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    La bandiera dell'UE

    Europa attenta, se Trump si allea con Putin diventi una colonia cinese

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    Mario Sommossa
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    Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali ed il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute…

    "Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali ed il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute… Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello Stato, anche se con questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti…Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato".

    Se il lettore pensasse di avere a che fare con le parole aggressive di qualche prepotente leader di uno Stato contemporaneo alle prese con la globalizzazione, si sbaglia di grosso. Queste frasi sono state pronunciate nell'aprile 1907 dal presidente americano Woodrow Wilson durante una lezione agli studenti della Columbia University. Sorpresi? Com'è possibile? Non era quel Wilson che lanciò l'idea della Società delle Nazioni al fine di evitare future guerre? Come poteva dire cose così spregiudicatamente "imperialiste"?

    Se guardiamo alla storia e alla politica mondiale con il dovuto realismo, non dobbiamo essere stupiti. Non solo i presidenti USA, ma qualunque governante di un Paese militarmente ed economicamente potente avrebbe potuto pronunciare, o se non altro pensare,  quelle stesse parole agendo poi di conseguenza.

    È quindi naturale, per quanto spiacevole per noi, che Trump, probabilmente meno ipocrita di suoi colleghi, voglia perseguire gli interessi del suo Paese senza porsi troppo scrupoli: i concetti che il neo Presidente americano ha consegnato ai suoi due ultimi intervistatori rientrano perfettamente nella logica sopradescritta. Sta agli altri Stati assecondare o meno la sua azione, tenendo in conto i propri interessi e le proprie reali  possibilità.

    Trump, a differenza di alcuni reduci inconsolabili della guerra fredda, ha compreso che gli ostacoli alla ricchezza degli americani non provengono più dalla Russia (o come un tempo dall'ex Unione Sovietica) bensì dalla Cina. Occorre aggiungere che, con il rilancio di un rapporto previlegiato a due con la Russia, non è più nemmeno necessario per gli americani fingere di desiderare una Europa unita e compatta. Se è vero che gli Stati Uniti furono coloro che spinsero per la creazione di una qualche unione tra i Paesi europei, è anche vero che ciò era strettamente funzionale alla contrapposizione con il blocco sovietico di allora. Caduta quella esigenza, una Europa veramente unita e solidale non è loro più necessaria. Al contrario, l'Unione, per le sue dimensioni e la sua economia, potrebbe diventare soltanto una concorrente potenzialmente pericolosa per l'egemonia economica americana.

    E' in questa logica che nascono le sue parole pesanti contro la Germania, il plauso alla Gran Bretagna uscita dall'Unione e il "presentimento "che altri Stati possano seguirla. Anche la pessima tenuta dell'euro è funzionale ad una strategia americana che ha assoluta necessità di riconfermare il ruolo dominante del dollaro. Non va dimenticato che è proprio anche grazie a questa dominanza mondiale che, dalla rinuncia alla convertibilità della loro valuta in oro, i cittadini USA possono permettersi di continuare a vivere al di sopra dei propri mezzi, sopravvivendo a una bilancia commerciale perennemente deficitaria.

    Sebbene il vero obiettivo dell'ex-Tycoon sia di fomentare divisioni che indeboliscano le prospettive di una Europa troppo competitiva, ciò non significa che le accuse da lui rivolte alla Germania siano senza alcun fondamento. Anche noi abbiamo più volte sostenuto che una delle cause del deperire del sogno europeo è proprio il non lungimirante egoismo tedesco, che sono loro più di altri a favorire la nascita e il proliferare di movimenti anti europeisti. Berlino ha utilizzato l'euro a proprio unico vantaggio, ha imposto ai Paesi più deboli un'austerità che si conosce insostenibile e tuttora rinuncia a porsi come locomotiva per le altre economie dell'Unione, pur continuando a trarre profitto dal mercato unico.

    Anche le dichiarazioni a favore della Brexit non sono state casuali e la signora May ne ha subito approfittato per annunciare un atteggiamento duro nelle negoziazioni di uscita con l'Unione Europea. Potendo contare su di un futuro rapporto a due privilegiato negli scambi economici con gli USA, sopperirebbe così alla perdita del Mercato Comune con il resto d'Europa.

    Perfino in merito alle dichiarazioni a proposito della Nato non si può dare a Trump tutti i torti: è la pura verità! Semplicemente, avremmo dovuto essere noi a dirlo per primi. Non perché il busillis sia il modo della suddivisione delle spese, ma perché la funzione per cui l'Alleanza nacque è, evidentemente, superata. Quando il suo scopo era ancora nel pieno degli interessi americani era naturale che il Paese leader sopportasse il carico maggiore (nonostante tutti gli altri membri, in proporzione, dessero comunque il loro contributo): oggi, per Washington, esso non è più necessario.

    Quali conseguenze trarne? Innanzitutto, occorre riaffermare che, una volta di più, la pochezza dei dirigenti europei è venuta allo scoperto. Se, come qualcuno insisteva nel suggerire, si fosse capito immediatamente che l'avversario nel nostro futuro di Europei non è Mosca ma Pechino, la politica che sarà di Trump avrebbe potuto essere impostata da noi e non saremmo quindi obbligati a rincorrerlo partendo da una posizione svantaggiata. Il rischio, molto probabile, è che il nuovo accordo con Mosca passi sopra le nostre teste e che l'Europa si trovi sempre più marginalizzata.

    La mano tesa che la Cina ci ha immediatamente lanciato da Davos è qualcosa di avvelenato anche se per qualcuno lo stringerla potrebbe sembrare una soluzione. A medio termine, si rivelerebbe pero ‘essere il cappio di un capestro. Se pensiamo al fatto che la loro economia è ancora nella maggior parte nelle mani dello Stato e che ciò significa essere controllata dal partito unico, il fatto che sia Pechino a farsi alfiere del libero mercato diventa paradossale. Si aggiungano poi tutti i procedimenti aperti contro la Cina per varie scorrettezze commerciali e la politica invasiva che stanno attuando in tutti i continenti.

    Se pensiamo alle parole di Wilson pronunciate nel lontano 1907, possiamo osservare che anche i comunisti cinesi ne han fatto tesoro.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Economia, Donald Trump, Europa, USA, Cina, Russia
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