti ma non all'altezza del rispetto della dignità della persona umana.

    La dichiarazione inoltre prevede di procedere ai rimpatri per coloro che non rientrano nella fattispecie prevista dalla Convenzione di Ginevra del '51 in merito allo status di rifugiato. Sappiamo bene che la maggior parte dei migranti sono di tipo economico. L'obiettivo è di provvedere in maniera delicata a rimpatriare questi migranti ovviamente anche con l'accordo dei Paesi di origine. L'Italia sta cercando con l'attuale Ministro dell'Interno Minniti di firmare accordi bilaterali perché chi non fosse confermato con lo status di rifugiato possa rientrare nel proprio Paese di origine, un'operazione non semplice ovviamente.

    — In Libia la situazione è molto complessa. Secondo lei il governo di al-Serraj, con cui Gentiloni ha firmato il memorandum, ha la stabilità necessaria per poter collaborare in questo contesto?

    — In Libia effettivamente oltre al governo di unità nazionale di al-Serraj, c'è anche il governo di Tobruk e diversi territori controllati da gruppi armati legati all'ISIS. Credo che il memorandum firmato da Gentiloni e dal governo di unità nazionale libico sia fatto molto bene, ho avuto il modo di leggerlo. Il problema è se si concretizzerà nella realtà oppure no.

    Questo memorandum sarebbe già in vigore, ma vi è la mancanza da parte delle autorità libiche della possibilità di controllare alcuni lembi territoriali che si affacciano sul mare. Ci sono zone sotto il controllo dei trafficanti di migranti, un'organizzazione criminale purtroppo ben organizzata, che fa affari con gli immigrati, ma anche con il contrabbando di carburante. Questo memorandum con l'obiettivo di contrastare l'immigrazione illegale e di frenare il traffico degli esseri umani servirebbe anche a ristabilizzare la Libia. Lo scacchiere internazionale però è assai complicato, con l'incognita Trump e con una Russia che appoggia il generale Haftar.

    — A detta di Tusk il piano per il blocco dei migranti è fattibile e alla portata dell'Unione europea. Sorge spontanea una domanda: perché non si è fatto prima?

    — In Europa non esiste una vera politica migratoria unica, se non sulla carta. Sappiamo bene che alcuni Paesi europei hanno chiuso le frontiere all'Italia, mi riferisco alla Francia, all'Austria e alla stessa Germania. Non sottovalutiamo i Paesi dell'Est che hanno totalmente chiuso le frontiere, oggi molti migranti sono bloccati in Grecia e in Turchia. L'Europa non è compatta, per esempio la Spagna agisce per conto proprio, chiudendo le frontiere. Ecco perché il piano si chiama "Migrazione del Mediterraneo centrale", perché l'unico passaggio è quello della Libia.

    Non abbiamo una politica unita in Europa, solamente nella questione dell'euro e delle tasse che i cittadini devono pagare, il cosiddetto Patto di Stabilità. I Paesi dell'Est sono d'accordo di creare dei punti di crisi in Libia, in altre parole, come si è detto al summit di Malta, sono disposti a pagare a patto che l'immigrazione si fermi in Libia.  La vedo perciò molto difficile.

    — Possiamo dire che il complesso fenomeno dell'immigrazione viene affrontato finalmente anche da un punto di vista legale e non solo umanitario?

    — Il diritto è subentrato dinanzi a tante crisi internazionali, compresa quella dell'immigrazione. Ovviamente gli Stati sono responsabili di fronte a delle Convenzioni come per esempio alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, ai Patti Civili e Sociali del'77, alla Convenzione dei Diritti dell'Uomo.

    In preparazione di un attacco a Derna, roccaforte ISIS in Libia.
    © AP Photo / U.S. Air Force, Shawn Nickel

    Ovviamente la situazione non è semplice, in Italia vediamo tante proteste di cittadini che non accettano la presenza di migrazioni continue e giustamente hanno anche le loro ragioni, perché il nostro Paese ha seri problemi con l'occupazione. Uno Stato deve far rispettare quelle che sono le sue norme interne.

    A mio avviso l'Italia dovrebbe dare la priorità ai cittadini italiani che sono in difficoltà, ma non deve escludere lo straniero, che ha i diritti di integrarsi nel tessuto sociale di un Paese. Questo cittadino deve però rispettare le leggi interne allo Stato dove si trova. Nel momento in cui non le rispettasse è giusto che uno Stato sovrano e indipendente possa adottare determinate misure, dove non entra né il Diritto internazionale né il Diritto dell'Unione europea.

    — Finora però nel panorama mediatico italiano si è fatta a fatica la distinzione fra profughi e immigrati economici, il tema è sempre stato trattato all'interno della cornice del "politicamente corretto", no?

    — Gli Stati devono accogliere i rifugiati politici, persone perseguitate per motivi razziali, di pensiero e di sesso. Questo è previsto dalla Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del '51. Per il resto non c'è nulla, non esiste una convenzione per il rifugiato economico.

    Nei programmi televisivi dibattono anche dei politici, che non conoscono purtroppo il diritto internazionale, il diritto dell'Unione europea oppure all'improvviso diventano esperti dell'immigrazione. Parlano molto, ma in realtà non affrontano il tema. Esiste un principio secondo cui io Stato devo accettare o meno un richiedente asilo? Che cosa significa asilo? Quello che gli Stati devono far rispettare è che lo status di rifugiato venga riferito a chi è soggetto al fumus persecutionis, che non ha nulla a che vedere con la questione economica.

    Uno Stato è sovrano e quindi indipendente, deve decidere liberamente se una persona può rimanere oppure no sul suo territorio.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Memorandum, Migranti, Paolo Gentiloni, Fayez al-Sarraj, Donald Tusk, Libia, Italia
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