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    Bando alle critiche, vi spiego i segreti della politica estera di Trump

    © REUTERS/ Jim Young
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    Mario Sommossa
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    Tra pochi giorni la presidenza Trump comincerà il proprio cammino e tutti ancora si stanno domandando quale direzione concretamente prenderà. I commenti vanno dai più preoccupati ai dubbiosi e si sprecano le critiche sulla sua mancanza di esperienza e di capacità diplomatica

    Anche mettendo in conto l'usuale differenza tra le promesse da campagna elettorale e le azioni che saranno intraprese dal vincitore, autorevoli editorialisti confermano le loro perplessità e lanciano allarmi su quelle che (a loro) sembrano essere le premesse per una conflittualità mondiale (magari anche possibili guerre) che ci troveremmo ad affrontare per l'incapacità diplomatica del nuovo Presidente.

    Molti guardano con timore alle dichiarazioni contro gli accordi commerciali già esistenti, quali il NAFTA, o in attesa di ratifica, come il TTP.  Anche sulle affermazioni di Trump che rimettono in discussione il concetto di "una sola Cina" e sulla sua ribadita volontà di riallacciare i rapporti con la Russia di Putin i giornali di tutto il mondo hanno fatto titoloni preoccupati.

    In realtà, questi eruditi commentatori stanno commettendo un errore di lettura: abituati alla logica che la politica e i rapporti internazionali seguano sempre le stesse procedure, non capiscono che Trump personifica, col suo carattere e la storia della sua vita, tutto un altro approccio.

    L'uomo non viene né dalla vita di partito, né da qualche agguerrito think tank né, tantomeno, da un ruolo di funzionario pubblico di alto livello. E' semplicemente un imprenditore e, come tale, ha deciso di impostare da Presidente l'approccio usato negli affari. Che cosa fanno il titolare d'impresa o un grande manager se il mercato non sta premiando le strategie seguita fino a quel momento? Cerca di cambiare le carte in tavola. Vuole disorientare i concorrenti, lasciar intendere di avere un prodotto nuovo e nascondere al mercato, fino all'ultimo, i propri veri obiettivi.

    Ad oggi, anche guardando i colpi di coda senza fair play che Obama sta ultimamente lanciando, è evidente il fallimento della sua politica sia all'interno sia sul piano internazionale. Certamente, una parte delle colpe deriva dall'eredità' lasciatagli dal suo incapace predecessore ma, frottole sul "grande" recupero dell'economia statunitense a parte, la verità è che l'americano medio si è impoverito, il divario tra ricchi e poveri è andato crescendo, il debito pubblico è esploso e la delocalizzazione all'estero dei produttori americani è diventata una valanga.

    Nel mondo l'immagine dell'America tra i popoli degli altri Paesi è sempre più negativa, in Afganistan non si travede una soluzione finale, in Siria il ruolo politico di Washington è diventato insignificante, in Medio Oriente Israele li sbertuccia mentre Turchia e Arabia Saudita inseguono altri lidi. L'Egitto ha aperto ai russi come le Filippine ai cinesi, e la Nato assiste senza nulla fare al tradimento non dichiarato della Turchia. Senza poter esaurire il panorama, basta ricordare che l'Ucraina si trova in uno stallo senza uscita e che la Cina sta dilagando in tutto il mondo.

    L'inconscia saggezza degli elettori americani aveva capito che una Clinton presidente avrebbe significato "business as usual" e quindi un perpetuarsi, magari peggiorandole, delle situazioni sopra descritte.

    Differentemente da come è spesso dipinto, Trump non è uno stupido, non è un potenziale dittatore, non è un razzista, non è un guerrafondaio: è un ricco cittadino americano con una buona esperienza commerciale che ha l'obiettivo di "fare l'America grande ancora".

    Da imprenditore, non avendo la possibilità di vincere il gioco aumentando semplicemente la posta, butta per aria il tavolo e ridistribuisce le carte come vuole lui.

