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    Donald Trump is shown on TV monitors in the media filing room on the campus of University of Nevada, Las Vegas, during the last 2016 U.S. presidential debate in Las Vegas, US, October 19, 2016.

    Il discorso inaugurale di Trump visto dall’Italia

    © REUTERS/ Jim Urquhart
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    Marina Tantushyan
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    Secondo alcuni esperti, il speech inaugurale del 45-ssimo presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresenta addirittura una “rivoluzione della narrativa politica americana” e “una vera e propria rottura con il passato”.

    Per una analisi dettagliata sulle parole pronunciate da Trump nel suo primo discorso ufficiale Sputnik Italia si è rivolto al noto giornalista ed editore dell'Agenzia Nova Fabio Squillante.

    — Come valuterebbe il discorso inaugurale di Donald Trump dal punto di vista della retorica che ha utilizzato il nuovo presidente degli Stati Uniti?

    — Il suo è stato un discorso in gran parte retorico, sostanzialmente in linea con lo stile utilizzato in campagna elettorale. Interessanti, però, alcuni dettagli, in particolare il continuo rivolgersi al "popolo" e l'assenza del pronome "io". È un presidente che continua a sottolineare la propria differenza rispetto all'establishment politico di Washington, e che si rivolge direttamente alle classi sociali basse. In questo somiglia molto a Silvio Berlusconi.

    — Nel suo intervento Trump non ha dedicato una parola al suo programma dei 100 giorni, però subito dopo l'insediamento ha firmato una serie di decreti importanti. Come, a Suo avviso, Trump può cambiare il volto degli Stati Uniti?

    Proteste contro l'accordo TPP
    © AFP 2017/ TOSHIFUMI KITAMURA

    — I suoi accenti protezionistici e l'intento di abbattere il peso delle tasse sollevano molte perplessità, ma la Borsa di News York sembra dargli credito. Trump promette di riportare il lavoro al centro dell'agenda politica. L'intenzione di contrastare l'export aggressivo della Cina e del Messico spiega queste posizioni, determinate però anche da questioni geopolitiche. Certamente il vasto programma di investimenti pubblici nelle infrastrutture avrà un impatto positivo sulla crescita e sull'occupazione, migliorando anche la competitività di territori oggi meno avvantaggiati.

    — Pensa che con Trump alla Casa Bianca cambierà decisamente l'aria anche nella politica estera? Negli ultimi giorni si parla molto dei nuovi equilibri geopolitici e del rapporto previlegiato tra Putin e Trump. Quali sono le Sue previsioni?

    — Con Trump, la politica estera degli Stati Uniti cambierà certamente in modo significativo. Il presidente ha ripetutamente dichiarato la necessità di riprendere il dialogo con Mosca. In questo senso va letta anche l'intenzione di rivolgere la Nato — oggi tutta proiettata verso la Russia — verso il Medio Oriente e il Nord Africa. Certamente Trump cercherà di stabilire una buona collaborazione con Vladimir Putin nella lotta al terrorismo internazionale. Uno sviluppo di cui dovrà tener conto l'Arabia Saudita. Israele ritroverà a Washington un alleato attento e affidabile. Trump cercherà di riallacciare relazioni di fiducia anche con la Turchia, ma non necessariamente con il presidente Erdogan. L'Iran tornerà sotto pressione, ma gli Stati Uniti non hanno interesse a riaccendere le tensioni con Teheran: basterà rivedere i punti più controversi dell'accordo sul nucleare, magari limitando la capacità di arricchimento dell'uranio da parte di Teheran.

    La Cina, potenza globale che aspira a contendere la supremazia Usa, deve aspettarsi un confronto ruvido con Washington. Non solo sul piano del commercio — dove difficilmente potrà ora ottenere lo status di economia di mercato — ma anche per quanto riguarda le posizioni acquisita dai cinesi nei settori strategici di molti paesi in via di sviluppo e perfino europei. La proiezione militare cinese sarà certamente contrastata vigorosamente da Trump. Quanto all'Europa, gli Usa non rinunceranno certo alla Nato, ma ne modificheranno gli scopi e ne ridurranno le spese. Come tutti i suoi predecessori, Trump cercherà però di impedire l'affermazione dell'Ue come potenza globale, e dunque farà il possibile per ridurre il peso della Germania, già a partire dalle prossime elezioni politiche tedesche. L'attacco alla Merkel della scorsa settimana non sarà certo l'ultimo.

    — Si può sperare che con Trump il regime sanzionatorio nei confronti della Russia sarà finalmente revocato, come ha già accennato il capo della Casa Bianca qualche giorno fa, oppure è ancora troppo presto per fare previsioni?

    Bandiere dei Paesi membri del G7
    © AFP 2017/ KARL-JOSEF HILDENBRAND

    — Io credo di sì, e non escludo che il primo passo verso questo obiettivo possa essere fatto dall'Italia, con l'invito a Putin di partecipare al vertice del G7 di Taormina, magari come ospite. 

    — Nella sua ultima intervista rilasciata alla Stampa Romano Prodi rivolgendosi all'Ue, parla proprio della necessità di "immediatamente togliere le sanzioni alla Russia" e di "giocare d'anticipo, senza lasciare agli Stati Uniti il ruolo privilegiato nei rapporti con la Russia. Pensa che l'Europa presterà orecchio alle parole l'ex-presidente della Commissione Europea?

    — L'Europa è molto divisa sul tema. L'iniziativa deve essere presa dai paesi che si rendono conto del fatto che un ritorno alla Guerra fredda danneggerebbe tutti: in particolare gli Stati di frontiera, come Repubbliche Baltiche, Polonia, Slovacchia…

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    discorso, G7, Donald Trump, Romano Prodi, Vladimir Putin, Italia, USA, Cina
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