20:45 24 Settembre 2020
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Dal 1°gennaio l’Italia presiederà il G7, una vera sfida internazionale, che allo stesso tempo rappresenta un’occasione per l’Italia. È previsto un G7 tutto particolare, a partire dalla presenza di Trump e Gentiloni che guarda alla Russia. Ora tocca all’Italia farsi valere.

Il vertice previsto per maggio a Taormina presenterà degli elementi di novità: sarà il primo G7 con Donald Trump, vedremo inoltre fra i leader anche il futuro presidente francese. In questo contesto geopolitico, non privo di incognite, l'Italia potrebbe giocarsi il prossimo G7 a proprio favore.

"Le relazioni generali con la Russia, e in particolare fra Stati Uniti e Russia, saranno senz'altro il tema del 2017" ritiene Fulvio Scaglione, soprattutto ora quando Obama, a qualche giorno dalla sua partenza dalla Casa Bianca, non fa che minare il terreno prima dell'insediamento di Trump, minacciando nuove assurde sanzioni a Mosca.

L'Italia riuscirà a ribadire il proprio ruolo nel contesto europeo, mediterraneo e internazionale? Il G7 a guida italiana sarà la volta buona per riallacciare i rapporti con Mosca? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Fulvio Scaglione, giornalista di Famiglia Cristiana esperto di politica internazionale, ex vice direttore del settimanale.

—  Fulvio, possiamo dire che la presidenza del G7 sarà una prova, ma anche un'occasione da sfruttare per la politica estera italiana?

Fulvio Scaglione, giornalista di Famiglia Cristiana, esperto di politica internazionale
© Foto : Fornita da Fulvio Scaglione
Fulvio Scaglione, giornalista di "Famiglia Cristiana", esperto di politica internazionale

— Sicuramente sarà un'occasione, perché questo non sarà un G7 "normale". Sarà il primo G7 in cui si potrà misurare le capacità, le idee, lo slancio di Donald Trump, che sarà da pochi mesi presidente degli Stati Uniti. Ci sarà anche Theresa May, il primo ministro del Regno Unito, fresco però di Brexit, ci sarà il nuovo presidente francese eletto un paio di mesi prima del G7. Nel contempo Angela Merkel si avvierà verso elezioni politiche per lei molto delicate.

In questo contesto di grande incertezza e grandi incognite internazionali, la presidenza che tocca all'Italia può lavorare molto. Il primo ministro Gentiloni è stato abbastanza a lungo Ministro degli Esteri, si può dire che pur essendo fresco di premiership ha una certa esperienza. In questa situazione quindi di incertezza generalizzata, l'Italia può farsi valere.

—  Primo G7 con Trump, a presiedere è l'Italia. In questo contesto secondo lei è possibile il ritorno della Russia al formato inziale del G8 o è un'ipotesi da scartare?

— Questa è una delle incognite che porta con sé la presidenza Trump. È noto che Donald Trump è abbastanza interessato ad una ricomposizione dei rapporti con la Russia di Vladimir Putin, che a questo G7 sarà il convitato di pietra, il presente assente, il quale in qualche modo si farà notare e si farà sentire.

Credo che questo G7 non riuscirà a ragionare profondamente su questo tema così importante e complicato inoltre dal travagliato "addio" di Barack Obama alla Casa Bianca. Obama sta seminando sulla sua strada tutta una serie di difficoltà nei campi in cui non è riuscito ad agire negli otto anni prima.  Le relazioni generali con la Russia, e in particolare fra Stati Uniti e Russia, saranno senz'altro il tema del 2017.

Si è capito che emarginare la Russia dal contesto internazionale non è possibile, bisognerà trovare una maniera per riprendere in qualche modo a dialogare con il Cremlino.

—  Per la politica estera italiana quali sono le sfide e gli obiettivi da raggiungere nel 2017 nel contesto europeo, mediterraneo e internazionale?

— Innanzitutto l'Italia dovrà darsi un minimo di stabilità. Se il governo Gentiloni continuerà ad essere rappresentato come un governo a termine che deve sbrigare tre-quattro cose importanti per la politica interna, poi magari portare il Paese alle elezioni, è evidente che avrà delle difficoltà ad essere preso sul serio dagli interlocutori internazionali.

I problemi dell'Italia sono anche le sue opportunità, per esempio il ruolo centrale dell'Italia nel Mediterraneo, che per il bene collettivo andrebbe apprezzato di più. Abbiamo visto quello che è successo in Libia: l'Italia ha una conoscenza della Libia e i rapporti con i libici superiori a qualunque altro Paese. Nel momento in cui l'Italia ha reclamato un ruolo di primo piano proprio in virtù di quest'esperienza, è stata messa da parte.

Per i rapporti con l'Unione europea nel contesto del problema dell'immigrazione, l'Italia si è fatta carico della prima accoglienza di un fenomeno che riguarda tutta l'Europa. La stragrande maggioranza dei migranti non vogliono fermarsi in Italia, ma vogliono raggiungere altri Paesi europei. Il riconoscimento di questo sforzo italiano non arriva e non solo, addirittura una lunga serie di Paesi dell'Est e del Nord Europa vanno contro ogni soluzione che potrebbe alleviare la situazione per l'Italia e la Grecia.

Il ruolo centrale dell'Italia nel Mediterraneo è la sua condanna da un certo punto di vista, ma anche la sua grande opportunità per avere un peso nel contesto internazionale. Un ruolo che spesso per colpa sua non è riuscita ad avere e in qualche caso per colpa di altri e per delle politiche miopi, come nel caso della Libia o del Medioriente in generale.

—  Il 2017 secondo lei sarà la volta buona perché l'Italia riveda i propri rapporti con la Russia e insista per l'annullamento delle sanzioni? Ritorni ad avere quindi quel ruolo geopolitico di ponte con Mosca?

—  Certamente in virtù della novità Trump, l'Italia si candida al ruolo di ponte, che in passato ha spesso esercitato. Ripeto, conterà molto la stabilità del quadro politico interno. Se il governo sarà percepito come un governo a termine, il cosiddetto governo di scopo, il suo peso specifico internazionale sarà inferiore. Se il governo dimostrerà di poter durare invece, potrà fare di più.

Per quanto riguarda nello specifico i rapporti con la Russia, il governo italiano anche all'epoca di Matteo Renzi ha sempre fatto capire la propria insoddisfazione rispetto la politica delle sanzioni, che costano molto all'Italia e producono pochi effetti dal punto di vista delle reazioni della Russia, che ha proseguito imperterrita sulla propria strada. Detto questo, si è anche visto che l'Italia non ha il peso specifico in Europa sufficiente per far passare una propria linea politica e solo ultimamente il governo Renzi, astenendosi sull'approvazione del bilancio ha fatto capire di voler prendere misure un po'più importanti. In altre parole ha fatto intendere di poter avere reazioni più decise, che sono poi reazioni che hanno tutti i Paesi europei quando si tratta di difendere i propri interessi.

— Nel 2017 potremo vedere una svolta?

— Vedremo, credo che sul governo Gentiloni peserà moltissimo, come dicevo, l'incognita della situazione interna. Altrimenti credo che Gentiloni sia una persona che ha dimostrato in qualità di Ministro degli Esteri di avere delle intuizioni e probabilmente da questo punto di vista potrebbe anche sorprenderci.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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