04:45 23 Ottobre 2020
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Hanno influenzato le elezioni americane, ora metteranno in pericolo anche le prossime elezioni in Germania. Nessuno li conosce, ma la loro potenza è impressionante. Qualsiasi cosa accada, sappiate: è tutta colpa degli hacker russi.

Si sa, è sulla lingua di tutti, non si fa che parlare dei fantomatici hacker russi che, oltre ad aver influenzato il corso delle elezioni americane, sarebbero in grado di decidere le sorti di tutta l'Europa. Quella che osserviamo in Occidente sembra una vera e propria isteria da una parte, dall'altra una scusa comodissima per giustificare tutti i mali del mondo.

Giampaolo Rossi, editorialista de Il Giornale
© Foto : Fornita da Gimpaolo Rosso
Giampaolo Rossi, editorialista de Il Giornale
In Italia recentemente sono stati scoperti due hacker che disponevano di informazioni appartenenti a migliaia di cittadini italiani. A proposito di hacker e casi eclatanti, non si tratta di una novità per l'Italia: com'è risaputo, già anni fa il cellulare di Berlusconi veniva spiato dagli americani. Insomma, il tema della sicurezza informatica, hacker russi o non, è di estrema attualità per tutti i Paesi. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Giampaolo Rossi, editorialista de Il Giornale.

— Tutte le colpe del mondo sembrano ricadere sugli hacker russi. Giampaolo, possiamo dire che vediamo una sorta di isteria in Occidente a riguardo?

— Quest'isteria c'è da molti anni in Occidente verso la Russia. È un processo di manipolazione, nato 5-6 anni fa, che si sviluppa in maniera ossessiva scatenato da precise centrali dei poteri tecnocratici e finanziari occidentali. Questi poteri vedono nella Russia un pericolo per quanto riguarda gli equilibri geopolitici, da loro stessi generati.

In questi ultimi tempi la russofobia, che ha un percorso storico molto articolato, trova la sua manifestazione nell'ossessione dello spionaggio degli hacker in Occidente. Questo è paradossale se si considera che in questi ultimi anni abbiamo visto lo scandalo di spionaggio dei Paesi occidentali nei confronti degli stessi Stati Occidentali. Si tratta di un fatto consolidato.

— Che i Paesi si spiino fra di loro non è una novità. Gli Stati Uniti origliavano il cellulare della Merkel, di Berlusconi. Nessuno si scandalizzò eccessivamente allora, perché?

— Ci troviamo di fronte a due situazioni diverse. Quei fatti crearono scandalo in realtà: la Germania espulse il Capo della CIA, quando trapelò la notizia che il cellulare della Merkel era sotto osservazione da parte degli americani. Circa un mese e mezzo fa Wikileaks ha pubblicato un'impressionante quantità di dati, che riguardano le attività di spionaggio di cittadini tedeschi in chiave antiterroristica avvenuto in Germania. Si trattava di un controllo che l'FBI faceva con i servizi segreti tedeschi: insieme monitoravano i flussi informativi in Germania. Questa storia causò un ulteriore scandalo.

Perché oggi ci si spaventa molto dei presunti hacker russi? Presunti, perché ovviamente è tutto da dimostrare. Abbiamo due ragioni fondamentali. Da quello che è emerso negli ultimi due anni, la Russia si è manifestata come la prima potenza della guerra elettronica. L'Occidente in questa fase storica non è in grado di controbilanciare la potenza russa in questo settore. Poi c'è un elemento strumentale: i fantomatici hacker russi, che nessuno ha visto e nessuno sa come sono, diventano una sorta di scusante per giustificare tutta una serie di questioni interne all'Occidente. Un esempio è la giustificazione della vittoria di Trump e la sconfitta della Clinton.

— Oggi fa parlare di sé il caso dei due hacker italiani. Sviluppare la sicurezza informatica è una priorità di tutti i Paesi alla fine?

— Oggi il tema della sicurezza informatica è cruciale per la sicurezza degli Stati. Cambia completamente l'orizzonte all'interno del quale si devono muovere i servizi di sicurezza, di estrema importanza è la collaborazione in questo ambito fra le diverse nazioni. Il mondo digitale della web security è difficilmente identificabile con i criteri classici di analisi che noi abbiamo per rapporto ai problemi di sicurezza e di intelligence. Parlo della capacità di controllare il confine fra la libertà di ciascun cittadino e il diritto di informazione che spesso gli Stati si arrogano di avere.

In un mondo in cui aziende private come Facebook e Google hanno in mano di fatto l'identità digitale di milioni di cittadini, il concetto di privacy e sicurezza della rete è aleatorio.

— La Russia si era mossa per creare dei propri server, per diventare indipendente da Google. In Europa secondo lei ci si mobiliterà in questo senso?

— È difficile valutarlo, i governi stanno cercando di organizzarsi in merito a questo problema, molti di questi Stati, per esempio la Germania, sono all'avanguardia in tal senso. La tecnologia avanza ad una velocità di gran lunga superiore alla nostra capacità di dare risposte alle domande che la tecnologia pone.

Parliamo di scenari in grande evoluzione, anche perché la rete per definizione è un luogo di disintermediazione dei soggetti, è considerato anche un luogo di libertà di espressione. Il controllo dei flussi informativi, che possono essere le nostre mail, le nostre telefonate via skype deve tener conto del confine fra libertà e diritto alla sicurezza. Tutto ciò è difficile da definire.

— Cercare i problemi e le cause altrove è molto facile. Mi riferisco alla sconfitta della Clinton ad esempio. Possiamo dire che alla fine sarà sempre tutta colpa degli hacker russi?

— Credo che dobbiamo interpretare quello che sta avvenendo oggi in America in questo senso: qualsiasi cosa accadrà nei prossimi giorni, questo Paese non sarà più uguale a sé stesso. Quello a cui assistiamo oggi è uno scenario drammatico per la democrazia americana, vediamo come la CIA sta cercando di mettere in discussione l'elezione democratica di un presidente americano. Un fenomeno che non ha eguali nella storia americana e che durerà fino al giorno dell'insediamento di Donald Trump.

Un certo sistema di potere che questi anni ha governato anche sopra la democrazia americana, un sistema tecno militare, sta cercando di frenare un cambiamento dirompente che Trump potrebbe portare all'interno degli Stati Uniti.

Se questi poteri dovessero riuscire ad impedire a Trump di entrare nella Casa Bianca, è ovvio che l'America non sarà più la stessa. Gli Stati Uniti diventeranno come i Paesi che loro stessi hanno combattuto, una finta democrazia retta da un regime tecnocratico. Se invece Trump riuscisse a farcela e dovesse arrivare alla Casa Bianca, com'è giusto che sia, l'America ugualmente non sarà più uguale a prima, perché Trump dovrà scardinare questo sistema di potere. È un passaggio epocale.

Tutta la storia degli hacker e il pericolo russo è in realtà puramente strumentale, in gioco c'è la nuova e la vecchia America che combattono fra di loro.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
rete, Attacchi informatici, hacker, Hackeraggio, Attacchi hacker, CIA, Occidente, Europa, USA, Russia
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