    Facciamo degli esempi.

    Ha dichiarato di voler rinunciare all'acquisto dei nuovi aerei per la presidenza perché le previsioni di spesa erano vertiginosamente aumentate. Ebbene, ha ottenuto di rinegoziare i prezzi.

    Ha annunciato un muro con il Messico e la fine del NAFTA, ma ha già mandato suoi fidati emissari a incontrare il più importante imprenditore messicano, e non certo per una semplice visita di cortesia. Probabilmente, contatti informali sono già stati avviati anche con Città del Messico per negoziare su nuove basi tutti gli accordi pre-esistenti. Per far capire ai cinesi che l'aria è cambiata e che l'America non assisterà più senza reagire al loro dilagare nel mondo, ha detto che il concetto di una sola Cina non è più un dogma. E' da quest'affermazione che Washington e Pechino dovranno ripartire.

    La Cina restituisce il drone agli Usa
    © Sputnik. Vitaly Podvitsky
    La Cina restituisce il drone agli Usa
    Obama aveva, invece, mandate navi da guerra a scopo puramente dimostrativo vicino alle isole contese nel sud-est asiatico ma non ha ottenuto nulla: i cinesi sapevano trattarsi di un bluff e che nessuno a Washington si poteva permettere un vero confronto militare. Risultato: se ne infischiarono. Anzi, risposero con il sequestro di un drone sottomarino americano, dandone grande pubblicità in tutto il globo.

    Per quanto riguarda la Russia, Trump sa che Mosca non costituisce alcun pericolo per il ruolo americano nel mondo e vuole veramente nuovi patti con Putin. Non ci s'illuda, tuttavia, che sia pronto a dare ai russi tutto ciò che domandano. Anche con loro giocherà le sue carte cercando di impostare lui il gioco, semplicemente metterà da parte nostalgie ideologiche e mostrerà un po' più di lungimiranza rispetto ai suoi predecessori.

    Infine, poiché la strada seguita fino ad ora in Medio Oriente si è rivelata inconcludente e nonostante formali dichiarazioni di amicizia ogni Paese faceva quel che voleva, il tycoon vuole anche lì rimescolare le carte. Se l'equidistanza tra Israele e gli arabi con la politica dei due Stati ha fallito, ha deciso di ricominciare daccapo scegliendo uno solo tra i contendenti e cioè quello giudicato potenzialmente più affidabile. Questa nuova politica non sarà però un punto di arrivo, ma costituirà un punto di partenza per nuovi equilibri.

    E l'Europa? Se vogliamo essere sinceri con noi stessi, non possiamo negare di dovere una buona parte del nostro welfare ai risparmi accumulati grazie alla riduzione delle nostre spese per la difesa, spese che hanno fatto gli americani al nostro posto. L'ombrello Nato ci ha garantiti fin che agli USA è convenuto e, in cambio, abbiamo rinunciato alla nostra sovranità.

    Ora siamo divenuti per loro meno strategici e, forse, un po' più "inaffidabili". E' dunque comprensibile che Trump cercherà di ridurre il gravame economico sulle spalle del suo Paese cercando, comunque, di mantenere la presente supremazia. Chi sa' come negozierà con lui la nostra "eccellente" (sic!) classe politica europea?

    Che il nuovo approccio "commerciale" trasposto nella politica possa funzionare non è affatto garantito ma quel che è certo è che non siamo di fronte ad un elefante che gioca in una cristalleria. Chi continuerà a pensare di trovarsi di fronte ad un personaggio minore e crederà di poterlo snobbare commetterà un grave errore: Trump è un politico "diverso" e, tuttavia, è un uomo intelligente che sa cosa vuole e che userà tutti gli strumenti e l'esperienza a sua disposizione per raggiungere gli scopi che si è prefissato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con l'opinione della redazione.

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    Tags:
    NATO, NAFTA, Hillary Clinton, Donald Trump, UE, Russia, USA
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