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    Corruzione

    Come sconfiggere il mostro della corruzione?

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    Tatiana Santi
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    Nella classifica sulla corruzione nel mondo condotta da Transparency International l’Italia migliora la sua posizione, ma si colloca al 60-simo posto, terzultima in Europa. Al di là delle pagelline, si tratta di un male globale assai radicato nella società. Come sconfiggere il mostro della corruzione?

    È un fenomeno tristemente diffuso in tutto il mondo, che va ben oltre la classe politica e riguarda direttamente la società civile. La corruzione, male che accomuna l'Italia e la Russia, posizionata ancora più in basso del Belpaese nella classifica di Transparency International del 2016, sembra imbattibile.

    Alberto Vannucci
    © Foto: fornita da Alberto Vannucci
    Alberto Vannucci
    Per capire e saper combattere un fenomeno così complesso e allo stesso tempo radicato nella società, evidentemente bisognerebbe affrontare il problema già dai banchi di scuola. Ebbene, quali sono gli ostacoli maggiori nella lotta alla corruzione in Italia? Quali misure andrebbero intraprese in primis? Sputnik Italia ne ha parlato con Alberto Vannucci, professore di scienza politica all'Università di Pisa, direttore del primo Master in Italia in analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione.

    — Nel rapporto 2016 di Transparency International l'Italia si colloca al 60-simo posto, ma dal 2012 l'Italia è migliorata. Professore Vannucci, diciamo che c'è ancora speranza ma anche tanto lavoro da fare?

    — Il miglioramento è indubbio, già da diversi anni si segnala questo maggiore ottimismo da parte degli osservatori internazionali, perché alla fine l'indice di Transparency International è una sorta di termometro che mostra quanto viene percepita la corruzione da una serie di osservatori. Da qualche anno c'è la sensazione che in Italia le cose vadano un po' meglio. Aggiungerei che non è una sorpresa, perché da circa 4 anni, dalla fine del 2012, l'Italia per la prima volta a livello istituzionale sembra aver preso sul serio l'emergenza corruzione.

    Nel 2012 è stata approvata la prima legge che ha istituito un'autorità nazionale, la quale crea una serie di vincoli per tutti gli enti pubblici affinché si dotino di un piano per la prevenzione della corruzione. C'è stato anche un tentativo di intervenire in termini di repressione penale, si sono inasprite le pene, misure dagli effetti discutibili, ma hanno dato il segnale di una maggiore attenzione. Questo piccolo progresso è un segnale incoraggiante, perché dimostra che lo sforzo messo in campo dalla classe politica italiana, ma anche dalla pubblica amministrazione, comincia a dare risultati positivi.

    — Quali sono i paletti, gli ostacoli che ci sono a suo avviso per combattere e sconfiggere questo male chiamato corruzione?

    — In realtà le stesse politiche che hanno affrontato il tema della corruzione, presentano alcuni aspetti discutibili, quando non criticabili. Questo riguarda la stessa legge anticorruzione che citavo prima, la legge del 2012 Severino dal nome dell'ex ministro della Giustizia: lo spacchettamento del reato di concussione è stato suddiviso in due reati, uno dei quali prevede una sanzione per il soggetto privato, che prima invece era soltanto una vittima. Prima il soggetto aveva tutto l'incentivo a collaborare con i magistrati. Secondo molti questo tipo di operazione ha comportato un peggioramento della capacità dei magistrati di rilevare e reprimere questi fenomeni.

    Io sottoscrivo l'elenco di provvedimenti che da 20 anni la comunità internazionale sottolinea essere i principali limiti della politica anticorruzione in Italia. Uno fra tutti, che è l'esempio dell'incapacità di affrontare alcuni nodi, la riforma della normativa legata alla prescrizione dei reati. Essendo questo un punto debole della normativa sui reati di corruzione, nel 2005 il governo Berlusconi dimezzò i tempi di prescrizione.  Un'elevata percentuale di reati legati alla corruzione così finisce con un nulla di fatto. Anche nei casi dove c'è stata una condanna in primo o addirittura secondo grado non si arriva alla sentenza definitiva. Questa è un'anomalia unica nel panorama internazionale.

    È evidente che c'è il bisogno di una riforma, ce lo chiedono tutti gli organismi internazionali. C'è un disegno di legge in Parlamento in attesa di approvazione, ma pare non sia fra le priorità nemmeno di questo esecutivo.

    — Quali altri passi andrebbero intrapresi nella lotta alla corruzione?

    — Andrebbe rafforzata la normativa che già esiste, che è estremamente debole, sulla protezione di coloro che collaborano alle inchieste sulla corruzione e in qualche modo segnalano i potenziali illeciti. Parlo dei cosiddetti whistleblowing, coloro che soffiano nel fischietto. Questi soggetti oggi come oggi rischiano rappresaglie, rischiano di essere emarginati nel loro luogo di lavoro, in qualche caso ci sono state vicende, soprattutto nell'Italia meridionale, in cui i soggetti che hanno ostacolato i reati di corruzione, hanno avuto ricadute anche fortemente negative sulla loro incolumità personale.

    Vanno individuate delle misure amministrative che rafforzino la protezione dei soggetti che collaborano con i magistrati.

    — Corrotto può essere un politico, ed è gravissimo, ma anche un cittadino comune. È un problema di mentalità. Da dove si dovrebbe cominciare a lottare contro questo male così radicato nella società, a partire fin dalla scuola?

    — Non posso che sposare pienamente la sua tesi. Per combattere la corruzione non bisogna inasprire le pene o dare più potere ai magistrati, occorre investire nella scuola. L'istruzione e l'educazione della popolazione è la barriera più forte contro i fenomeni corruttivi che purtroppo nel nostro Paese vedono il coinvolgimento della cittadinanza. Il Barometro Mondiale della Corruzione ad ottobre del 2016 ha pubblicato un sondaggio, condotto in Paesi europei e asiatici, in cui si chiedeva ad un campione rappresentativo di questi Paesi se nell'ultimo anno qualcuno avesse chiesto loro o si fosse aspettato il pagamento di una tangente. La risposta dei cittadini italiani è stata positiva nel 7% dei casi, quindi nel giro di un anno, almeno circa 4 milioni di cittadini hanno conosciuto l'esperienza della corruzione. È un fenomeno che va al di là della classe politica e dei pubblici amministratori. In alcuni casi sono i cittadini che si fanno "corrompere" dai politici.

    — Cioè?

    — È il caso della compravendita del voto: c'è un tariffario drammaticamente noto che vede in occasione di elezioni amministrative e consultazioni politiche pacchetti di voti di cittadini venduti al prezzo che oscilla fra il 30 e il 50 euro l'uno. Quei cittadini che mettono in vendita il proprio voto, mettono in vendita la funzione più importante da parte di un cittadino responsabile: la selezione della classe dirigente. La via d'uscita non può essere soltanto quella di approvare dall'alto riforme, purtroppo il problema ha radici profonde all'interno della società civile. Queste radici vanno tagliate o inaridite, con una prospettiva lungimirante bisogna investire nella formazione di una cittadinanza capace di comprendere la rilevanza della problematica e più sensibile ai temi della tutela dei beni comuni.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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